Rom e Sinti, una storia da approfondire

Quando si parla di Rom e Sinti italiani difficilmente si pensa a persone che si siano fatte strada nel campo delle arti, dello sport, delle scienze o della politica affermandosi a livello nazionale e internazionale. Alcuni di loro sono noti al grande pubblico, altri lo sono meno, portarli all’attenzione dei gagé (tutti coloro che non sono Rom) significa scalfire gli stereotipi che accompagnano il giudizio su queste comunità che, in alcuni casi, hanno una presenza antichissima sul territorio nazionale. E’ questo uno degli scopi che si prefigge la mostra Rom e Sinti, Storia e Storie da scoprire aperta fino al 21 novembre 2021 presso il Museo Civico di Bari in Strada Sagges. Le opere dell’artista anglo-russa Irina Hale, che vive nella valle d’Itria e le tavole realizzate da Domenico Semisa, studioso di origini lucane, attento alla cultura dei popoli Rom e Sinti, sono volutamente semplici, dirette, illustrative nell’intento di raggiungere soprattutto il pubblico dei più giovani. Alla mostra si accede gratuitamente e nel rispetto delle vigenti norme anti-Covid negli orari: 9 – 13 e 16.30 – 19.30.

La cultura dei Rom, Sinti e Camminanti è antica, ricca e affascinante, quanto poco conosciuta. I Camminanti sono un gruppo nomade e semi-stanziale diffuso prevalentemente in Sicilia. Negli anni gli studi romanologici si sono affinati e Domenico Semisa ha svolto una serie di conferenze sul tema, le ultime al Conservatorio “Nicolò Piccinni” di Bari. “Le lingue parlate da un consistente numero di comunità – secondo Semisa – sarebbero in realtà dialetti di un’unica lingua tramandata dai vari gruppi rom lungo il Grande Viaggio dal nord-est dell’India fino all’Impero bizantino”. In questi dialetti vi è un consistente numero di parole di origine indiana e altre di derivazione farsi, kurda, armena e greca. Quando dai Balcani i nomadi si sparsero in tutta Europa avvennero prestiti dalle lingue nazionali europee. Dopo essere stata per secoli una lingua non scritta, nel ‘900 con la nascita di una élite intellettuale, di una vasta produzione letteraria, l’apertura di stazioni radiofoniche, testate e siti rom si è creata una versione standardizzata del romanès, comprensibile a tutti i gruppi e diffusa fra le giovani generazioni.

L’epopea dei Rom ha ispirato romanzi, poesie e testi teatrali, la Carmen, opera lirica di Georges Bizet, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1875, è la storia di Micaela, la giovane zingara che si invaghisce di don José, sottufficiale dei dragoni. La poderosa filmografia jugoslava ha ottenuto riconoscimenti ai Festival del cinema di Cannes e di Pola nel 1967 con Ho incontrato anche zingari felici, diretto da Aleksandar Petrović. Il protagonista maschile è lo zingaro Bora, interpretato da Bekim Fehmiu, attore jugoslavo di origini kosovare, noto in Italia per aver impersonato Ulisse nello sceneggiato Odissea di Francesco Rossi.  

Le pagine più belle su questo popolo sono state scritte dalla svedese Majgull Axelsson (ed. it. Iperborea, 2016); nel volume Io non mi chiamo Miriam c’è l’identità, la paura, il dolore, l’accettazione del proprio destino di silenzio da parte della protagonista, una giovane zingara, fintasi ebrea durante la sua deportazione e la nuova vita in Scandinavia. Nel romanzo è anche raccontata la rivolta dei Rom che osarono sfidare e addirittura battere le SS nel campo di concentramento di Auschwitz. I nomadi vennero soggetti alle stesse persecuzioni degli altri gruppi odiati dai nazisti, senza però essere ammessi ai risarcimenti dopo il Processo di Norimberga. A Roma, in via degli Zingari, al Rione Monti, c’è una lapide che ricorda il Porrajmos, l’olocausto zingaro. I Rom e i Sinti parteciparono attivamente alla Resistenza costituendo il battaglione “I Leoni di Breda Solini”, formato unicamente da sinti italiani, che fuggiti dal campo di concentramento, operarono nel mantovano.

I Rom sono stati recentemente definiti una “Nazione senza territorio”. Questa minoranza si identifica in una complessa categoria, costituita di un gran numero di comunità anche molto diverse tra loro. Esse condividono lingua, cultura, storia e una tradizione nomade progressivamente abbandonata a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Stefania Pontrandolfo, antropologa presso l’Università di Verona, originaria di Matera, ha studiato la stratificazione dei Rom in Basilicata e in Puglia e in particolare gli insediamenti ormai stanziali di Melfi e di Laterza.

La bandiera di questo popolo è composta da due strisce orizzontali, la superiore azzurra e l’inferiore verde, che figurano il cielo e la terra; al centro campeggia una ruota raggiata rossa, che rappresenta il continuo migrare di “Voi che da secoli siete in marcia, e ancora non avete fissato dove arrivare, dove rimanere!” (San Paolo VI, papa) *

Vincenzo Legrottaglie

  • Bibliografia
  • Stefania PONTRANDOLFO, I Rom dell’Italia meridionale, Edizioni CISU, Roma, 2013;
  • Roberto BERTONE, Un futuro da scrivere, Arti Grafiche Kolbe, Fondi (LT), 2013;
  • People on the move, XLIV July – December 2014, Suppl. n. 121, Città del Vaticano;
  • Majgull AXELSSON, Io non mi chiamo Miriam, Iperborea, Milano, 2016;
  • Fiorenzo TOSO, Le lingue d’Europa, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2006.
  • *Omelia di San Paolo VI, papa, il 26 settembre 1965, al Campo Internazionale degli Zingari a Pomezia.