Dove andremo con questa pandemia?

Ogni sera, in tv, non si fa altro che parlare di vaccino, green pass, restrizioni.
I talk show, in ogni canale, sono inguardabili perché lì si fomentano scontri verbali fra opposte fazioni, personalizzazioni indecenti, accuse reciproche: in sostanza, manca il minimo comun denominatore di interazione civile.
Discriminazione, irrisione, sarcasmo, interruzioni, sono la regola; nessuno ascolta, tutti si parlano addosso in una sorta di cacofonia multi-fonica.
La confusione è massima: il pubblico non capisce nulla e tutti rimangono della loro idea, preconcetta.

Ma questo spettacolo indecoroso, praticato dai soliti noti, con la partecipazione di personaggi abusati, ripetitivi, che non hanno più nulla da dire. Ma stanno sempre lì, continuamente riproposti dalle ostinate regie giornalistiche; stante che il problema non si risolve, tutto questo serve veramente al Paese?
Ormai è certo che questo andazzo sia volutamente progettato.
Sembra che si voglia fomentare la guerra (perché di guerra si tratta) fra Si-Vax e No-Vax, fra Si-Greeenpass e No-GreenPass. Infatti, anche al di fuori delle serate televisive, sottili odii e disapprovazioni, amicizie infrante sono elementi di quotidianità.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza, con serenità e razionalità, senza pretendere di essere esperti pandemici o virologi o giuristi o, non sappiamo che altro; solo semplici cittadini. Deliberatamene sorvoliamo, per chiarezza d’esposizione, su leggende metropolitane e ignoriamo tesi dispersive come il Nuovo Ordine Mondiale, il metallo nel vaccino, la decimazione della popolazione mondiale etc.
Vogliamo tentare di capire se gli interventi scelti e adottati dalla politica sono adeguati.
Cosa dice l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per bocca del suo direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus? Dice: “questi vaccini non evitano il contagio e non ci consentiranno di porre fine alla pandemia”.
Come mai parla così? Ecco perché: “Covid-19 è in aumento nei Paesi dell’Europa orientale con tassi di vaccinazione più bassi, ma anche in Paesi dell’Europa occidentale con alcuni dei tassi di vaccinazione più alti al mondo“. 

Quindi, lasciando da parte i numeri che annoiano il popolo, si deve dedurre che il vaccino debba essere strettamente accompagnato dalle vecchie e dimenticate misure come il corretto uso di adeguate mascherine, la attenzione al distanziamento fisico, la prevenzione dell’affollamento, il miglioramento della ventilazione, il continuo lavarsi le mani.
Rimane, in sostanza, il vecchio tran-tran: evitare accuratamente il propagarsi del virus, a tipica trasmissione aerea, adottando misure adatte a questo scopo.
Ecco il nodo: il vaccino NON è la soluzione definitiva alla pandemia; è solo un ulteriore tassello, insieme agli altri citati, forse più importanti, per contrastare la trasmissione del virus.
Il problema vero è che tanti pensano che, una volta assunto il vaccino, si possano ignorare tutti gli altri fattori di precauzione.
E così non è: ogni fattore precauzionale deve essere osservato, dice Ghebreyesus.

Ma allora? A che serve il vaccino? La risposta appare scontata: “I vaccini riducono il rischio di ospedalizzazione, di malattie gravi e di morte”.
La Politica ha consapevolezza che indurre il concetto mediatico che il vaccino sia la panacea globale e definitiva per “terminare” la questione pandemica sia un gravissimo errore di comunicazione sociale? Visto che, poi, il concetto è impreciso e quindi fallace? Bisognerebbe dire le cose chiaramente.
Gli effetti di tale erronea comunicazione sono sotto gli occhi di tutti.
Tuttavia, si insiste nel sostenere che bisogna vaccinare chiunque; anche i bimbi e, si fa per dire, gli animali domestici.

Certo che “bloccare tutto” e “sparare sui cattivi” è molto facile da fare, e soddisfa anche quel senso di dittatura che ognuno alberga in sé; ben più difficile è progettare un sistema equilibrato di iniziative.
Oggi non si può più declinare il disastro pandemico con la solita tecnica della ricerca dell’alibi “nessuno poteva sapere”; “non è mai capitato”.
Tutti sono capaci di gestire la normalità. In politica, però, le capacità di governo si rivelano quando ci sono le a-normalità.
Se un amministratore non ha attitudini a prevedere e fronteggiare emergenze e fluttuazioni è meglio che se ne stia a casa; amministrando fa più danno che bene.

