Voglio essere un Avatar. Pensieri in libertà

Con mia moglie ieri abbiamo rivisto per l’ennesima volta e sempre con lo stesso immenso piacere e immutata emozione il film di fantascienza del regista James Cameron Avatar. Ricordo che quando lo vedemmo per la prima volta nel gennaio del 2010, fra l’altro in 3D, e ci apprestavamo ad uscire dalla sala rossa del Multisala situato al Piano Terra del Palazzo Moncada di Caltanissetta, la prima cosa che le dissi fu:“Voglio essere un Na’vi e non più un uomo, questo tipo di uomo violento e senza scrupoli, distante dalla natura e privo di sentimento umanistico, che abbiamo appena visto nel film.”

  Per l’ennesima volta il popolo Na’vi, abitanti del magnifico Pianeta Pandora, immaginato da Cameron come satellite del gigante gassoso Polifemo e appartenente al sistema stellare Alfa Centauri, per quasi tre ore, come ogni volta letteralmente volate, ci ha affascinato e fatto riflettere su parecchie cose. Innanzitutto su quanto altrettanto meraviglioso è il nostro Pianeta Terra, ma anche su quanto fragile è il suo ecosistema e quindi su quanto è attuale e non più rinviabile il problema dell’inquinamento atmosferico e dei conseguenti  cambiamenti climatici in atto, sempre più estremi e disastrosi, sia in termini di vite umane perse, che di immani distruzioni di infrastrutture e paesaggi. In fondo la Terra si adatta a tutto trasformandosi nella composizione dell’aria e nella conformazione fisica; quindi essa esisterà per parecchio tempo seppur diversa. Il futuro delle specie animali e vegetali invece, e soprattutto quello di noi come genere umano responsabile di tutte le trasformazioni negative del Pianeta, rimane gravemente incerto.  

  Tornando al bellissimo film visto in 3D, ancora ricordo dopo anni la mia retina piacevolmente impressionata dalle immagini scorse sullo schermo gigante, un’orgia di colori e di forme fantastiche che grazie a tale tecnologia e alla mascherina insellata sul naso come stravaganti occhiali da sole all’ultima moda, si aveva la sensazione di poter toccare, di esservi dentro e di sentirne quasi gli odori, se ciò fosse stato possibile. Forse in futuro si riuscirà a riprodurre anche gli odori in una sala cinematografica, e poter magari sentire l’olezzo della terra bagnata mentre è in corso un temporale in mezzo alla foresta. Guardando lo schermo mi sentivo dentro Pandora, proprio sopra i fantastici rilievi montuosi denominati Monti Alleluia, chiamati dagli uomini anche “Montagne Fluttuanti” perché sospese nell’aria. Osservandole in 3D vengono le vertigini. Anche se non viene spiegato, probabilmente simile fantastico galleggiamento è dovuto al materiale di cui sono costituite e all’interazione dei campi magnetici di Pandora e Polifemo.

  Ancora da ieri sera, seppur rivisto sullo schermo 2D di casa, oggi percepisco tutte le sensazioni, le emozioni e i sentimenti contrastanti e forti che quelle immagini e suoni e dialoghi ogni volta mi suscitano. Mi sono completamente innamorato di questi esseri e del loro mondo fantastico ricostruiti con grande arte e poesia grazie alla tecnologia digitale. Alti più di tre metri, snelli, slanciati ed eleganti nelle forme e nei movimenti, risultavano molto attraenti ed amabili, anche grazie alla gentilezza e alla purezza della loro cultura e dei loro costumi. Seminudi, nascondevano con sottili strisce di stoffa soltanto le parti intime; eppure non avevano nulla di volgare e anzi erano meravigliosamente naturali ed aggraziati.

