I Portuali di Trieste: lezione al Governo e ai capipopolo da piazza

Non c’è alcun dubbio che sia in atto la transizione dalla centralità del parlamento sovrano, espressione di democrazia, ad una oligarchia dei poteri esecutivi, tecnocratici, finanziari e sovranazionali.  

L’esautorazione del Parlamento è sotto gli occhi di tutti; tutti la denunciano, a tratti. Ma sembra che nessuno se ne preoccupi. La domanda da porsi tuttavia è: come mai gran parte degli italiani non si accorge di questo processo che vuole limitare le libertà personali e concentrare tutte le decisioni su di una oligarchia?  

Una risposta potrebbe essere la constatazione che tutto si è svolto a piccoli passi, subdolamente, fino all’affondo prepotente di quest’ultimo periodo.

Si è cominciato con l’apparente inoffensivo “politically correct” che ha imposto di chiamare “operatore ecologico” il dignitoso spazzino; proseguendo, poi, con l’etichettare “fascismo”, riesumando un cadavere putrefatto di cento anni fa, ogni atto di violenza (che non è mai mancato nella storia dell’uomo); infarcendo di “buonismo” una tendenziosa propaganda; costruendo un sistema di depauperizzazione della classe media, imprenditrice, pensante e titolata, nella logica di un egualitarismo ipocrita che farà poveri tutti, senza distinzione.

La reazione popolare a queste iniziative, purtroppo, è stata frammentata e “di pancia”, gestita da confusionari capipopolo, non elaborata strategicamente, portata da una minoranza organizzata come una armata “Brancaleone” che è facilissimo infiltrare e indirizzare.  

Qualche volta il cittadino-elettore gli ha dato credito, come nel caso dei Grillini, ma ha trovato avventurieri disposti a tutto pur di percorrere la carriera politica per sostituire la loro disoccupazione. Sulla linea dell’egualitarismo ipocrita si trovano gli inviti dell’OCSE che, nel suo rapporto economico 2021 sull’Italia, dice in sostanza:

Il Paese dovrebbe dare un sostegno finanziario mirato finché la ripresa non è in corso”. Vuol dire forse “aiutati che Dio ti aiuta”?

Con la intermediazione della tecnocrazia, significato è oscuro: di chiaro c’è solo che si intravedono “prelievi all’orizzonte”.

Ma qualcosa si muove. Appare, infatti, incredibile che i lavoratori portuali di Trieste abbiano dato una vera e propria lezione di educazione civica al governo intero. Questo, però, non capisce e, spinto dai giannizzeri del PD e di LeU, pretende di schiacciare la protesta pensandola promossa da una minoranza; ben poca cosa rispetto alla schiacciante maggioranza, autoreferenziale, di cui dispone.  

Quale è il vantaggio competitivo dei portuali di Trieste?

Il primo: via il green Pass per tutti come strumento di restrizioni della libertà.

Il secondo: controllo delle intemperanze violente per non offrire alibi agli interventi polizieschi del governo.  

Il terzo: due sole paroline: “ad oltranza” per non dare l’impressione che si abbia a che fare con un fuoco di paglia.

È una lezione di civiltà e maturità al governo e ai capipopolo da piazza.

E i media nazionali? Quasi ignorano le proteste, le eclissano, le snobbano, le sminuiscono: giannizzeri dell’oligarchia al lavoro, il Minculpop in azione. Finanche la Chiesa, grande esperta di gestione popolare, con Viganò, mai smentito dalla Curia, ha preso consapevolezza del viaggio intrapreso dalla oligarchia. Quando si sveglierà anche il popolo, quello sonnacchioso e steso sul sofà di casa?

Antonio Vox, Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile