Biodiversità e il suo contrario a fine anno in Puglia

Nel bilancio di previsione per il 2022 il Consiglio regionale pugliese introduce norme per favorire la conservazione della biodiversità elaborando anche una strategia. Ma annacqua le procedure di valutazione di impatto ambientale per interventi turistici e per il repowering di impianti di rinnovabili (con seri dubbi di legittimità costituzionale).

È tempo di strategie ambientali da parte della Regione Puglia. Almeno sulla carta. La legge per la formazione del bilancio di previsione 2022 e del bilancio pluriennale 2022–2024 contiene alcuni articoli che farebbero ben sperare. Ce n’è un articolo rubricato “Strategia regionale per la biodiversità” «finalizzata a rafforzare il ruolo e l’importanza del mantenimento e della protezione degli ecosistemi e della biodiversità naturale nell’attuazione delle politiche regionali». Sarà la Giunta regionale ad adottare il documento tenuto conto dell’analoga strategia UE 2030 e di quella che il Governo nazionale adotterà. Lo stanziamento finanziario è irrisorio, 50mila euro all’anno per il triennio 2022-2024 per la redazione del documento strategico e la sua divulgazione. Pochi soldi ma che costituiscono un punto di partenza cui andranno sommate le risorse rivenienti dalla nuova programmazione dei Fondi Strutturali 2021-2027.

Gravine dell’arco jonico e risorse a prescindere

Un altro articolo riguarda la conservazione della natura e stanzia 100mila euro per il 2022 per la «celere costituzione del Consorzio per la gestione del Parco naturale regionale “Terra delle Gravine”», evidentemente nel convincimento che basti allocare risorse finanziarie per concludere un iter che non è arrivato a buon fine, dopo tanti anni, solo per disaccordi tra le amministrazioni locali. Ancora il Parco regionale della Terra delle Gravine era destinatario di 100mila euro per ciascuno degli anni del triennio 2022-2024 per la tutela e valorizzazione delle sue chiese rupestri. Ma un emendamento ha esteso l’intervento a tutte le chiese rupestri presenti nel territorio regionale incrementando il finanziamento a 400mila euro, un investimento finalizzato alla loro accessibilità e fruibilità previa conservazione e messa in sicurezza. Anche in questo caso non si tratta di risorse ingenti ma possono essere un viatico per ulteriori finanziamenti a carico in attuazione della programmazione comunitaria 2021-2027. Quel che andrebbe verificata e valutata, però, è l’efficacia degli ingenti investimenti ripetutamente indirizzati all’area delle gravine dell’arco jonico nelle scorse programmazioni dei Fondi Strutturali con finalità di sviluppo turistico dello splendido patrimonio rupestre.

Deroghe e dubbi (di legittimità)

Altre due norme, introdotte con emendamenti in Aula, fanno riflettere. Il primo, a firma del gruppo della Lega Puglia, introduce una fattispecie di intervento escluso dalla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA). Si tratta di progetti a destinazione turistica realizzati mediante il recupero/ristrutturazione edilizia di manufatti già esistenti e che non comportino nuova realizzazione. Gli uffici competenti hanno espresso parere favorevole all’emendamento ma i dubbi di legittimità sussistono in merito alla possibilità che una Regione possa integrare gli elenchi dei progetti esclusi dalla VIA, competenza che dovrebbe essere esclusiva dello Stato. Analogamente in bilico di legittimità sembra essere un altro emendamento proposto dall’assessore allo Sviluppo economico, Delli Noci, con «lo scopo di sostenere il repowering senza il bisogno di presentare Via, vale a dire sostenere l’esecuzione di interventi pubblici e privati di produzione di energia da fonte rinnovabile che attengono alle modifiche funzionali di ammodernamento degli impianti esistenti, con un duplice vantaggio: da una parte aumentare la potenza complessivamente installata, dall’altra migliorare i rendimenti energetici senza consumare nuovo suolo». Vale la pena ricordare che una norma regionale pugliese analoga è stata già bocciata dalla Corte costituzionale. Si trattava di una disposizione contenuta nella legge regionale n. 34/2019 e la Consulta la cassò con la sentenza n. 258/2020 affermando che «la ricerca del punto di equilibrio tra l’esigenza di semplificare le procedure per esercitare impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili e la tutela dell’ambiente in cui essi si trovano è un compito dello Stato». Bisogna verificare se la norma approvata dal Consiglio regionale pugliese sia conforme alla legislazione statale pure fortemente modificata in questi ultimi tempi in senso pro rinnovabili comunque, dovunque e senza discutere.

(www.fabiomodesti.it)