Il cinema svedese

Nulla più e meglio del cinema può rappresentare la grandezza e la caduta del modello di vita privata svedese, il crollo vero della way of life di quel Paese scandinavo.  

Ingmar Bergman, con il fulgore delle dive di prima grandezza della sua epoca (Ingrid Bergmann, Liv Ulmann, in realtà norvegese ma legata a lui da un lungo sodalizio) e con i suoi memorabili film (Il posto delle fragole, Fanny e Alexander, Il settimo sigillo, Scene da un matrimonio) costituisce la prosecuzione di un  mito del cinema svedese avviato da  Greta Garbo, star hollywoodiana di prima grandezza. 

Era l’epoca della Svezia che cominciava a essere guardata con ammirazione e da un pizzico d’invidia da tutti i Paesi europei (e non solo), sorpresi dalla bellezza delle donne e dai modi civili e sicuri del vivere scandinavo.

Oggi penso che la Svezia (e ciò, anche secondo il parere di osservatori politici non inclusi nel libro-paga delle  pochissime famiglie ricche di quel Paese) covava, già allora,  in sé un male oscuro, lo stesso che aveva stravolto la vita dei vicini russi e dei tedeschi (questi ultimi, della loro stessa razza ariana,  temuti e rispettati): l’idealismo filosofico post-hegeliano.

Per il suo governo, il Paese era stato, sotterraneamente, affidato dai pochi ricchi egemoni, padroni dell’intero sistema industriale e di informazione e formazione politica, alla gestione dei socialdemocratici (che, con brevi parentesi, sono al potere da circa un secolo).

Il mito della Svezia come modello di democrazia e di libertà (invidiato dagli Europei e non solo da essi) è crollato di recente; travolto da una storia sconcertante, imperniata sull’affaire  Myrdalche è stato tenuto segreto e conosciuto solo da pochi “addetti ai lavori” per molti anni. 

Solo dopo decenni è  stato svelato dalla stampa britannica. Un giornale inglese ha calcolato che fino al 1976 ben sessantaduemila giovani donne svedesi sono state sterilizzate, perché considerate facilmente disponibili per rapporti sessuali anche plurimi e promiscui. In buona sostanza, nella  Svezia, portata ad esempio, come modello,  dalle liberal-democrazie occidentali, vigeva una sorta di nascosta tirannide che applicava nel Paese le regole volute da Hitler per la conservazione della purezza ariana. E ciò, con lo scopo dichiarato di “bonificare” la popolazione dagli elementi “biologicamente tarati”, da considerare “superflui” perché inosservanti delle regole di “buona cittadinanza” e “dell’etica luterana e puritana”; attraverso, soprattutto, la sterilizzazione delle donne vista anche come risposta alla “rivoluzione sessuale” che si andava manifestando prepotentemente nel Paese.

Nessuno, però, diceva  alle ragazze che durante l’operazione per l’aborto,  erano state rese “sterili” per sempre.

Oggi, sotto il punto di vista della consapevolezza della polvere che per anni è stata buttata sotto il tappeto, le cose in Svezia sono cambiate

La regista, sceneggiatrice e attrice (ha la parte di Fia, la moglie libera e spregiudicata del protagonista maschile), Tuva Magnusson, in una deliziosa commedia Fyra ar till (in italiano: Quattro anni ancora), programmata da Netflix, ci disegna, con mano leggera e in maniera felicemente irridente, il fenomeno dell’irruzione  soft e gentile degli omosessuali nella vita politica svedese. 

Il film si raccomanda, oltre che per l’amenità delle situazioni descritte e  per le gag divertenti, per il dialogo lieve, arguto e intelligente.

Il film è la risposta femminile ai luoghi comuni più vieti del perbenismo occidentale e lascia sperare che in futuro, la Svezia, con donne così lucide, presenti e coraggiose, possa liberarsi in maniera definitiva dal puritanesimo, tanto ipocrita quanto deleterio.

Più difficile sarà liberarsi dalla piaga socialdemocratica, non solo per la protezione delle “grandi famiglie” ma anche per l’alta percentuale degli immigrati che vivono nei suoi confini.

Avvalendosi della “propaganda” di un sistema mass-mediatico fedelmente amico, perché in mano dei “mandanti” ricchi, i socialisti svedesi hanno favorito  immigrazioni a gogò e concesso a tutti gli “scansafatiche” del Paese redditi di varia denominazione. Gli svedesi sono diventati “poveri” ma con l’elemosina di Stato e accontentandosi di poco riescono a sopravvivere, spesso come “studenti” e “apprendisti” a vita. Gli immigrati alimentano il servizio previdenziale ma anche la “malavita” multi-etnica.

