Scorie radioattive

A proposito del redivivo dibattito sul nucleare quale presunta soluzione per la riduzione del 50 % delle emissioni di CO2 entro il 2030, Milena Gabanelli nel suo Dataroom del lunedì sera ha ricordato come stanno le cose riguardo allo smaltimento delle scorie radioattive in Italia. Problema di non secondaria importanza, che surrettiziamente viene taciuto dai sostenitori del nucleare di quarta generazione come gli SMR, i piccoli reattori modulari, tema già affrontato in un precedente articolo qui su ZF. Nel 1987, in seguito a un referendum popolare, l’Italia chiudeva le centrali elettronucleari di Caorso (Emilia Romagna), Trino Vercellese (Piemonte) e Latina (Lazio); quella sul fiume Garigliano (località Sessa Aurunca, Campania) era già stata disattivata nel 1982 a causa dei costi eccessivi di manutenzione in rapporto ai pochi anni restanti di attività: infatti era stata attivata nel 1963.

  Nel 1999 viene fondata la Società di Stato “Sogin” per chiudere il ciclo delle predette centrali elettronucleari. I decreti Bersani del 2001 e Marzano del 2004 definiscono i tempi di smantellamento e la relativa tabella di marcia. Sogin entro il 2014 doveva mettere in sicurezza i rifiuti nucleari delle quattro centrali ed entro il 2019 doveva smantellarle. Ad oggi, dicembre 2021, è stato realizzato appena il 30 % dei lavori e la previsione del loro completamento è slittata al 2036. Inoltre, i costi previsti, che erano di 3,7 miliardi di euro, sono lievitati a quasi 8 miliardi, di cui 2,2 per gli stipendi del personale (lievitato da 650 a 1.100 unità), per le auto di alta gamma, vari benefit e i bonus ai dirigenti, nonostante i ritardi e ottenuti grazie allo stratagemma di ridurre alla fine dell’anno il volume dei lavori da eseguire l’anno successivo, in modo da potere raggiungere agevolmente il budget. Tutti costi caricati nella voce “oneri di sistema” della bolletta elettrica che paghiamo noi utenti. Il solito carrozzone all’italiana.

  Nel 2000 è partita la campagna di ricerca del sito nazionale su cui depositare le scorie e i rifiuti radioattivi, ma ad oggi non lo si è trovato, giacché i 12 siti individuati come luoghi adatti tra le provincie di Alessandria, Torino e Viterbo, devono essere sottoposti a consultazione pubblica per raggiungere un accordo sull’indennizzo, ma Sogin, ad oggi, non ha iniziato nessuna consultazione. Quando il sito verrà individuato, ci vorranno quattro anni per realizzare lo speciale deposito di scorie e quasi un miliardo di spesa, che, dato l’iter generale, chissà quando verrà concluso e di quanto lieviteranno i costi! Intanto, i rifiuti mandati nel Regno Unito e in Francia per il condizionamento (trattamento chimico e fisico che li converte in forma solida, stabile e duratura, per essere manipolati, trasportati in speciali contenitori e infine smaltiti sui siti adatti) stanno tornando indietro, e non avendo ancora individuato il sito di stoccaggio, ci costerà 50 milioni di euro l’anno per mantenerli stoccati fuori. Se tutto questo è il presunto conveniente nucleare, da comune mortale penso che sia meglio farne a meno per tutta una seria di motivi, non ultima la sicurezza, la salute e la vita dei cittadini.

  Per prevedere i costi di produzione dell’elettricità in base alla fonte energetica vi sono tante variabili da considerare. Spese di costruzione dell’impianto, le spese di manutenzione, il costo della materia prima usata e l’aspettativa di vita dello stesso impianto. Come abbiamo visto, nel caso delle centrali elettronucleari si devono considerare anche i costi considerevoli dello smaltimento delle scorie e il costo dell’uranio in aumento essendo una fonte non rinnovabile, le cui previsioni sono altamente variabili ed esposte ad aumenti e non certo a diminuzioni. Per le energie rinnovabili prodotte dal sole, dal vento e da altre energie direttamente disponibili, siamo invece certi che non subiranno mai aumenti e nemmeno c’è da smaltire alcunché di costoso e pericoloso. Secondo uno studio sui costi unitari delle varie energie, un kWh di energia elettrica con il fotovoltaico costa 3,7 centesimi di dollaro, l’eolico 4, il carbone 11,2 e il nucleare 16,3. Altri studi confutano questi dati e dicono che è meno costoso il nucleare.  Anche nella efficiente Finlandia però, ad Helsinki, l’OL3, cioè il terzo reattore di terza generazione della centrale di Olkiluoto, la più potente d’Europa, avviato nella notte del 21 dicembre scorso, ha subito ritardi e aumenti di costi considerevoli. Dai 3,2 miliardi di euro preventivati è costato alla fine 8,5 miliardi ed è stato completato con 12 anni di ritardo. Quindi… Voi che ne pensate?

Angelo Lo Verme