Grooming, ecco il sistema utilizzato per adescare in rete bambini e adolescenti

Non fidarti degli sconosciuti. Per i bambini, di almeno un paio di generazioni fa, il segreto per non cadere in trappole pericolose sembrava (quasi) tutto qui. Quante volte lo abbiamo detto ai nostri figli. Ma l’avvento di internet ha cambiato le cose, e le minacce per i giovani e giovanissimi si sono moltiplicate, per numero e modalità, fino a raggiungere livelli preoccupanti negli ultimi anni. Solo nel 2019, oltre 70 milioni di video e immagini che rappresentano materiale pedopornografico sono stati diffusi online, più del doppio rispetto al 2017 e 100.000 volte in più rispetto al 2001.

La National Society for the Prevention of Cruelty to Children del Regno Unito nel 2015 ha scoperto che Twitter e Twitch sono i secondi siti più popolari dopo Snapchat e Facebook per il Grooming, ovvero quelle attività attraverso cui i “pedofili” costruiscono un rapporto di fiducia con le vittime per poi desensibilizzarle a comportamenti abusivi, fino a convincerle a scambiarsi immagini o a incontrarsi offline. Ma la vera piaga resta nel fatto che una grande parte di abusi resta nascosta, e i loro autori impuniti.

Proprio per ribaltare la situazione in America è nata Thorn, un’organizzazione no profit che utilizza la tecnologia per combattere lo sfruttamento sessuale online degli adolescenti e dei bambini. Fondata nel 2009 da Demi Moore e Ashton Kutcher. «La quantità del materiale di abusi sessuali su minori diffusa su internet e la dimensione della popolazione che ne usufruisce è salito alle stelle.

Le forze di polizia sono un passo indietro, ma combattono tenacemente questo squallido mercimonio. Ma sappiate che la colpa dell’orrore è degli adulti. Polizia, Carabinieri e associazioni di volontariato, sono molto attente al problema, ma le campagne di sensibilizzazione sono sempre poche. In Puglia, sono molti a sostenerlo, potrebbero esserci stati casi di bambini oggetto di  “commercio” di organi. Una materia scottante, dura ma reale.

Tuttavia la tecnologia ci viene in aiuto. Sono stati ideati numerosi strumenti tecnologici in grado di bloccare la diffusione della pedopornografia o l’adescamento in rete, una di questi si chiama Spotlight, utilizzato anche in Italia. Spotlight, ha attirato molte attenzioni grazie al suo altissimo tasso di successo, tanto che un agente speciale della Task Force sul traffico di esseri umani organizzata in America lo ha definito “il migliore strumento mai creato nella lotta contro la tratta di esseri umani”.

Spotlight, infatti, aiuta le forze dell’ordine a rintracciare e mettere in salvo vittime di tratta: al momento, è usato negli Stati Uniti e in Canada, consentendo  alle forze dell’ordine di collaborare oltre le giurisdizioni o i confini nazionali e snellendo i flussi di lavoro e la burocrazia. Almeno 14,874 minorenni vittime di tratta sono stati salvati negli ultimi quattro anni grazie a Spotlight, una media di circa 10 persone al giorno, facendo risparmiare circa il 60% del tempo utilizzato quotidianamente nelle ricerche.

Il traffico di esseri umani e lo sfruttamento di bambini e adolescenti sono e saranno sempre un problema umano. Ma la crescita esponenziale di questo fenomeno via internet è un problema che ha a che fare soprattutto con la tecnologia, e la cui soluzione non può che arrivare dalla tecnologia stessa. L’anno scorso si è festeggiato il 30° anno dalla firma della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, anche l’italia vi ha partecipato: forse è arrivato il momento di fare il punto su quali impatti la tecnologia sta avendo sui nostri figli, e soprattutto su cos’altro possiamo fare per rendere il mondo digitale un ambiente sicuro per bambini e ragazzi.

Franco Marella