La riforma del fisco

Mentre tutto il popolo italico, media e social, si cimenta conflittualmente su pandemia, vaccino, green pass, obbligatorietà, scambiandosi, senza nessuna remora d’identità unità e rispetto reciproco, pesanti ingiurie e accuse; mentre il governo procede, cinico e imperturbabile nelle limitazioni delle libertà individuali sostituendole con le cosiddette “libertà collettive”; i veri obiettivi del governo Draghi sono accuratamente oscurati. E il popolo gregge abbocca.

Vediamo di cosa si tratta.

Cominciamo, con un po’ di pazienza, dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) di cui l’Italia, guarda caso, è una “colonna portante”.

Dal sito del “Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale”, che vi invitiamo a consultare, leggiamo:

“Nata il 1960 … 20 Paesi fondatori … 38 Paesi membri … 6 Paesi candidati … relazioni con alcuni Paesi emergenti (cosiddetti ‘key partner’) … contatti con circa 70 Paesi non membri, economie in via di sviluppo e in transizione, …  nonché con altre Organizzazioni e Forum Internazionali (G7, G20, APEC)”;

La missione dell’OCSE è la promozione, a livello globale, di politiche che migliorino il benessere economico e sociale dei cittadini”;

“L’OCSE … riveste a pieno titolo un ruolo politico e scientifico di rilievo …”.

Una potenza! Ma perché citiamo l’OCSE?

Perché, questo è il punto, essa sembra, ma forse è, il simulacro della globalizzazione.

Ritroviamo le sue impostazioni politiche negli indirizzi del Governo Draghi.

Ora, le nebbie (per quanto concerne gli obiettivi del governo, le dinamiche della politica italiana, dei percorsi, gli orientamenti dei talk show e dei media) sembrano dissolversi.

E, forse, anche, si dissolve l’equivoco sulla corretta interpretazione di quella cosa che, da tanti, viene denominata “nuovo ordine mondiale”.

Andiamo un po’ nel dettaglio.

Nel suo “Rapporto sull’Italia 2021”, leggiamo la ricetta OCSE per il nostro Paese: “Adeguare le tasse sulla casa e aumentare quella su successioni e donazioni, al fine di ridurre il peso del Fisco sui redditi da lavoro”.

Sembra una banalità condivisibile, ma è il comandamento all’Italia per la Riforma del Fisco e per rivedere le regole IRPEF. Non credevamo di essere sudditi anche dell’Ocse.

A ben guardare, questo comandamento è una sorta di “azzeramento del passato” e di tutto ciò che abbiamo costruito con fatica, dedizione e lavoro.

In altre parole, si vuol ripartire da zero: “scurdammece o’ passato”.

Da questo momento conta solo la politica del “uno vale uno”.

Ma questo comandamento è, non solo un cinico attentato alla proprietà privata ma anche una estorsione continua; sia perché, anno dopo anno, lo Stato piglia tutto quello che abbiamo già speso per acquistare la nostra casa di proprietà; sia perché, rimanendo nostra la proprietà, continueremo a pagare oltre, in maniera perpetua.

Quali sono i dati ufficiali che inducono la raccomandazione OCSE?

A fronte di un gettito fiscale (Italia, 2019) del 42,4% del PIL (media mondiale OCSE pari al 33,8%), la quota preponderante deriva dalle imposte sui redditi da lavoro.

Quindi, è necessario stabilire un equilibrio aumentando la tassazione sui consumi, sulle successioni e sui patrimoni. Aumentare queste tassazioni per ridurre la tassazione sul lavoro significa favorire la crescita perché le imprese vedranno alleggerite i propri oneri fiscali a cominciare dai contributi previdenziali.  

In sostanza il progetto è far pagare il “cuneo fiscale” ai consumi, alle successioni, ai patrimoni; dove per “patrimonio”, si badi bene, si intende, soprattutto, il “mattone di proprietà”.

Ora, tassare i consumi significa aumentare l’IVA, che è già alta.

Tassare le successioni non sembra che sia molto “remunerativo” perché i “grandi patrimoni” sono al sicuro (sarebbe bellissimo, perché condivisibilissimo, rimettere in ciclo grandi ricchezze!) e i “piccoli patrimoni”, quelli dei lavoratori, sono stati faticosamente accumulati in una vita di lavoro e sacrifici e su di essi sono già state pagate le tasse sul reddito. È vero che l’Italia è un Paese anziano ma, diamine, ci vuole del tempo per l’incasso che, per di più, è “una tantum” ad una aliquota già aumentata dal 8,4% al 15,1%.  

