Tra le leggi interne e quelle europee quale prevale?

Da tempo noi italiani ci siamo abituati ad accettare la prevalenza delle leggi europee. Qui da noi non pochi cittadini -che hanno ritenuto di non aver avuto giustizia dalla nostra magistratura- hanno fatto ricorso a quella europea riportando vittorie epiche. Lo stato della nostra legislazione caotica ed elefantiaca, le lentezze dei procedimenti ed altro, ci fanno sperare nelle decisioni della magistratura europea. Per esempio il caso delle Banche azzerate o “risolte” (come oggi si dice) non sta trovando risposte adeguate in Italia e quindi si spera nella giustizia europea.      
Ma la questione della prevalenza tra leggi europee e nazionali non è certamente da considerare risolta.
Anche la Corte di Karlsrue, tedesca, per esempio, più volte si è espressa in modo sgradito alla Commissione europea.
Ma come mai emerge in continuazione questa questione?

In punto di diritto da sempre ogni Trattato internazionale va tradotto nel diritto nazionale e quindi ratificato dal Parlamento nazionale (che rappresenta il popolo di quella nazione e quindi è l’unica fonte di diritto democratico) che così lo trasforma in diritto interno e quindi applicabile. Diversamente sarebbe un diktat non ratificato dal popolo e cioè dai suoi rappresentanti. Rendere direttamente applicabile il diritto comunitario è stata una interpretazione del diritto e una forzatura entrambi inediti che non poteva non portarsi dietro varie contestazioni. Quindi mentre in Italia un po’ di ordine e di giustizia non poteva che essere gradita e quindi ancora nessuno parla di questo tema, in altri Stati qualche dubbio non poteva non sorgere: può, per esempio, la Commissione o la BCE disporre -anche se in modo indiretto- dei bilanci nazionali e quindi dei soldini dei cittadini contribuenti?

Nel nostro caso se alcuni articoli dei Trattati sono incompatibili con la Costituzione polacca aderire alla UE comporta modificare la Costituzione (che preesisteva) senza le procedure previste! Chi ha firmato i Trattati non aveva il potere di modificare la costituzione polacca. Quindi l’adesione della Polonia alla UE è nulla. Così stanno le cose; e anche l’Italia potrebbe esserne coinvolta. Cosa gravissima! Ma alcuni esponenti della Commissione e del Parlamento europeo aggravano molto la situazione con prese di posizione che sfiorano la minaccia di ritorsione quasi fossimo non in una grande famiglia ma nel pieno dei rapporti tra uno stato occupante e uno stato occupato che fa il birichino. Non è certo questo lo spirito dello stare insieme in Europa; quindi: mentre certamente la Polonia deve chiedersi cosa vuole fare, molto più importante è il lavoro che l’Europa deve fare per darsi delle risposte totalmente nuove. Il padre amorevole risolve meglio e prima i problemi dei figli di quanto non faccia un padre minaccioso: questo è il messaggio che ci portiamo dentro e che ci viene dalle nostre radici cristiane cui non possiamo e non vogliamo rinunciare.
Qualcuno lo ricordi in alto loco; perché solo su queste basi si può pensare di percorrere assieme la strada irta di difficoltà che ci aspetta.

    Canio Trione