Ok della Corte Costituzionale ai Dpcm firmati Conte

La Corte costituzionale ha sancito che i Dpcm firmati, nelle prime fasi della pandemia da Covid 19, dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, erano legittimi. Il Presidente agì nel rispetto della Costituzione e in una situazione di emergenza. Ne abbiamo parlato con il professor Sergio Ricchitelli, esperto di diritto e docente universitario, oltre che autore di numerose pubblicazioni.

Prof. Ricchitelli è di poche ore fa la notizia che la corte Costituzionale ha “salvato” i DPCM adottati dal Governo Conte durante le prime due fasi della pandemia. Lei, rammentiamo, fu fra i primi a scrivere sul punto sostenendone la sicura legittimità Costituzionale.

Si infatti i pronunciamenti della Corte non mi hanno per nulla stupito; piuttosto mi stupì allora il fatto che un gran numero di osservatori, editorialisti e pubblicisti, commentatori, avvocati e anche colleghi docenti universitari avessero patrocinato la tesi della illegittimità costituzionale dei DPCM in materia sanitaria adottati dal presidente Conte e dal ministro Speranza. 

Lei prof. Ricchitelli  nel suo scritto datato 21 novembre 2020, su diritto.it, recante il titolo “Il sistema delle fonti durante la pandemia” compie uno scrutinio completo delle condizioni dei presupposti di legittimità dei DPCM quale atto di normazione nazionale. Ci vuole rammentare gli assetti essenziali per meglio comprendere la pronuncia dei Giudici di Palazzo della Consulta?

Guardi i temi di interesse funzionali a comprendere il perché il Giudice delle leggi ha sancito la piena legittimità costituzionale dei DPCM adottati si comprendono leggendo le pronunce dei Giudici costituzionali e adoperando, per così dire, quale cartina di tornasole il mio scritto a cui lei ha fatto riferimento. Si tratta in sostanza di avere le idee ben chiare sul tema delle fonti del diritto e dell’ordinamento giuridico nel nostro sistema normativo. Ed io non ho fatto altro che ripercorrerle alla luce della più recente evoluzione in materia prendendo le mosse dalla normativa del ’41 – le cosiddette preleggi al Codice civile – alle modifiche espresse o tacite intervenute su di essa ad opera della Costituzione repubblicana del 1948 e non sottacendo le implicazioni europeistiche derivanti dall’adesione dell’Italia all’ordinamento comunitario ed ai suoi Trattati.

Prof. Ricchitelli per chiudere, secondo Lei questa pronuncia comporterà l’impiego in un’eventuale non auspicabile futuro di ulteriori DPCM?

Condivido con lei la non auspicabilità dell’eventuale futuro. Ciò non di meno i principi e criteri regolanti la materia restano i medesimi. Nell’ambito di un sistema ispirato alla divisione dei poteri, così come recepito dalla nostra Carta fondamentale, soprattutto se si pone mente alla fondamentale legge dello Stato da me valorizzata nello scritto da lei citato, la nr.400 del 1988, di riordino della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ogni funzione si caratterizza per l’esercizio di un potere: tutto ciò che non appartiene alla sfera della giurisdizione è dunque di attribuzione parlamentare o governativa. Se non si travalicano i limiti prefissati dalla Costituzione, soprattutto in situazioni di emergenza, non vi è alcun dubbio che il Governo, più precisamente il Presidente del Consiglio dei Ministri, potrà senz’altro intervenire con i propri atti la cui forma normativa è dalla legge che ho testé citato. In primo luogo proprio i DPCM, acronimo che, non dimentichiamo, vuol dire Decreto del Presidente Consiglio dei Ministri. 

Paola Copertino