XXXIV Domenica del Tempo ordinario – Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Siamo a due passi dalla fine dell’anno liturgico, a due passi dall’Avvento. In questa domenica veniamo invitati dalle letture proposte a riflettere sugli ultimi tempi, su ciò che da sempre spaventa e preoccupa l’uomo: la fine del mondo, che in una prospettiva cristiana in realtà altro non è che il compimento dell’opera di salvezza di Dio.

Ci troviamo davanti al tempio di Gerusalemme e con linguaggio apocalittico, a due passi dalla sua morte e risurrezione, Gesù annuncia agli apostoli la distruzione del tempio con toni molto duri: “Non resterà pietra su pietra”. La reazione degli apostoli è segnata da un atteggiamento tipicamente umano: “Quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose stanno per compiersi?”. Da sempre l’uomo con terrore si interroga a tal proposito: la prova sta nei tanti falsi profeti che si sono susseguiti nel corso della storia, che interpretando senza alcun fondamento la Sacra Scrittura, hanno interpretato i segni della storia (guerre, pandemie e altre catastrofi naturali) come segni dell’imminente fine, che di fatto poi non si è verificata.

In realtà, nel testo del Vangelo odierno, come in tutta la Sacra Scrittura, non vi sono “dati nascosti” da decifrare per poter dedurre la data esatta della fine. Sappiamo solo che il mondo ha avuto un inizio e che come ogni cosa un giorno, che non c’è dato conoscere, avrà una fine.

Alla luce di ciò le parole forti che abbiamo ascoltato oggi dalla bocca di Gesù: sole e luna che si spegneranno e stelle che cadranno dal cielo, non vanno interpretate alla lettera, come avveniva nei tempi antichi quando gli stregoni di turno interpretavano eclissi solari e lunari come presagio di disgrazia. Gesù, con questo linguaggio, vuole solo invitarci alla vigilanza, a vegliare, affinché la nostra condotta ci conduca in paradiso. Per fare ciò, ognuno di noi è capace di vigilare e di leggere i segni di un cammino che conduca all’inverno, ovvero ad una vita fredda vissuta senza luce e senza Dio; o all’estate, ovvero ad una vita calda vissuta alla luce e alla presenza di Dio. Ecco, il senso della parabola odierna: “Quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina”. Pertanto, l’unica preoccupazione che noi esseri umani dobbiamo, non è quella di conoscere la data della fine, ma di cercare di comprendere ogni giorno se in realtà siamo generatori di bene, se per la nostra eternità l’estate è vicina. Se vivremo così, come ci ricorda il profeta Daniele nella prima lettura, vivremo con la certezza di risplendere un giorno come le stelle per sempre.

Fra Marco Valletta OFM

Ufficio Comunicazione Provincia di San Michele Arcangelo
dei Frati Minori di Puglia e Molise