Ergastolo Ostativo: 30° Vertice Antimafia, tenere dentro i mafiosi e rispettare la costituzione

Sabato scorso si è tenuto a Vallombrosa (FI) il 30° Vertice Antimafia, organizzato dalla Fondazione Antonino Caponnetto e moderato da Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione. Si è trattato di un incontro, riservato e chiuso al pubblico, dedicato essenzialmente alla questione dell’ergastolo ostativo e della normativa antimafia.

Nel corso del Vertice è stata stilata la “Dichiarazione di Vallombrosa”, diretta alla classe politica e sociale del nostro Paese, che rappresenta un contributo, su ergastolo ostativo e normativa antimafia, per migliorare l’attuale normativa “permettendo di tenere dentro i mafiosi rispettando la costituzione”.

Si legge nella “Dichiarazione di Vallombrosa”: «Il Parlamento, ad avviso della Fondazione, deve realmente dare una risposta coerente con la disciplina e le finalità del “doppio binario”. Non sarà semplice, ma l’unità e la convergenza di tutte le forze sane della società deve servire a stimolare una riforma condivisa ed efficace nel chiudere qualunque spazio alla mafia nel segnare un successo a proprio favore.

L’aspetto fondamentale della riforma da predisporre è quello di escludere il possibile venir meno dell’ergastolo ostativo attraverso due condizioni solo apparentemente riscontrabili nel comportamento dei mafiosi in carcere: la dissociazione, appunto, e la cosiddetta buona condotta. Non sono due fattispecie in grado di determinare i presupposti per poter accedere al novero degli istituti premiali perché non incidono sul venir meno del vincolo associativo.

La riforma dell’ergastolo ostativo deve ruotare intorno ad una scelta già ben presente nel sistema del “doppio binario”: l’inversione dell’onere della prova, in questo caso del vincolo dell’appartenenza all’organizzazione mafiosa. Spetta ai boss, infatti, dimostrare nella fattualità il venir meno di questo vincolo. Gli indici di questa rottura devono essere ben individuati dal legislatore per poter escludere con certezza l’attualità dei collegamenti, nonché il pericolo di ripristino dei legami diretti o indiretti con la propria organizzazione di appartenenza. Nello stesso tempo, deve essere certa e verificabile la non disponibilità dell’accesso al patrimonio accumulato attraverso le attività criminali».

«Il vincolo associativo nelle organizzazioni mafiose è totalizzante – continua la Dichiarazione. – È noto che si può uscire da questa appartenenza solo in caso di morte del boss, oppure attraverso una sua destituzione o, ancora, attraverso la scelta di collaborare con lo Stato, che rimane un tormento e un punto di debolezza del pensare e dell’agire mafioso. Insomma, gli associati mafiosi non possono liberamente rompere il vincolo mafioso, neanche quando trascorrono lunghe detenzioni, compreso l’ergastolo. (…) Adesso il compito a cui si è chiamati è quello di predisporre comunque una riforma capace di mantenere ferma la scelta di fondo del “doppio binario” ed evitare che si possa tornare indietro, a periodi bui della presenza delle mafie nei territori, nell’economia, nelle istituzioni».

In occasione del 30° Vertice antimafia sono stati consegnati i premi “Omcom sbirro” a Leonardo Maranzano e a Paola Di Bella, per il loro impegno quotidiano contro il crimine organizzato, ed il premio “Omcom informazione” a Stefania Valbonesi per il “suo impegno ventennale a coprire le notizie anche scomode in modo puntuale”.

Ciro Troiano