Il “paradiso” svedese, descritto da quei giornalisti prezzolati  e ritenuto tale dai  creduloni degli anni passati è stato trasformato in un “inferno” che gli autori più coraggiosi dei  serial svedesi più attuali descrivono in modo particolarmente efficace.

Se i fratelli Coen dicono che l’America “non è un Paese per vecchi”, si può dire che oramai la Svezia “non è più un Paese per bianchi”. 

Paradossalmente, i vecchi “difensori della razza ariana” hanno dato la loro terra in uso e comodato gratuito  a immigrati di varia provenienza e saranno essi  costretti a emigrare (e per sentirsi sicuri  dovranno andare in quei Paesi  che costruiscono muri e frontiere con filo spinato).

Califat”, un serial Netflix di Wihelm Bernham, mostra con la necessaria crudezza e senza veli ciò che l’immigrazione islamica ha prodotto nella civilissima e ordinatissima Svezia, rendendola una terra irriconoscibile,  in preda a un’endemica violenza. 

Per evitare quel rischio di stravolgimento, di corruzione diffusa e pervasiva, agli Svedesi bastava che i loro Governanti si rendessero conto della gravità del problema. 

E invece, al potere in quella Nazione c’è stata una sinistra cinica voluta al potere, per infiniti decenni, dal sistema d’informazione in mano delle banche e di pochi gruppi familiari detentori dell’intero sistema industriale del Paese. 

L’immigrazione ha consentito a quei super-ricchi di assicurare l’erogazione di contributi al sistema previdenziale e assistenziale e agli svedesi di esercitare la loro (originariamente scarsa ma ora accresciuta) furbizia nell’individuare sistemi quasi truffaldini per accaparrarsi redditi e bonus di vario tipo.

L’universalismo demagogico e pauperistico dei socialdemocratici ha tratto vantaggio  dell’incapacità di pensare e riflettere di un popolo da oltre un secolo vittima dell’irrazionalismo religioso dei luterani e da quello politico dei gauchiste.  

V’è chi sostiene che la Svezia sia l’unico Paese di “socialismo reale” sopravvissuto al crollo dell’impero Sovietico!  Probabilmente è vero; ma non è tutto: è il Paese europeo con il più alto numero di immigrati. E la cosiddetta, strombazzata “integrazione” di popolazioni con usi e costumi millenari diversi è una delle più ricorrenti “bufale” del mondo contemporaneo; da molti sostenuta nella consapevolezza cinica e spregiudicata della sua falsità.

Ogni immissione, in qualsiasi latitudine,  di gente estranea alla collettività che è “invasa”,  fa strame di ogni ragionevole speranza di convivenza civile corretta e ordinata. E ciò tanto più se gli immigrati sono portatori di altri irrazionalismi fideistici e/o fanatici che in un Paese come la Svezia si aggiungono a quelli “indigeni” (luteranesimo e marxismo).

Ovviamente, la fiction televisiva seriale o il cinema nelle sale si occupa dei temi più eclatanti e impressivi  dello stravolgimento esistenziale svedese: descrive gli stupri e le violenze nelle strade cittadine e i delitti ricorrenti all’interno delle stesse famiglie mussulmane (soprattutto quelle pakistane) dove persistono costumi di vita barbarici e violenti, soprattutto nei confronti delle donne.  Non si sofferma sul malcontento diffuso in una popolazione che è passata nel giro di pochi decenni dall’essere invidiata a compatita.

Eppure, in quella parte di  Europa, forme di libertà erano, già, faticosamente sopravvissute in qualche modo al “tornado” religioso mesopotamico  delle componenti ebraiche e cristiano-protestanti.L’ingresso del terzo fideismo mediorientale ha avuto effetti ancora più tragici e, con buona probabilità, definitivi nella sua forza distruttiva.

In Snabba cash (tradotto in inglese: easy money), altro prodotto in streaming di Netflix,  il regista, Jensper Ganslandt, racconta che la gente assiste a scene di violenza urbana, a scontri feroci tra bande di malfattori alla ricerca di denaro facile, a vere e proprie dimostrazioni di impotenza delle forze dell’ordine nel tentativo (che si rivela impossibile) di arginare la delinquenza e lo spaccio della droga, al coinvolgimento spregiudicato e cinico dei minorenni  nelle attività criminali, alla convergenza nel malaffare di tutti i ceti e di tutte le razze ed etnie e giudica positivo o negativo ciò che vede in relazione all’intensità della scarica di adrenalina che la visione riesce a procurarle.

