Europa unita. Sì, ma come

L’articolo di Canio Trione sulla prevalenza “tra le leggi nazionali e quelle europee” apre una questione, a mio avviso, ben più ampia. E’ quella del tipo di Europa unita verso cui tendiamo e della coerenza dell’attuale prassi normativa e regolamentare adottata dalle autorità europee rispetto gli obiettivi alla base dell’impresa dell’integrazione Europea. L’ideale dei primi promotori di quell’impresa era il raggiungimento dell’unità politica dell’Europa mediante la creazione di una federazione degli stati europei e questo intendimento non è mai stato smentito.                                                                            
Nelle more del compimento di quell’ideale si è proceduto ad allargare progressivamente le materie delegate alla normativa comunitaria nella logica della messa in comune delle attività via via individuate. Questo processo inizialmente graduale e misurato ha però subito l’influenza dell’ansia del parlamento europeo di affermare più incisivamente la propria autorità legiferando in maniera vincolante sulle materie più varie e provocando a cascata un proliferare incontrollato di direttive e regolamenti che obbligano direttamente i cittadini europei scavalcando la competenza legislativa dei singoli stati membri.          
Non è un caso che in più occasioni si siano creati dei conflitti di competenza che in Germania sono stati eccepiti più di una volta dalla corte di Karlsruhe. Il problema è che le materie su cui si interviene in sede comunitaria sono ormai le più varie vincolando l’azione degli stati membri configurando una sorta di centralismo decisamente alternativo a quella dimensione federale che aveva costituito l’obiettivo finale dei promotori delle prime comunità europee.                                                               
Su molte materie negli Stati Uniti d’America i singoli stati membri hanno più autonomia di quanta ne viene in concreto riconosciuta ai paesi membri dell’Unione Europea. Inoltre l’impegno a rispettare obblighi spesso generici, quale per esempio lo stato di diritto, finisce per conferire agli organi responsabili di verificarne l’osservanza un potere indirettamente normativo privo di quella legittimità democratica derivante dal consenso dei cittadini.

In conclusione l’allarme lanciato da Canio Trione è più che fondato e meriterebbe una maggiore considerazione da parte di quelle autoproclamate vestali della democrazia che estremizzano l’allarme per pericoli meramente ipotetici, quali quello del fascismo in Italia, ed ignorano i  vulnus che sempre più di frequente la democrazia subisce in Europa.

Antongiulio de’ Robertis

Il link dell’articol di Canio Trione: