Addio al cacciatore di fossili e ambientalista Richard Leakey

Il 2 dicembre il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha annunciato la morte di Richard Leakey, paleoantropologo e cacciatore di fossili keniota le cui scoperte di antichi teschi e scheletri umani hanno contribuito a cementare il posto dell’Africa come culla dell’umanità. Era conosciuto anche come attivista ambientalista e ha guidato diverse campagne contro il commercio di avorio per salvare la popolazione degli elefanti africani. Aveva 77 anni ed è morto nella sua casa fuori Nairobi.

Il presidente del Kenya ha annunciato la morte in un comunicato.

Per anni Leakey ha ricoperto vari ruoli nel governo, incluso quello di direttore dei Musei nazionali statali del Kenya e per due volte quello di presidente del consiglio di amministrazione del Kenya Wildlife Service.

Leakey era il figlio dei paleontologi Louis e Mary Leakey, il cui lavoro ha contribuito a dimostrare che l’evoluzione umana è iniziata in Africa. 

Era una persona molto coraggiosa, rigorosa e integra, sia che si trattasse di conservazione della fauna selvatica che per la ricerca archeologica e paleoantropologica.

I fossili trovati da Mr Leakey e dalla sua “Hominid Gang”, come lui ed i suoi colleghi sono stati conosciuti, avrebbero cambiato la comprensione del mondo dell’evoluzione umana.

Nel 1984 fece una delle scoperte più celebri, quando ha contribuito a portare alla luce “Turkana Boy”, uno scheletro di un giovane maschio Homo erectus di 1,6 milioni di anni. Altra scoperta importante avvenne nel 1972: un teschio chiamato “1470” che ha esteso la conoscenza mondiale della specie Homo erectus a diversi milioni di anni addietro.

Le scoperte di Leakey lo hanno portato sulla copertina della rivista Time nel 1977; ha anche condotto un programma della BBC del 1981, “The Making of Mankind”, che è anche il titolo di uno dei suoi tanti libri.

Leakey era un ambientalista appassionato e convinto. Nel 1989, ha attirato l’attenzione internazionale quando ha preso posizione contro il commercio illegale di avorio aiutando a bruciare 12 tonnellate di avorio, confiscate a contrabbandieri e bracconieri. Lo stesso gesto è stato poi ripetuto nel 2016.

Ciro Troiano