  I Na’vi hanno un rapporto speciale, assolutamente religioso con la natura in toto, un’intima connessione con la flora e la fauna, che realizzano anche fisicamente innestando particolari appendici neurali, i tendrilli, che si trovano all’estremità della loro lunga treccia – simili nella funzione ai dendriti neurali – dentro analoghi prolungamenti o semplici contatti presenti in tutte le loro particolari forme di vita, animale e vegetale. Il contatto è realizzato attraverso uno scambio biochimico chiamato tsaheylu (legame). Proprio una profonda connessione sinaptica che lega e interconnette il Tutto. Danneggiare o, peggio, distruggere una qualsiasi di queste forme di vita, anche quella che può sembrare la più insignificante, vuol dire rompere questo sacro legame e con esso l’intima armonia che regola il Tutto. Da qui nasce il sentimento ecologico di amore e di rispetto per ogni pianta ed ogni essere vivente. Straordinario l’intimo e sacro legame che ha il clan Na’vi degli Omaticaya, clan protagonista del film, con l’Albero-casa, un albero gigantesco, che sembra quasi respirare tanto è vivo e senziente! Quando l’albero-casa viene barbaramente abbattuto dal bombardamento degli uomini, si capisce tutto lo sconcerto, il dolore e la disperazione del clan che piange come chi ha perso un amatissimo padre. Anche il rapporto fra gli individui Na’vi è meraviglioso, fatto innanzitutto di rispetto reciproco, di solidarietà di clan e di comunione dell’intimo sentimento religioso per la loro divinità, Eywa, e per l’Albero delle anime, parte importante di questa divinità in quanto fonte di connessione con il sistema nervoso di tutte le cose. La frase “Ti vedo”, pronunciata fra gli individui Na’vi quando percepiscono l’empatia che li lega indissolubilmente, quando sentono la reciproca connessione, sintetizza questo loro speciale rapporto. Quando i colonizzatori uomini tentano di distruggere anche l’Albero delle anime per minare alla base la resistenza anche psicologica dei Na’vi, questi non esitano a impugnare le armi per difendere le loro stesse esistenze.

  Ogni volta che rivedo questo fantastico film, non posso fare a meno di complimentarmi col suo regista, James Cameron, per aver realizzato un altro straordinario capolavoro cinematografico. Costato allora 237 milioni di dollari e campione d’incassi, sicuramente resterà negli annali del cinema, come la serie dei Terminator, specie i primi due. Anche trent’anni fa restai affascinato da questa serie, per l’abile e sapiente ricostruzione di un mondo virtuale governato dalle macchine, e dalla sua trama intelligente, brillante e geniale, ma soprattutto densa di sentimenti primordiali intensi: l’istinto della conservazione e della sopravvivenza della specie, e di conseguenza la nascente volontà di lotta tenace in nome di esso, e il sentimento dell’amore. Quello di Sara Connor per il soldato venuto dal futuro per proteggerla dal cyborg impersonato dal bravissimo Arnold Schwarzenegger, dal cui amore nasce John, il leader della resistenza umana contro le macchine impazzite; e l’amore di Sara quindi per John e di questo per l’umanità che intende salvare dall’estinzione. In Avatar (termine usato nella realtà virtuale e internettiana per indicare l’incarnazione fisica di esseri celesti o trascendenti e che conserva intatto quindi il significato originale religioso e mitologico della teologia induista) ritornano gli stessi temi, gli stessi sentimenti che con grande bravura ed esperienza Cameron riesce a trasferire sullo schermo e a trasmettere agli spettatori. Qui gli indigeni di Pandora, i Na’vi, sono costretti loro malgrado, amanti della pace e della non violenza specie quand’essa è superflua, a guerreggiare per difendere il loro spazio vitale e per la loro stessa sopravvivenza, contro gli uomini “venuti dal cielo” per privarli di tutto ciò. Tali uomini privi di scrupoli fanno parte della compagnia interplanetaria terrestre RDA, che intende sfruttare i giacimenti minerari di Pandora, in particolare l’Unobtanium, un cristallo ferroso che ha la capacità unica nella galassia di fungere da superconduttore a temperatura ambiente, e che probabilmente possiede il più forte campo magnetico conosciuto tra i metalli; il suo sfruttamento potrebbe risolvere i gravi problemi energetici che assillano la Terra da decenni.

