La Pax americana e i suoi singolari connotati

La progenitrice di tutte le paces che si sono succedute sul pianeta negli ultimi di due millenni è la Pax Romana.

La forza militare, economica e politica di Roma, assolutamente superiore a quelle degli altri Paesi, garantiva periodi di pace  molto prolungati: l’Urbe era arbitra di tutte le contese. 

Naturalmente il mondo ha conosciuto altre paces, dopo il declino e la caduta dell’Impero romano: vi sono state una pax hispanica, all’inizio del Seicento; una pax britannica, dopo le guerre napoleoniche, fondata soprattutto sulla forza della sua flotta, la Royal Navy e vi è, tuttora presente e vegeta, una pax americana, iniziata alla fine della seconda guerra mondiale.

Le differenze di tale ultima pax rispetto alle precedenti sono, però, notevoli e devono evidenziarsi, per evitare pericolose confusioni.

Sul piano militare, in primis, la supremazia degli Stati Uniti non è schiacciante: Russia, Cina, Corea del Nord, India sono certamente temibili e potenti. L’unica possibilità di permanenza dell’egemonia in Occidente e nel Medio Oriente per gli Stati Uniti d’America e per l’Unione Europea è di non svegliare e stuzzicare questi cani fin che dormono.

In secondo luogo, si tratta di una pax sui generis perché  si basa sulla continua presenza e permanenza di una guerra fuori dai confini dell’Occidente strettamente inteso. E’ noto, infatti, che dalla fine della seconda guerra mondiale le forze armate statunitensi, a dispetto della conclamata ed esaltata  pax americana, sono state costantemente impegnate in azioni belliche (i bombardamenti sono stato un cirollario aggiuntivo). E ciò: in Corea con i Presidenti Harry Truman e Dwight Eisenhover; in Vietnam con John Fitzgerald Kennedy, Lyndon Johnson e Richard Nixon;in Afghanistan con Jimmy Carter; in Iraq con George H.W. Bush; in Somalia, nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq, in Sudan con Bill Clinton e George W.Bush, in Siria, in Libia, in Iraq e in Afghanistan, in Yemen, in Somalia, in Pakistan con Barack Obama, paradossalmente Premio Nobel per la Pace.

In terzo luogo, la pax americana non è mai disgiunta dall’alimentazione, sotterranea ma dimostrabile, e certamente permanente di focolai di guerre cosiddette sante, jihad, tra opposte fazioni, eretiche o scismatiche del monoteismo mediorientale, vera fiamma sempre accesa del bellicismo perpetuo.

La spiegazione della singolarità della pax americana è rinvenibile nel fatto che, mentre nelle altre grandi potenze extra-occidentali, il predominio dei Capi politici è pressochè assoluto e investe sia le casse dello Stato, sia i militari, sia l’apparato produttivo, negli Stati Uniti d’America e nell’Unione Europea non è così: le forze politiche sono sostanzialmente al servizio delle centrali finanziarie di Wall Street e della City (gli eletti dal popolo non sarebbero mai tali senza il sostegno finanziario soprattutto delle banche, oltre che dei grandi gruppi economici) che attraverso il mercato, gli investimenti e le nomine nel Deep State a livelli di verticecontrollano le autorità politiche.

Le entità che possiedono il denaro hanno il dominio delle fake news che disorientano gli elettori e giustificano, con interventi di sedicenti politologi sui media (New York Times, in testa) le iniziative corrotte dello stesso Parlamento americano che possono giungere sino all’impeachment di un Presidente con prove fasulle. La stampa statunitense ha dato notizia  dell’incriminazione dell’avvocato dei Clinton per avere fabbricato documenti falsi diretti a dimostrare la responsabilità di Donald Trump per relazioni finanziarie con la Russia che, se confermata dai giudici, darà un’ulteriore prova dell’estensione dei poteri illegali e truffaldini del Deep State Nord-americano.

Nell’“Unione Europea” le cose non vanno meglio. In essa,  priva, com’è, di gestione politica, il governo è addirittura affidato direttamente a tecnocrati di provenienza prevalentemente finanziaria.

In conclusione,  può dirsi che la diversità della pax americana sta nel fatto che, sul piano economico, le centrali del credito monetario non possono consentire che si fermini industrie “partecipate” e lucrose come quella delle armi né che le banche non siano impegnate in prestiti per la ricostruzione di Paesi distrutti dagli eventi bellici. 

Con un’interpretazione del tutto singolare del detto romano si vis pacem para bellum si potrebbe dire che la guerra da preparare nel corso della pax americana  è quella fuori dai confini dell’Impero.

Naturalmente, ciò, per i popoli dell’Occidente, pur privati, come dicono gli ecclesiastici, di avere alcuna “voce in capitolo”, è pur sempre qualcosa! Ed è quel “qualcosa”, a voler essere benevoli, che impedisce loro di togliersi i paraocchi e guardare alla realtà senza infingimenti o calcolate ipocrisie.

Luigi Mazzella