Green pass? Un boomerang del governo

Il decreto del Governo sulla obbligatorietà del “Passaporto Verde” per andare a lavorare comincia a rivelarsi un boomerang.
Sembra proprio che si stiano risvegliando le coscienze: si comincia a nutrire la sensazione che, sotto la dizione di “emergenza sanitaria”, ci sia un vero e proprio attentato ai basilari diritti costituzionali degli italiani e la volontà politica di creare uno scenario sociale coercitivo.
Accanto alla insofferenza, che si sta tramutando in intolleranza, per i numerosi e niente affatto giustificabili vincoli della burocrazia amministrativa, fiscale, giudiziaria, bancaria, si aggiunge anche quello relativo all’obbligatorietà del green pass che viene visto, a torto o a ragione, come un assurdo “obbligo a non lavorare”.

La reazione popolare avrebbe dovuto essere ampiamente prevista dal governo. Ma questo governo ha chiarissime sembianze tecnocratiche più che politiche.
Si sa, quando la politica è in crisi, allora vengono fuori i tecnocrati che, affidandosi a norme e decreti, senza altra visione, “burocratizzano” il sistema della Economia Reale e della Società Civile; il Paese tutto.
In questi casi, oramai soventi in Italia, nella prima fase, tutto va bene perché si ha la sensazione di una riduzione del caos e di un po’ di ordine; ma poi, vengono al pettine i nodi sociali, prima di tutto l’ansia della identità, della libertà, della dignità dei cittadini.
Ecco il perché delle manifestazioni, targate No Vax ma con più ampia partecipazione, del 25 settembre a Milano, come in altre città.
Lì, gli slogan, ben esposti sui chiassosi cartelli di protesta e gridati, sono stati: “adesso basta”; “no al green pass”; “basta dittatura”; “Libertà”.
E tutti senza mascherina!

Lascia perplesso il modo in cui il Governo stia procedendo perché, nel concreto, sta generando un conflitto di popolo, una discriminazione di evidente tenore giuridico, una frattura sociale insanabile e ormai incancrenita, con reciproche accuse, ingiurie, odii: basta osservare media, social, talk show, per rendersene conto.
Inoltre, si stanno coagulando, e integrando, le proteste di diversi settori sociali ed economici quali, ad esempio, quelli dei No Vax e quelli dei camionisti che minacciano, dal 27 settembre, una pesante resistenza passiva quale l’abbattimento della efficienza della logistica; a 30 km/h!
E riscuotono una sempre più ampia simpatia.

Ma questo green pass, perché noi l’abbiamo varato? Fra l’altro, sembra, in questa versione, unici in Occidente?
Da quanto è dato sapere dal quotidiano e mediatico bollettino pandemico, in Italia, il livello dei contagi, ospedalizzazioni, terapie intensive, morti si è mantenuto costante e non allarmante; la campagna vaccinale, al 22 settembre, registrava che il 75% della popolazione totale (compresi gli under 12) aveva ricevuto almeno una dose di vaccino: quindi, molto bene.

Allora? A che dobbiamo questa inconsulta recrudescenza?
Perfezionismo alla Draghi, da primo della classe?
Ciò va bene nelle stanze tecnocratiche ma non in quelle della Politica e del Sociale dove ha piena e storica cittadinanza l’equilibrio dei fattori.

Infatti, a detta dei tecnocrati di governo, l’alibi è:
“l’aggressività della variante Delta impone di vaccinare il 90% della popolazione, qualunque cosa accada”.
Da qui, il green pass (assoldando tutta la comunicazione mediatica) è stato usato per scardinare le resistenze dei contrari al vaccino, con irricevibili obblighi anticostituzionali, in nome della “emergenza” che tutto soffoca.

Il Governo della burocrazia tecnocratica non si è accorto (anche lì nessuno legge quello che deve) che la Fondazione GIMBE (evidence for health), nel suo rapporto del 23 settembre (due giorni dopo il decreto d’estensione dell’obbligo del green pass), dichiara che ci sia stato un evidente calo delle somministrazioni prima-dose nelle due settimane precedenti dovuto, sì, alla diminuzione della platea vaccinabile, ma che dimostra che non ci sia stata, nonostante il tam tam mediatico, la corsa alla vaccinazione. In contemporanea, si legge che Federfarma ha denunciato un incremento del 50% della richiesta di tamponi.

Spie di resistenza; spie del fermento sociale; spie che un politico dovrebbe sapere leggere; spie che dovrebbero ricordare che quando c’è una costrizione intollerabile, allora parte il mercato nero.
Infatti, sembra che (a leggere il Fatto Quotidiano sempre bene informato sulle inchieste giudiziarie) sia in progress una indagine della Procura di Roma su green pass falsi. Senza soffermarsi sulle tecniche illecite, basti aggiungere che sembrano coinvolti politici, imprenditori, personalità del mondo dello spettacolo e dello sport. Vedremo come andrà a finire questa storia.

Quale la morale? Nonostante la situazione Covid 19 sia tranquilla, si perpetua lo stato emergenziale mentre, in parallelo, aumentano dubbi sulla legittimità costituzionale.
Allo stesso tempo, discriminazione sociale, faziosità e odio da guerra civile percorrono il Bel Paese.
E, intanto, comincia a serpeggiare la sensazione che l’emergenza sanitaria, che ha fatto il suo tempo, possa essere sostituita dalla emergenza ambientale.
Ma davvero questo è il nostro futuro?

Antonio Vox, Presidente “Sistema Paese” – Economia Reale & Società Civile