Storie come quelle raccontate in  Snabba cash dovrebbero indurre a qualche riflessione anche gli altri abitanti della parte occidentale della Terra.

Quella che che fu la patria del “meraviglioso antico leopardiano”: il mondo greco romano, intriso di razionalismo confortato dall’empirismo, monistico e concreto, è oggi in preda a irrazionalismi di duplice natura, religiosa e politica, che per il lungo tempo trascorso, hanno annullato ogni residua facoltà di raziocinio. La gente ama “credere” anzi che “pensare”. E quel che è peggio: molti di quei “creduloni” soddisfatti,  si ritengono “intellettuali” se non “luminari”. Venerano “maestri” che non sono stati diversi da loro e che hanno avuto il “merito” di non mettere in evidenza la loro fedeltà acritica a precedenti “maestri”.

Stoccolma che aveva rappresentato agli occhi delle generazioni passate un modello di civiltà occidentale difficilmente eguagliabile diventa irriconoscibile nelle scene di Snabba Cash.

I giovani che l’avevano visitata negli anni Sessanta  favoleggiavano di chiavi lasciate nella serratura per mancanza di ladri o appese al collo dei bambini nel cortile di casa, di strade pulite e di traffico ordinato e tranquillo, di gentilezza di modi nei rapporti umani e sociali, di cinematografia di eccellenza per la presenza di registi e di interpreti eccezionali e di altro ancora.

Oggi, il degrado cittadino rimanda più a città del terzo che non del primo o secondo mondo, la criminalità organizzata è di etnie variegate e multicolori: slave, nordafricane, arabo-mesopotamiche, orientali e via dicendo, le sparatorie all’interno dell’abitato sono all’ordine del giorno e mietono vittime anche tra i frastornati svedesi che appaiono come comparse in un territorio che non è più il loro.

Naturalmente, comincia a far capolino la consapevolezza (a livello di pochi intellettuali, soprattutto operanti nel cinema: quelli letterari scrivono thriller di successo) che a determinare il marasma attuale sia stata l’immigrazione più selvaggia conosciuta da un Paese del vecchio continente 

A volerla sono stati i governi socialdemocratici e i cristiani luterani, entrambi  in combutta con gli interessi dei pochi ma straricchi proprietari di fabbriche del Paese (con lavoro pesante, non amato dagli svedesi, primi beneficiari al mondo di redditi e sussidi per starsene in panciolle e lasciar lavorare gli immigrati).

Nessuno ancora dice e denuncia apertamente tali responsabilità politiche, religiose e affaristiche.

D’altra parte la stessa coraggiosa ed esplicita indicazione delle cause del malessere occidentale, manifestatosi, storicamente, con una sequela di guerre, genocidi, stermini millenari servirebbe a ben poco per  dare lumi e far capire a chi rifiuta ogni  ulteriore approfondimento di pensiero; perché non vi è più abituato dopo venti secoli di accettazione dell’irrazionalismo più cieco, religioso e politico.

Il “meraviglioso antico greco romano”, compatto nella sua avversione e difesa dai “barbari” intuiva i disastri che avrebbe portato con sé la nuova era giudaico-cristiana, disseminando conflitti interni allo stesso Occidente e di assassini perpetrati inneggiando a Dio e all’Amore per il prossimo.

Probabilmente si poteva prevedere che il passaggio dalla concretezza dell’individualismo (che poneva l’uomo al centro delle sue stesse attenzioni e cure) all’astrattezza dell’universalismo che lo riduceva al rango di un insignificante pedina nel gioco dell’Amore o dell’Idea vagante nel Cosmo sarebbe stato quello il momento dell’obnubilamento della mente e della ragione.

Se la filosofia era nata per dare conforto all’individuo non poteva trasformarsi incongruamente in un disegno fantasioso di scenari universali irrealizzabili che avrebbero portato solo a morti e a stermini colossali.

Snabba cash non dice tutto ciò ma induce a pensarvi; ovviamente lo fanno solo quelli  che non hanno perso la capacità di riflettere in un mondo di fanatici dell’irrazionale. 

Luigi Mazzella