“Ho trasformato un limite in opportunità”. Arturo Mariani, un ragazzo… In gamba

Arturo Mariani, classe 1993, nasce a Roma e vive a Guidonia (Rm). La mamma è al terzo mese di gravidanza quando le comunicano che il bambino sarebbe nato senza la gamba destra, e che avrebbe potuto sviluppare successivamente altre patologie. Dinanzi alla proposta di abortire, i genitori con lodevole forza decidono di portare avanti la gravidanza. Nonostante Arturo sia nato con una disabilità, ha imparato a sorridere alla vita trasformando un apparente limite in grande opportunità.

Dopo aver praticato diversi sport tra cui nuoto, taekwondo e body building, sogna di diventare calciatore. Nel 2012 entra di diritto a far parte della Nazionale Italiana di Calcio Amputati, e nel 2014 partecipa ai Mondiali di Calcio Amputati in Messico.

Scrittore, autore, speaker radiofonico, motivatore, da anni esempio dell’integrazione per gli studenti di centinaia di scuole che lo invitano per raccontare la sua esperienza di vita. Un incredibile esempio di forza e grinta, da cui c’è tanto da imparare. Capita a chiunque, in fasi diverse della vita, di essere infelici, di non piacersi o di non essere soddisfatti per quello che si ha.

In quale momento della vita hai accettato la tua diversità, decidendo di diventare un esempio per gli altri?

Non c’è stato un momento preciso, ma è stato un lungo processo durato diciotto anni. Fino a quell’età infatti avevo una protesi alla gamba, che mi faceva sentire apparentemente uguale agli altri.  Era collegata ad un busto che mi dava dolore dopo un po’ di tempo, rendendo anche una semplice e breve passeggiata faticosa. Non ti nascondo che i momenti di sconforto erano tanti, ma quando ho capito che non potevo cambiare la situazione, ho deciso che dovevo cambiare io!

Liberandomi della protesi, ho capito che la gabbia in cui ero intrappolato non era quella fisica, ma mentale. Quando la gente mi vedeva giocare a calcio con la stampella, mi guardava con occhi diversi, con ammirazione. In quel momento ho capito la responsabilità che avevo di dover trasmettere dei messaggi importanti.

Capita spesso che i ragazzini a scuola siano cattivi con chi è diverso. Hai mai vissuto episodi di bullismo, e che rapporto avevi con i tuoi coetanei?

Purtroppo si… da piccolo mi chiamavano “gamba di legno” o “zoppo”, tornavo spesso a casa in lacrime. Mia madre è sempre stata un importante supporto nella mia vita affrontando la mia disabilità con leggerezza, non superficialità. Era lo sguardo di differenza, o di indifferenza a farmi star male. Ancora oggi qualche volta mi capita di rivivere quei momenti.

Parlo spesso della condizione del “bullo” seppur non mi piaccia questo termine, perché ritengo che ci sia da lavorare su di lui, in quanto ha avuto per certo delle difficoltà nella vita, che riversa e sfoga poi sul “bullizzato”. Le più grandi discriminazioni le ho subite più che altro dalle Istituzioni, ad esempio l’impossibilità di partecipare a visite scolastiche o gite con i compagni, così come l’ora di educazione fisica.. risultavo “non classificato”. Anche per questo mia madre ha molto lottato.

Dal punto di vista affettivo, c’è mai stato un rifiuto legato esclusivamente alla tua fisicità?

Le ragazze hanno tendenzialmente una sensibilità diversa sulla questione. In base alle esperienze che ho avuto sono state lo snodo importante per la mia sicurezza, ne parlo abbondantemente in uno dei miei libri.

Alle medie presi la prima cotta per una mia compagna. Dopo un po’ di tempo decisi di dichiararmi, ma mi disse di no. Quella risposta mi ha fatto star male per tanto tempo, alimentando le mie insicurezze. Ho impiegato diversi anni per riprendermi. Un reale rifiuto per la mia fisicità, in realtà non c’è mai stato.

Hai scritto sei libri, l’ultimo “Col piede giusto” si propone come uno sviluppo personale per trasformare ogni limite in possibilità.

Sul tema hai realizzato anche dei corsi online, di cui sei il coach. A quale target ti rivolgi?

Il corso strutturato in quattro punti, non ha un target specifico ma è rivolto a tutte quelle persone che affrontano o hanno affrontato un dolore importante, magari legato a un cambiamento nella propria vita.

Spesso sono persone che hanno necessità di trovare un modello per sentirsi meno sole, che vivono un disordine interiore e hanno bisogno di fare chiarezza. È molto importante entrare in empatia con ciascuno.

Insegno tecniche e fornisco strumenti per imparare a cambiare il proprio stato d’animo, cominciando a sorridere per poter avere una visione della vita diversa.

Sei un ragazzo poliedrico, brillante e dinamico. Quali progetti hai per il futuro?

Scriverò altri libri e non vedo l’ora di riprendere a giocare a calcio, devo prepararmi per il prossimo mondiale in Turchia. Ho voglia di continuare ad aiutare le persone, a risvegliarsi e ad essere felici!

Vincenzo De Marino