La strana filosofia del “Chi non ha tempo aspetti tempo”

Si dice saggiamente che “Chi ha tempo non aspetti tempo”. A quanto pare però questa massima viene capovolta dai decisori delle sorti del clima e quindi dell’umanità. Non abbiamo più molto tempo, però aspettiamo ancora, ancora e ancora per correggere la rotta che ci sta conducendo verso l’abisso della catastrofe climatica.

Il filosofo latino Seneca in “La brevità della vita”, dialogando appunto circa l’opinione comune della brevità della vita, sosteneva invece che “non è che abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto”. La stessa cosa si può dire a proposito dei possibili rimedi per rallentare, o ancor meglio arrestare i repentini cambiamenti climatici in atto. Il tempo ci sarebbe stato, e ancora ce ne sarebbe, anche se sempre di meno, per evitare le catastrofi ambientali già da decenni annunciate e di cui purtroppo abbiamo avuto e abbiamo già più che qualche avvisaglia.

Da quasi trent’anni l’ONU riunisce quasi tutte le Nazioni nei vertici globali chiamati COP, cioè “Conferenza delle Parti”, per discutere di clima. Già a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre del 2015 si svolse la Cop21, cioè la ventunesima e a Glasgow quest’anno c’è stata la ventiseiesima, la Cop26 appunto fra 197 Nazioni. Si fa un gran parlare, l’attenzione mediatica è massima, ma alla fine risultati concreti non se ne notano. Dalla Cop21 sono passati sei anni eppure, innegabilmente, il clima mostra di essere sempre più impazzito. Lo sta dimostrando già questo strambo autunno in corso. Ci stiamo abituando ormai alle immagini di questi scuri e spaventosi coni rovesciati che discendono a terra dal cielo sulle nostre città e spazzano tutto quello che incontrano! Eravamo abituati a vederli nei cieli di ben altri Paesi molto lontani. Mai avremmo immaginato che si formassero pure da noi! Questo non può che significare che è stato fatto poco o niente dopo la Cop21 per contenere entro 1,5 gradi l’aumento medio della temperatura globale rispetto all’era preindustriale. Obiettivo prefissato ben sei anni fa! Le previsioni, purtroppo, dicono altro: è molto probabile, continuando di questo passo, che l’aumento sarà di 2,4 gradi.

  A Glasgow tutti le Nazioni hanno messo ancora per iscritto che l’obiettivo è di mantenere l’aumento medio entro 1,5 gradi. Per la prima volta si è discusso di decarbonizzazione, dato che il 70 % dell’energia mondiale è ancora prodotta da questa fonte altamente inquinante; ma l’urgenza climatica presupporrebbe un’uscita dal carbone e non una graduale decarbonizzazione. Si è deciso che entro il 2030 si dovranno tagliare del 45 % le emissioni di CO2 rispetto al 2010, mentre per le zero emissioni si prevede di aspettare il 2050; ma di questo passo gli scienziati dicono che le emissioni piuttosto aumenteranno del 13,7 %. La Cina e l’India fra l’altro hanno spostato questo traguardo al 2060 la prima e al 2070 la seconda. Assurdo! Come se con gli eventi atmosferici si possa trattare e scendere a compromessi.

Ha ragione Greta Tumberg a definire questa ennesima Conferenza e il precedente G20 romano un bla bla bla tra Nazioni. Il presidente della Cop26 Alok Sharma si è dovuto scusare di questo accordo al ribasso, ma dice che comunque è un accordo da proteggere. Insomma, meglio questo che niente sembra voler dire tra le lacrime il presidente.

  Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno opposto la maggiore resistenza riguardo alla costituzione del fondo economico per aiutare i Paesi in via di sviluppo e che hanno ricevuto i maggiori danni ambientali. L’accordo sollecita i Paesi più ricchi a mantenere la promessa fatta da anni, e cioè di erogare una somma di 100 miliardi di dollari l’anno ai Paesi più poveri, promessa mai mantenuta finora, senza peraltro indicare le modalità con cui verrebbe distribuita tale somma. Il segretario generale dell’ONU, il portoghese Antonio Guterres, ha definito l’accordo un compromesso che riflette gli interessi e lo stato della volontà politica del mondo di oggi. Qual è questa volontà? Ovviamente quella di dare la precedenza agli interessi economici. L’inviato speciale degli USA per il clima John Kerry dice che il futuro del pianeta passa per l’idrogeno. L’idrogeno verde si “estrae” dall’acqua attraverso un processo chiamato elettrolisi in speciali celle elettrochimiche alimentate da energie rinnovabili. Vedremo. Intanto è già deciso che la Cop27 si svolgerà il prossimo anno a Sharm el-Sheikh. Possiamo stare tranquilli quindi! Tanto… c’è sempre tempo.

Angelo Lo Verme