Ci vuole un gettito continuo e permanente. Cosa rimane? Il mattone, cioè l’IMU.

Ma aumentare l’IMU tout court non si può, per le ragioni sopra dette.

Rimane allora il “corto circuito”: la Riforma del Catasto. 

Il Rapporto sull’Italia 2021 dell’OCSE dà la soluzione: adeguare i valori catastali e collegarli al mercato; allo stesso tempo allineare (aumentare) le aliquote.

Così, il reddito del proprietario cresce (fittiziamente) e le tasse crescono.  

A questo punto siamo costretti a fare la nostra osservazione che è anche conclusiva e che vale per tutto l’articolo:

” È significativo che la raccomandazione OCSE non indichi all’Italia la via maestra pe la crescita e lo sviluppo: abbassare quel 42,4% fino alla media mondiale del 33,8% e costruire un humus favorevole all’impresa. Ciò significherebbe spending review, etica sociopolitica, contenimento dei costi della politica, onestà intellettuale, cassazione dei privilegi, burocrazia efficace ed efficiente”.

Mai sia: questa significherebbe “vera rivoluzione”, per giunta, non cruenta.

Errore. Il nome file non è specificato.La Riforma del Catasto, o meglio, è la revisione della “tassa sul mattone” e, più in generale, della “tassa sulla proprietà”, è fortemente richiesta dall’OCSE alla Commissione Europea; infatti, questa, in fase di approvazione del PNRR, ha preteso, guarda caso, un riequilibrio dei carichi fiscali a favore del lavoro e la contestuale riforma dei valori catastali.

Di questo progetto e di questo impegno italiano, chi ne sa qualcosa? Credo, nessuno del popolo, impegnato come è con i temi pandemici che gli si propinano come una terapia quotidiana.

Qualcuno della politica? Ne dubitiamo: al governo Draghi si dice sempre di sì senza nemmeno leggere le carte.

Ma qualcosa è trapelato: ci sovvengono le posizioni politiche dell’eccellente Enrico Letta quando era appena eletto alla segreteria del PD. Ricordate cosa disse sulle eredità? Tutto torna.

Questo “ricominciare da zero”, questo “uno vale uno”, non appaiono forse come un “livellamento” globale? Non è forse l’obiettivo dichiarato del “nuovo ordine mondiale”, come sostengono i convinti assertori? Non è forse una cancellazione della Storia? Non è forse una guerra alle conquiste della civiltà occidentale? Non è forse il tentativo di cancellare le identità?

Ma in mano a chi sta questa OCSE? Quali e quante sono le sue complicità?

Ovviamente, la riforma del fisco e, in subordine subliminale, del catasto, sono accompagnate, nella comunicazione di regime, da slogan “buonisti e populistici” che sintetizziamo: combattere l’evasione fiscale; garantire il percorso verso l’equità; disgregare le concentrazioni di ricchezza (eccetto quelle degli amici!); riequilibrare la distribuzione della ricchezza; sostenere gli indigenti; promuovere la solidarietà globale; assicurare un futuro alla immigrazione in cerca di una vita decente etc.   

Slogan certamente condivisibili ma che offuscano ogni razionalità.

Poiché la via maestra, sopra indicata (andate a rileggerla), non è mai citata bisogna concludere che il vero obiettivo non è quello dichiarato, “buonista e populista”, ma il dominio (e il controllo) di una popolazione, favorendo la trasformazione da una comunità di individui ad un gregge numeroso, indistinguibile nei suoi membri, soggetto al plagio e ad una “democrazia pilotata”.

Diabolicamente: si sa che il gregge non sa cosa sia il concetto di famiglia.

Poi, intervengono le tecniche di attuazione della Riforma del Fisco e del Catasto, affidate al sistema autoreferenziale della burocrazia, prepotente con l’arma delle normative, presuntuosa di verità “normata” e indiscutibile: tanto da paragonarsi ad una religione.

Infatti, si vorrà cambiare l’unità di misura (dal vano al metro quadrato); adottare nuovi valori patrimoniali (per mq e per mercato!); costruire la mappatura digitale; utilizzare rilievi aerofotogrammetrici come confronto sugli elaborati catastali.

La digitalizzazione non al servizio del cittadino, ma per controllare il cittadino.

Io, speriamo che me la cavo.

Antonio Vox, Presidente di Sistema Paese – Economia Reale & Società Civile