MPS-Unicredit uno scandalo infinito

Alla fine la maledizione MPS non si stanca di accanirsi sull’Istituto senese. La questione è di soldi; precisamente i sette miliardi che, a detta di Unicredit, servono a rendere sostenibile la futura unione tra parti delle due banche; ma in realtà la cosa è molto più complessa e frutto di una serie di errori gravi. Vediamone alcuni.

-Come si possa credere che due banche bisognose di ricapitalizzazione possano, unendosi, risolvere i problemi patrimoniali di entrambi, non si sa. I contabili si sono scatenati a cercare (anche oltre quello che una volta era lecito), di fare maquillage ai bilanci, a togliere crediti cattivi e addebitarli al contribuente, o altro.. ma la realtà è ben più amara e ogni giorno che passa servono altri mezzi freschi.

-Come si possa pensare di risolvere i problemi di credibilità delle banche con i soldi pubblici è un altro mistero! I risparmiatori ormai non credono più alle banche e quindi cosa si pensa? di costringerli a scucire i miliardi necessari attraverso il fisco! e quindi si pensa di addebitare al bilancio pubblico i danari che la gente spontaneamente non vuole affidare alle cure dei banchieri nostrani. Ma è di assoluta evidenza che non basteranno mai.

-Come si può asserire che salvare (cioè metterci dei soldi) Unicredit significa salvare una banca italiana laddove il suo azionariato è per la gran parte estero? Se serve una ricapitalizzazione la facciano gli azionisti attuali. Che follia è chiedere (meglio dire: sottrarre) soldi al contribuente per aiutare un gruppo di proprietà per lo più di fondi speculativi esteri? Mettere dei soldi in Unicredit significa dare dei soldi anche a questi finanzieri esteri. Che non sono propriamente dei bisognosi. E perché di questo dettaglio non si parla? Gli utili se li portano oltralpe mentre le ricapitalizzazioni le dobbiamo pagare noi? Oppure vi sono altri dettagli a noi non noti?

-Come si pensa che le banche possano godere di buona salute se l’economia, a dispetto dei numeri fantasiosi che circolano, era, è e sarà allo sbando? Come peraltro i conti delle banche attestano?
Naturalmente è possibile che la recente rottura delle trattative non serva ad altro che a costringere qualcuno a scucire i danari necessari; vedrete che alla immediata vigilia della fine dell’anno qualcuno tornerà sui suoi passi e tutto andrà a posto. Con buona pace dei risparmiatori che non vedranno nulla e dell’ignaro contribuente. E tutto accadrà con il placet dei pentastellati che oggi plaudono alla rottura delle trattative.

Anche Banca Popolare di Bari avrebbe bisogno di nuovo patrimonio se non si voglia rimpicciolire la banca; e quindi si pensa (ma non si dice) a un intervento pubblico; sempre a spese di Pantalone…
Fino a che la barca va, lasciala andare. Se poi non dovesse più riuscire saranno dolori terribili.

   Canio Trione