La criminalità organizzata barese nella Relazione dell’Antimafia

Eterogeneità strutturale, spinte espansive e propensione alle derive violente sono gli aspetti emersi dalle attività investigative sulla criminalità organizzata pugliese e dalle importanti operazioni di polizia che hanno ribadito la persistente pressione estorsiva esercitata sul territorio e gli intrecci collusivi finalizzati all’indebita acquisizione di finanziamenti pubblici, anche europei. Per la sua posizione a ridosso della sponda balcanica, la regione continua a rappresentare uno snodo strategico per le organizzazioni criminali impegnate nei traffici via mare.

Il contesto criminale barese è in continua evoluzione e caratterizzato da frequenti spaccature anche interne, “sì da far ritenere tuttora sussistente una struttura orizzontale di tipo camorristico al cui interno nuovi soggetti sarebbero sempre pronti a rimpiazzare quelli neutralizzati dall’azione di contrasto dello Stato o da sanguinose faide”, così la Divisone Investigativa Antimafia nella sua ultima Relazione semestrale. Nell’area metropolitana di Bari i quattro clan storici ParisiPalermiti, Capriati, Strisciuglio e Mercante-Diomede appaiono ancora in grado di “insinuarsi pericolosamente nei centri nevralgici del tessuto sociale produttivo manifestando, tra l’altro, mire espansionistiche anche sui territori della provincia”.

Il clanParisi, storicamente radicato nel quartiere Japigia di Bari, è caratterizzato da una struttura interna di tipo piramidale articolata su vari livelli ed è formato da una serie di sottogruppiautonomi, sovente in contrasto. Tale clan è attivo soprattutto nei settori delle estorsioni, del traffico di stupefacenti, della ricettazione e del riciclaggio, manifestando anche molto interesse per le corse clandestine di cavalli.

Il clan Capriati, attivo storicamente nel Borgo Antico di Bari, estende e rafforza la sua sfera di influenza oltre che nella città di Bari anche “nella provincia mediante articolazioni territoriali, ciascuna con un territorio di riferimento, strette intorno ad uno o più soggetti carismatici dotati di cariche mafiose elevate”. Il continuo stato di fibrillazione che si riscontra all’interno del clan Capriati ha origine nei duri colpi inferti dalle Forze di polizia e dalla Magistratura, “nonché nell’azione dell’avverso clan Strisciuglio con il quale si contenderebbe da molti anni l’egemonia nel centro storico del capoluogo e in provincia”.

Sempre secondo la DIA, nei quartieri del litorale nord di Bari, come San Girolamo, Fesca e San Cataldo risulterebbero presenti i Lorusso, “gruppo satellite del clan Capriati in contrasto per il controllo e la gestione delle attività illecite in quei quartieri con l’articolazione Campanale affiliata agli Strisciuglio”.

Il clan Strisciuglio opera prevalentemente nel capoluogo e nell’immediato hinterland attraverso articolazioni dotate di propri esponenti apicali, quadri intermedi e manovali. Il clan sarebbe dotato di “casse comuni” in capo alle singole articolazioni territoriali da dove verrebbero detratte le spese per pagare le forniture di sostanze stupefacenti, nonché i soldi destinati agli affiliati reclusi (assistenza legale, denaro ai congiunti, accompagnamento ai colloqui in carcere), la cui entità era stabilita dai reggenti del clan in libertà. “Collocato tra i più agguerriti clan baresi anche in ragione dell’ampia disponibilità di armi, il sodalizio continuerebbe a prediligere la gestione del traffico di droga e delle estorsioni, ma anche dell’usura, del riciclaggio e della distribuzione delle apparecchiature da gioco e intrattenimento”.

Il clan Strisciuglio sarebbe inoltre operativo nel quartiere San Paolo di Bari tramite il gruppo Telegrafo. “Nello stesso rione è attivo il gruppo Misceo legato agli Strisciuglio in virtù dell’alleanza con le famiglie Montani e Telegrafo”.

Nel rione Madonnella opererebbe il gruppo Di Cosimo-Rafaschieri “che reduce da una scissione interna che ha dato vita a un’alleanza con soggetti vicini agli Strisciuglio è entrato in aperta contrapposizione armata con il clan Parisi-Palermiti”.

Il clan Di Cosola, fortemente ridimensionato sia dalle vicende giudiziarie che lo hanno interessato, sia dall’apporto collaborativo del suo capo storico deceduto nel 2018, starebbe attraversando momenti di tensione riconducibili alla volontà degli elementi apicali di conquistare il ruolo di vertice rimasto vacante. Nonostante i problemi, il clan “sarebbe tornato a occuparsi principalmente del controllo territoriale attraverso le estorsioni esercitando la sua influenza per lo più nella zona considerata da sempre la sua roccaforte cioè comprensiva dei quartieri di Ceglie del Campo, Loseto, parte di Carbonara e Giovinazzo”.

Il gruppo Anemolo, un tempo considerato anch’esso clan autonomo (sempre secondo la DIA, vicino ai Di Cosola e in affari con il gruppo Zonno di Toritto), in passato contendeva ai Diomede il controllo delle attività illecite nei quartieri Poggiofranco e Carrassi. “Attualmente sarebbe confinato in una ristretta area di quest’ultimo rione gestendo estorsioni e spaccio di stupefacenti ma anche la distribuzione delle apparecchiature da gioco”.

Ciro Troiano