La pandemia ha caratteristiche, per definizione, di “universalità”.
Quindi, non ha senso adottare soluzioni “territoriali”. È un concetto difficile da capire?
Non ha alcun senso che, nei Paesi “evoluti”, si arrivi ad altissime percentuali di vaccinati e si propongano dosi booster, a gogò, o si imponga la vaccinazione di massa; mentre in altri Paesi, come ad esempio quelli sottosviluppati, non si possa procedere alle vaccinazioni, nemmeno della prima dose, per mancanza di fondi.
Basta un infetto, nel globo, per ricominciare tutto daccapo.
Quante ondate dovremo ancora sopportare?
Se, dopo due anni, ci ritroviamo nella condizione di assumere iniziative drastiche di restrizioni e lock down, vuol dire che qualcosa non ha funzionato nelle soluzioni politiche fin qui adottate. Ciò potrebbe essere l’effetto della confusione e dell’equivoco “scaricabarile” di cosa sia prevalente fra la Politica e la Scienza. Equivoco ipocrita perché, concretamente, dovrebbe essere in discussione NON il primato sociopolitico fra Politica e Scienza, ma quello fra uomini che patricano politica, (che di solito dovrebbero guardare la società) e uomini che praticano scienza, che di solito dovrebbero guardare il laboratorio mentre invece sono proiettati continuamente sul piccolo schermo.  

Qui, infatti, si pone un problema culturale.
La Scienza Medica non è una Scienza esatta come la Matematica; essa lavora con un grande “margine d’errore” perché sconta del fatto che non si conosce nel dettaglio come funzioni veramente l’organismo umano.
Per di più la Scienza Medica nulla sa di tutti gli altri fattori tipici che caratterizzano l’Economia Reale & la Società Civile.
Pertanto, la Politica non può abdicare a favore della Scienza Medica.
Oggi, invece, avviene il contrario: si lascia che il virologo disponga della politica mentre questa si acquatta de-responsabilizzandosi.  
Inoltre, appare ovvio che il popolo vuole “certezze”, ma quelle politiche, non quelle scientifiche che, nel caso specifico, non sono “esatte”.
Questo è un punto fondamentale per un governo: la comunicazione deve essere univoca, chiara, trasparente, diretta e precisa, senza commenti trasversali, tranquillizzabile. Tutto il contrario di quanto accaduto in Italia durante il governo Conte e l’attuale governo.
Si spiegano così i distinguo e le perplessità di un popolo pur già avvezzo a “vaccinazioni di massa”.
Uno studio inglese, pubblicato recentemente su Nature, conferma, ovviamente su base statistica (e quindi probabilistica), che “il rischio di esiti gravi da SARS-CoV-2 per le persone di età inferiore ai 18 anni rimane estremamente basso; il 99,995% dei minorenni contagiati guarisce dall’infezione”. Quasi il 100%.
Quindi, combinando quanto sostenuto da Ghebreyesus e le tesi dello studio inglese, non ha alcun senso far pressioni sulla società civile, a livello territoriale, alimentando conflitti e discriminazioni, anche usando l’arma del terrore, per vaccinare tutti. È opportuno, invece, che si acceleri il processo di vaccinazione a livello globale (per chi vuole) almeno per la prima dose; allo stesso tempo martellare l’opinione pubblica nel non dimenticare le misure di precauzione.
Chi è decisamente No-Vax, assumendo che abbia la libertà di non vaccinarsi, deve rispettare pedissequamente tutti i criteri, già ampiamente noti, per ostacolare la diffusione del virus.
Appare ovvio che un controllo specifico debba essere effettuato per i soggetti che accusano stati di “co-morbilità” perché soggetti a più alto rischio rispetto alla popolazione in stato sanitario soddisfacente. Fine modulo
Una politica di restrizioni generalizzate e di imposizione vaccinale a tutti ha, come effetto “pandemico” uno stato diffuso di disagio da “lotta civile” che non fa bene alla società civile.

Antonio Vox – Sistema Paese – Economia Reale & Società Civile