La criminalità organizzata pugliese nell’analisi della DIA

La criminalità organizzata pugliese è stata passata al vaglio della Divisone Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione semestrale. Il leitmotiv della criminalità pugliese, intesa come somma di differenti costellazioni mafiose, è rappresentato dagli “altalenanti rapporti di conflittualità e alleanze”. «La mafia pugliese è caratterizzata da incontenibile effervescenza che si riflette sulla composizione e la potenza dei sodalizi»; così il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione Giovanni Salvi, citato nella relazione. 

Il motivo dell’aggravamento dell’endemica vivacità dello scenario criminale pugliese viene individuato dal Procuratore nel «perdurare dello stato detentivo dei capi storici che ha di fatto comportato “il dinamismo e l’ingestibilità delle nuove leve, impazienti di scalare le gerarchie e disposte a tutto pur di ricoprire ruoli apicali”».

Gli improvvisi cambi negli assetti gerarchici dei clan e le modalità con le quali sono stati compiuti agguati e gambizzazioni, ne sono conferma: “Se a tanto si aggiunge una enorme disponibilità di armi, comprovata da numerosissimi sequestri, è evidente che ogni alterazione dei fragili e temporanei equilibri e, più in genere, qualsivoglia intralcio al più spregiudicato affarismo criminale viene sbrigativamente risolta con fatti omicidiari”, continua il Procuratore Salvi.

Le tensioni tra i gruppi criminali sono da ricondurre non solo ai contrasti tra clan antagonisti ma anche a frizioni interne e talvolta anche a mutamenti repentini dei rapporti di alleanza. In questo senso, si pensi “ai contrasti del recente passato tra i clan baresi Parisi e Capriati ma anche, con riguardo alla società foggiana, al sistema di alleanze della mafia garganica e con quella cerignolana e il loro collegamento con altri sodalizi italiani e stranieri”, si legge nella Relazione.

Il trend di crescita dei delitti di associazione di tipo mafioso sono indicativi sia delle tradizionali attività criminali del controllo del territorio, sia di quelle che denotano una vocazione affaristica e finalizzata al riciclaggio anche fuori regione.

Nella Relazione viene citato il Procuratore Generale della Corte di Appello di Lecce, Antonio Maruccia, che ha sottolineato la tendenza della criminalità organizzata salentina “a penetrare il tessuto economico e a infiltrare gli enti locali e le attività della Pubblica amministrazione. Non è un caso che i decreti di scioglimento dei consigli comunali riguardino Comuni al centro delle zone geografiche di influenza dei maggiori gruppi criminali la cui caratura mafiosa è quasi notoria, oltreché attestata da sentenze passate in giudicato. Il dato preoccupante è che gli episodi di coinvolgimento di amministratori locali in indagini di mafia riguardano tutto il distretto: da Sogliano Cavour a Manduria, da Scorrano a Erchie, da Carmiano ad Avetrana, da Cellino S. Marco a San Pietro Vernotico, fino al vertice dell’Amministrazione provinciale di Taranto”. Durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nell’anno 2021, sempre come riportato nella Relazione, l’Alto magistrato «ha ribadito la capacità di condizionamento da parte dei boss di talune pubbliche amministrazioni e l’arrendevolezza di singoli interlocutori rimarcando, a proposito delle elezioni amministrative, il “persistente atteggiamento di più candidati di rivolgersi agli esponenti della criminalità per avere l’appoggio elettorale….i comuni di Carmiano e Scorrano, sciolti per mafia nell’ultimo anno in esito ad accertamenti amministrativi, ancora una volta scaturiti dalle indagini della DDA, confermano il quadro”.

Anche in Puglia l’attuale situazione economico-sanitaria condizionata dalla pandemia Covid-19 ha profondamente inciso sulle strategie criminali dei clan sempre pronti a consolidare il proprio consenso sociale sul territorio. “In questo contesto di emergenza epidemiologica vanno letti i provvedimenti interdittivi antimafia alcuni dei quali connessi all’accaparramento fraudolento di erogazioni pubbliche nel settore dell’agricoltura ad opera di ditte attive nella provincia di Barletta-Andria-Trani e nel territorio dauno”.

Ritorneremo ancora su questo argomento.

Ciro Troiano