La nave felice

Sono un appassionato lettore di Patrick O’Brian, noto romanziere e grande storico del periodo 1720-1820 che ricostruisce, tramite un’attenta documentazione dei diari e registri di bordo della Marina Britannica, l’interminabile guerra tra le flotte francesi e inglesi in quel periodo.
Vi ricorderete sicuramente il fantastico film interpretato da Russel Crowe Master in Commander tratto appunto da uno di questi romanzi.
O’Brian, da buon esperto d’intelligence avendo militato durante l’ultimo conflitto mondiale nella mitica M5, spesso sottolinea il concetto di “nave felice” facendolo descrivere dal suo protagonista Jack Haubrey.
In sintesi, se tratti con ferrea disciplina l’equipaggio e lo fai lavorare e allenare al combattimento ma di contro lo gratifichi e gli dai da mangiare e bere bene, non avrai sorprese e l’equipaggio sarà sempre efficiente e motivato.

Nella mia modesta esperienza posso testimoniare che tutto ciò e vero anche nelle piccole imbarcazioni dove in crociera e vacanza non devi aprire portelli e sparare con i cannoni ma devi lasciare divertire le persone ma in sicurezza e mantenendo pulita e efficiente l’imbarcazione.
Allo stesso modo, la “Nave Paese” se condotta con rigore e giustizia, sarà una nazione felice dove i cittadini tenderanno più a collaborare anziché fregare le istituzioni perché saranno ben contenti nell’identificarsi in una Bandiera.
Ora, “la Nave Italia” da molto tempo non è efficiente, “pulita” e tanto meno felice.

I motivi sono tanti, storici, culturali, sociologici, ma come la responsabilità della nave è del comandante, in una nazione la responsabilità è di chi la governa.
Schettino ha preso 13 anni di galera (pochi) per essere responsabile della collisione con un scoglio sommerso (e abbandono della nave), che ha causato una trentina di morti pur essendo in cabina a riposo mentre chi era al comando in plancia ha preso solo due anni e mezzo (pochissimi) di carcere proprio perché il comandante è comunque il primo responsabile.
Da dieci anni l’Italia ormai e commissariata da governi sempre meno rappresentativi del volere popolare e sempre meno legittimi relativamente al sistema elettivo e alle forzature costituzionali che hanno visto un’alternanza di tecnocrati e finti innovatori che hanno distrutto l’economia reale e la sovranità del nostro Paese.
Le scuse addotte per questo evidente fallimento sono molteplici ma la più usata è quella della pessima eredità lasciata dai governi precedenti e così, con il gioco del piattino, nessuno si prende le responsabilità che gli competono.
Complice di questa situazione, più unica che rara in Europa, è la passiva abulia del nostro popolo condita da una buona dose d’ingenuita’ e pigrizia che porta i nostri governanti alla consapevolezza di avere una impunità di fatto oltre che giuridica.
Ma nonostante le truffe conclamate, la corruzione e lo sperpero del denaro dei contribuenti anche durante una emergenza sanitaria (bonus monopattini, tavoli a rotelle, etc..) che, a quanto pare, indignano una minima parte della polpoazione nonostante le urgenti necessità le cui soluzioni vengano rimandate, il senso d’infelicità che si respira nel nostro Bel Paese non è dovuto solo a questo e non solo dall’inizio dell’era del Covid.

No, è da molto più tempo che questa nebbia mefitica che ottenebra i nostri sensi fiacca anche le nostre energie dandoci una consapevolezza ineluttabile che, nonostante i nostri sforzi individuali, non cambierà niente e questo perché non esiste un progetto che miri a migliorare questa situazione.
Inoltre chi è virtuoso, ovvero crea impresa, paga le tasse e rischia il proprio denaro creando posti di lavoro, viene ineluttabilmente crocefisso da una politica meschina che tende a renderli il capro espiatorio di una malagestio anziché incentivarne gli investimenti e disciplinando in modo costruttivo chi evade veramente o, peggio, truffa impunemente lo Stato.
Ecco allora una nave infelice, pericolosa perché in caso di burrasca o pericolo l’equipaggio non solo non reagirà pronto ma potrebbe anche ammutinarsi portando tutti, equipaggio compreso, al disastro.
È ora che la politica venga ripresa dagli elettori, non solo subita, e si deleghi invece persone che la sappiano amministrare.
Per saper scegliere però bisogna anche aver chiaro cosa si vuole e si può fare; insomma avere consapevolezza e progettualità, caratteristiche non facili da avere, ma non impossibili, che implicano tuttavia voglia, umiltà e costanza.
Auguri Italia, ci aspetta un futuro di duro lavoro.

Massimo Gardelli – Sistema Paese