Il welfare territoriale

Il welfare territoriale durante l’emergenza sociale-sanitaria della pandemia ha mostrato di supportare in maniera adeguata le situazioni di fragilità e precarietà del sistema.

In base a queste considerazioni è chiaro che sia necessario una riforma che assegni al welfare locale il ruolo non di semplice riparatore delle fragilità istituzionali ma di promotore del bene comune. Infatti il welfare che ha mostrato capacità di intervenire e sostenere le situazioni più disparate ha bisogno di essere svincolato dalla burocrazia e dai problemi di organizzazione delle spese.

Purtroppo il PNRR non sembra dare adeguata importanza a questo infatti le sole risorse non sono sufficienti per uscire da un atavica stagnazione in cui si ricadrebbe dopo avere esaurito le risorse stesse. In questa ottica va cambiato il rapporto tra Pubblica amministrazione e terzo settore.

La Pubblica ammininistrazione deve avere un ruolo reattivo e agevolare e promuovere gli investimenti del privato. Una strada percorribile è l’adozione di nuovi schemi contrattuali outcome-based tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore.

Gli outcome -based sono contratti mediante i quali la Pubblica Amministrazione smette di comprare prodotti e prestazioni ed inizia a comprare “risultati” preventivamente condivisi tra le parti contraenti e puntualmente identificati e misurati attraverso indicatori di performance, e gli operatori economici smettono di assumere obbligazioni di mezzi ed iniziano ad assumere obbligazioni di risultato.

Oltre questi contratti per “rivoluzionare” costruttivamente il rapporto tra pubblico e privato vanno potenziati e ben usati professionalmente gli strumenti della co progettazione e della amministrazione condivisa per avere un terzo settore che non si limiti a “tappare i buchi” ma sia vero tutore e difensore della comunità individuandone i bisogni e dando le consone soluzioni.

Antonella Cirese