La Germania spegne tre reattori nucleari

Anno Nuovo vita nuova, così si usa dire; o per lo meno relativamente al nucleare in Germania lo si può dire certamente. Infatti, nella notte di Capodanno, questa Nazione ha scollegato dalla rete elettrica le tre centrali nucleari più obsolete delle sei dislocate sul suo territorio. Sono quelle di Gundremmingen, in Baviera, di Grohnde, nella Bassa Sassonia e Brokdorf, Schleswig-Holstein. Angela Merkel lo aveva promesso dopo il disastro di Fukushima, e così è stato dopo quasi undici anni. Detto, fatto! A quanto pare qui le promesse vengono mantenute. Dopo quel terribile incidente nucleare avvenuto l’11 marzo del 2011, su pressione del movimento antinuclearista, la volontà di denuclearizzare il Paese fu confermata nel patto di governo dei Socialdemocratici, dei Verdi e dei Liberali della Fdp.

  Entro i prossimi dodici mesi verranno chiusi definitivamente anche gli altri tre impianti nucleari tedeschi: Emsland, Necharwestheim e Isar-2. Ci vorrano venti anni per smantellarli tutti, il cosiddetto decommissioning, che significa appunto disattivazione. Inoltre c’è sempre il solito enorme problema dello stoccaggio delle scorie radioattive che resteranno tali per migliaia di anni. La BGE, l’Agenzia Federale tedesca per lo smaltimento dei rifiuti atomici, ha definitivamente chiuso nel 2010 l’ex miniera di sale di Asse, nella Bassa Sassonia, per motivi di sicurezza. Qui erano state stoccate le scorie radioattive della Germania tra il 1967 e il 1978. Un sito inidoneo perché, si è scoperto in seguito, permeabile all’acqua, già purtroppo risultata radioattiva, e dove si sono formate tante crepe nelle pareti. E’ una bomba ecologica in seno alla Nazione più verde d’Europa, che ha progettato un trasferimento delle scorie in un latro sito, un’operazione difficilissia, rischiosa e mai finora tentata; ed è un problema per tutte le scorie radioattive prodotte nel mondo. Non esiste un sito realmente sicuro dove depositarli; nessuno può garantirne la sicurezza assoluta per migliaia di anni. “Il nucleare è un affare economicamente morto”, ha affermato Nikolaus Valerius, direttore tecnico di Rwe Power Nuclear.  

  I costi lievitano negli anni, come pure i tempi di costruzione di una centrale nucleare: mediamente dieci anni, ma possono subire altrettanti anni di ritardo, mentre rimediare ai cambiamenti climatici è urgentissimo. Che senso ha aver fatto rientrare nella Tassonomia Ue verde il nucleare (e il gas), cioè inserirlo nell’elenco dei “meritevoli” dei finanziamenti europei per la transizione ecologica? Le emissioni di  CO2 sono poche, ma visti i tempi per costruirli (mentre la soluzione ai cambiamenti climatici e dunque la transizione ecologica è urgentissima) e tenendo anche conto del costante rischio di funesti incidenti e delle difficoltà nell’individuazione dei siti idonei per depositare le scorie radioattive, come fa il nucleare a meritare l’etichetta verde fino al 2045? Un report della Commissione europea parla di una spesa di 556 miliardi di euro per gestire i rifiuti nucleari che ammontano a 3,5 milioni di metri cubi, sia delle centrali elettronucleari che degli esperimenti scientifici, degli ospedali e delle industrie, e attualmente in Europa le centrali sono 126. La materia prima inoltre, che è l’uranio, non è una fonte rinnovabile per cui i costi sono destinati inevitabilmente a salire. Si fa sicuramente prima ad investire sulle energie rinnovabili e pulite. Questi tipi di impianti hanno tempi di realizzazione abbastanza brevi, costano relativamente poco, non lasciano scorie radioattive e non provocano incidenti catastrofici. Il problema è quello della stabilità della rete. Questa si può ottenere investendo di più nelle rinnovabili, ad esempio nelle centrali termodinamiche a specchi parabolici, che prevedono accumulatori di vapore per funzionare anche nelle ore notturne.

  C’è da dire che pochi Paesi europei si sono opposti all’inserimento del nucleare e del gas nella Tassonomia verde: Austria, Portogallo, Danimarca e Lussemburgo, mentre la Germania all’ultimo istante si è ritirata e ha dichiarato di astenersi. La Francia, con i suoi 56 reattori nucleari, è il Paese che più ha sostenuto la posizione pro nucleare nella Tassonomia verde. Anche perché prevede una spesa di 50 miliardi di euro per manutenere decine di reattori obsoleti costruiti negli anni ’70, e perché dipende per il 70% dell’energia elettrica prodotta dalle sue centrali, e certamente l’aiuto dell’Ue non le dispiace affatto!

Angelo Lo Verme