Quel criminale calpestio…

Non è certo una storia natalizia e adatta al clima di festività di questi giorni, ma anche queste sono cose che succedono. Una ventenne di Kokomo, nell’Indiana, è stata condannata a 30 mesi di carcere per maltrattamento e uccisione di animali tramite la pratica crush fetish, tipo di feticismo che provoca piacere nel vedere calpestare oggetti o animali. Dopo la pena detentiva dovrà scontare anche 5 anni di libertà vigilata. La donna, secondo l’accusa, a partire dal mese di maggio 2020 e continuando almeno fino a luglio 2020, ha iniziato a pubblicare su varie piattaforme Social immagini e video in cui torturava e uccideva cani e gatti mediante schiacciamento, impiccagione, scuoiatura e altri mezzi. Dopo la denuncia di diverse persone che avevano visto in rete tali torture, nel giugno 2020, il dipartimento di polizia di Boise, Idaho, ha aperto un’indagine e ha deferito la questione al Federal Bureau of Investigation. Il 14 luglio 2020, gli agenti speciali dell’FBI, in collaborazione con il dipartimento di polizia di Boise e l’ufficio dello sceriffo dell’Idaho della contea di Ada, hanno eseguito i mandati; nel corso delle perquisizioni l’FBI ha recuperato numerose parti di animali e crani che erano coerenti con le dimensioni di cani e gatti. È stato recuperato e sequestrato anche il telefono cellulare utilizzato per produrre e distribuire i video dello schiacciamento degli animali. Gli agenti hanno anche scoperto tre cani vivi, dodici gatti vivi e diverse lucertole. In seguito a ciò, l’FBI ha stabilito che la ragazza era responsabile di tortura e di uccisione di animali, nonché della pubblicazione dei video, e l’ha arrestata.

Il modus operandi era tipico di situazioni simili: l’imputata otteneva gli animali, almeno in parte, rispondendo agli annunci online di persone che stavano cercando di regalare i loro animali domestici o di darli in adozione.

Ci sono precedenti anche nel nostro Paese. Alcuni anni fa, a seguito delle indagini condotte dal Dipartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria, alle quali anche io collaborai, una donna fu condannata per uccisione di animali perché, come riportava il capo d’imputazione, “con più azioni di un medesimo disegno criminoso, per crudeltà e senza necessità, cagionava la morte di numerosi animali quali conigli, pesci, topi, criceti, pulcini, grilli, lumache, insetti, crostacei ecc. mediante schiacciamento e spappolamento con i piedi secondo i dettami della pratica del crush fetish”.

Nel corso degli interrogatori la donna ebbe a dichiarare: “sia le foto che i vari filmati presenti e quindi visibili sul mio sito ritraggono una parte del mio corpo precisamente i miei piedi, mentre pratico il crash. Nelle foto e nei video vengo ritratta mentre schiaccio vario materiale, dagli oggetti a piccoli crostacei oppure animali, il tutto comprato nei supermercati, in quanto trattasi di merce ad uso alimentare. (…) Ho comprato i pesciolini rossi unitamente a vari insetti utilizzati come cibo da dare ad altri animali; infatti, vendono anche topi bianchi per cibare grossi rettili”.

Anche tenendo in considerazione la diversità dei casi, risulta notevole la differenza di pena con l’analogo crimine commesso negli Stati Uniti: lì 30 mesi di reclusione con successivi 5 anni di libertà vigilata; da noi 4 mesi di reclusione convertiti nella pena pecuniaria di 4440 euro. Non vi è storia. L’assenza di pene adeguate e la consapevolezza di rischiare poco o nulla sono tra i fattori che generano il crimine e la nostra normativa posta alla tutela penale degli animali ha più punti che devono essere rivisti, tra cui l’apparato sanzionatorio. Per questo è auspicabile che si arrivi presto al potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali, oggetto della campagna LAV #CHIMALTRATTAPAGA!

Ciro Troiano