Zoomafia in Puglia: la fenomenologia criminale

Recentemente siamo intervenuti sui dati del Rapporto Zoomafia 2021 della LAV relativi alla Puglia, sottolineando come la regione si confermi tra le maggiori a rischio attività criminali a danno di animali. Ma qual è la fenomenologia della zoomafia in Puglia? Come si manifesta questo fenomeno criminale e scellerato che miete migliaia di vittime animali? Qui si seguito una breve carrellata dei vari filoni.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & doping  

Un settore collegato alle scommesse e da sempre interessato dalle infiltrazioni della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche, nel cui ambito l’illiceità può riguardare sia le corse clandestine che le gare ufficiali, con la gestione delle puntate presso i punti scommesse o la regolarità delle stesse corse, che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie o driver e da atteggiamenti prevaricatori verso i fantini, o dalla pratica del doping sugli animali. In tema di associazione per delinquere di stampo mafioso e del controllo delle corse ippiche va citata l’inchiesta sulla “Società Foggiana”, che ha fatto emergere come tra le fonti di guadagno illecito del sodalizio vi fosse l’alterazione dei risultati delle corse dei cavalli facendo vincere il fantino di volta in volta individuato.   

Nel 2020, secondo i dati del laboratorio ufficiale per le analisi antidoping, alcuni cavalli che correvano in gare ufficiali in Puglia sono risultati positivi a sostanza vietata. Arsenico, Caffeina, Diossido di Carbonio, Flunixin, Testosterone e Tramadol: queste le sostanze trovare nei cavalli.   

Preoccupante il fenomeno del furto di cavalli: nel mese di luglio 2020, solo in una settimana, sono stati rapiti una decina di cavalli in quattro diverse scuderie. Ma gli animali rapiti sono molto di più. 

La “Cupola del bestiame”: la criminalità degli allevamenti  

Furti di animali dagli allevamenti, macellazione clandestina, maltrattamento, sono alcune delle illegalità accertate. Le varie relazioni semestrali della DIA citano spesso casi relativi alle infiltrazioni da parte di esponenti della criminalità organizzata nella filiera della zootecnia. Il business dell’agroalimentare costituisce per la criminalità organizzata uno strumento particolarmente efficace allo scopo di affermare il controllo del territorio, interferendo nel mercato immobiliare dei terreni agricoli, nella commercializzazione degli alimenti, e nel condizionamento dei prezzi dei raccolti. Diverse interdittive antimafia sono state emesse dal Prefetto di Foggia a carico di aziende operanti nel settore. “Per quanto attiene a questa seconda linea d’azione criminale un breve cenno merita la situazione in cui versano nel foggiano le aziende agricole sempre più colpite dai tentativi di infiltrazione criminale, sia in termini di richieste di pagamento del ‘pizzo’ e di imposizione di manodopera soprattutto nei servizi di supporto al comparto come trasporto e guardiania, sia in termini di indebolimento delle imprese (attraverso usura, furti di mezzi agricoli e i numerosissimi episodi di danneggiamento alle colture) e di concorrenza sleale, attraverso illeciti come la contraffazione degli alimenti e le macellazioni clandestine”. (Relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’ attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, gennaio – giugno 2020). 

“Come evidenziato per il Foggiano un settore che potrà rilevarsi particolarmente nevralgico è quello della pesca e dell’agroalimentare che, specie nell’entroterra rurale e nella Valle d’Ofanto, avrebbe manifestato segnali d’allarme (connessi anche alla difficoltà di reperire la manodopera necessaria per i raccolti estivi ovvero per la manutenzione stagionale dei campi). Al riguardo, si temono la capacità d’interferenza e la propensione dei sodalizi mafiosi ad investire nel comparto alterando le regole del mercato e puntando ai contributi europei a sostegno dell’agricoltura. Indicativa in tema è l’interdittiva antimafia emessa, nel semestre, dal Prefetto di Barletta-Andria-Trani nei confronti di un’impresa individuale, attiva nelle colture cerealicole e nell’allevamento di ovini, intestata al figlio di un pregiudicato andriese catturato nel mese di aprile dopo oltre un anno di latitanza”. (Relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’ attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, gennaio – giugno 2020). 

Il contrabbando di fauna e il bracconaggio  

Alcune zone della regione, come le coste e le zone umide pugliesi, sono considerate “black spot” per il bracconaggio e la cattura illegale di fauna selvatica. La Puglia è anche meta di bracconieri provenienti da altre regioni, in particolare uccellatori campani che catturano i cardellini per venderli nei mercati abusivi. Caccia in parchi e riserve naturali e in periodo di chiusura, abbattimento di specie protette, fucili illegali, richiami elettromagnetici, armi modificate, porto abusivo di armi: il bracconaggio in Puglia manifesta una pericolosità evidente e, in alcuni contesti, si veste dei caratteri della criminalità organizzata.  Furto aggravato avifauna, ricettazione di fauna selvatica ed esotica, maltrattamenti di animali, danneggiamento ecc. sono i reati che fanno da corollario alla cattura di fauna selvatica. Molto attivo il traffico di tartarughe e quello dei Parrocchetti monaco. 

Combattimenti tra animali, canili abusivi e traffico di cani  

Per quanto riguarda i combattimenti tra animali, nel 2020 non sono state registrate indagini.  

Merita attenzione la situazione dei canili. Negli ultimi anni sono state sequestrate alcune strutture, in diverse operazioni e per diversi motivi.   

Il traffico di cani provenienti dai paesi dell’Est si presenta sempre di più come attività organizzata e strutturata. La Puglia rappresenta una regione di smistamento degli animali importati.    

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno del mare e dei suoi abitanti  

La pesca di frodo, la raccolta di ricci e datteri di mare, la pesca di oloturie, di “Bianchetto” e di Tonno rosso sono attività saldamente presenti nella regione con il coinvolgimento di gruppi organizzati e, in alcuni casi, malavitosi. Le varie relazioni della Direzione Investigativa Antimafia dedicano molto spazio agli interessi della criminalità pugliese in attività criminali che coinvolgono la pesca e la vendita del pescato. Registrati tentativi di imporre il monopolio sulla vendita di pesce con metodi criminali e infiltrazioni nella gestione del settore ittico. “Si riconferma, quindi e ancora una volta, quanto già emerso in passato tanto dalle attività di analisi quanto da indagini, cioè la spiccata vocazione della sacra corona unita leccese verso il settore imprenditoriale, testimoniata dalle intuizioni affaristiche di alcuni giovani luogotenenti, dagli investimenti dei proventi accumulati con la compravendita di droga ed estorsioni, dal controllo delle attività di security nei locali di intrattenimento, soprattutto nell’area di Gallipoli, e, infine, dalla gestione del settore ittico al controllo del gaming”. (Relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’ attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, gennaio – giugno 2020).

Ciro Troiano