  Ogni volta che vedo Avatar vorrei entrare nello schermo ed essere con loro, con i bellissimi Na’vi nella loro splendida Pandora, e combattere al loro fianco, come fa alla fine l’Avatar inviato dagli uomini, l’ex marine invalido Jake Sully,  per convincere diplomaticamente i Na’vi a lasciare le loro “terre” (meglio “pandore”?). Jake, vivendo un certo periodo con loro, comprende l’alto valore spirituale e sociale raggiunto da questi umanoidi e si innamora pure di Neytiri, guerriera Na’vi. Così quando gli uomini, visto fallire il tentativo diplomatico, decidono di attaccare gli umanoidi, l’Avatar Jake si schiera con quest’ultimi. Bisogna ora spiegare che cos’è un Avatar. Siccome l’aria di Pandora è irrespirabile per gli uomini, se non impiegando maschere filtranti, gli scienziati creano gli Avatar che sono dei corpi ibridi, geneticamente a metà tra l’uomo e il Na’vi, ma privi di coscienza propria. Attraverso un’interfaccia mentale, un uomo può collegare la propria coscienza alla strana creatura, immedesimandosi con essa e riuscendo a controllarla come se fosse il proprio corpo; collegamento possibile solo quando l’essere umano cade in una sorta di coma all’interno di una speciale capsula tecnologica. Anch’io volevo combattere a fianco dei Na’vi contro l’ingordigia, la crudeltà, l’aridità e l’inconsapevolezza interiore e il conseguente distacco dalla natura degli uomini piombati lì all’unico scopo di scacciarli dalle loro “terre” che da sempre abitano e impossessarsi, con tutti i mezzi, del prezioso materiale prima detto e di cui  esse sono ricche. Contro questi uomini che abbondano di scienza e tecnologia ma sono privi di un’anima, e che considerano i Na’vi soltanto dei selvaggi che ostacolano i loro macroprogetti economici. Ma se essere selvaggio vuol dire vivere immerso anima e corpo nel contesto di madre natura, viverne in piena armonia tutti gli aspetti e anche i pericoli, avere nel cuore autentici sentimenti religiosi e di amore nei confronti di essa, e inoltre un linguaggio articolato, dei sani sentimenti e una morale ancora pura e non distorta dalla cosiddetta società civile, allora voglio essere un selvaggio e non un uomo siffattamente civilizzato e tecnologico.

  Non che sia contrario al progresso, tutt’altro, quando essi servono l’umanità. Quando però il progresso scientifico non è supportato e mosso da quello spirituale ed è quindi disconnesso dalla divinità e sacralità del Tutto, esso non serve né l’umanità né il pianeta bensì solo l’avidità umana di potere e ricchezza, rivelandosi in tal modo quasi sempre distruttivo. Gli uomini di questo bellissimo film ambientato nel 2154, non è che differiscano molto da quelli dell’odierna realtà, neocolonizzatori di territori ricchi di risorse naturali che fanno gola alle grandi multinazionali. Per cui non mi è stato difficile comparare la finzione col mondo reale e identificarmi con le vittime e voler combattere al loro fianco. Sì, decisamente voglio essere un Na’vi e non un uomo, questo tipo di uomo!, che ha perso ogni connessione con la natura e col Tutto e non rispetta affatto la vita, umana, animale o vegetale che essa sia, né tantomeno è capace di rispettare il resto del mondo inanimato, ma che tale è forse solo in apparenza, se si considera la materia dal punto di vista della fisica quantistica, fatta della stessa energia che muove l’universo e che interconnette l’intero suo contenuto.

     Angelo Lo Verme