Un click per la democrazia

Durante l’estate appena passata Marco Cappato, noto attivista per le questioni relative al termine vita, al riscaldamento globale e alla legalizzazione di alcune sostanze attualmente illegali, ha effettuato un lungo giro nel paese per promuovere il referendum sull’eutanasia legale. 

Le 500mila firme fisiche, necessarie perché l’iter del referendum potesse effettivamente partire, sono state raggiunte il 16 agosto nonostante all’iniziativa sia stata data pochissima rilevanza mediatica in tv, radio e sui giornali. 

Durante l’approvazione della legge di conversione del decreto semplificazioni però è passato un emendamento, ovvero una modifica, proposto da Riccardo Magi (deputato di +Europa); l’emendamento che sembra piccolo, ed in effetti è passato un po’ sotto traccia, ha cambiato l’assetto dei referendum in Italia e di questo ci si accorgerà presto. 

Tramite l’emendamento è stato infatti equiparato l’uso dello SPID (sistema pubblico di identità digitale), già utilizzato per accedere online a molti servizi nazionali e locali, alla firma in presenza facendo in modo che tantissime persone possano apporre la propria firma ai referendum non recandosi ai banchetti, ma comodamente da casa tramite l’utilizzo di telefoni e computer.  

Il risultato è stato immediato: non appena sono state autorizzate le firme on line si è passati in poche ore dalle 500mila fin ad allora raggiunte a 850mila. 

Di conseguenza, spinti dall’entusiasmo parte degli stessi proponenti di quel referendum ne hanno proposto subito un altro depositando il quesito lo scorso 7 settembre ed iniziando una forte campagna social. 

Secondo il nostro ordinamento le richieste di referendum devono essere depositate tra il 1º Gennaio ed il 30 Settembre, perché dopo quel momento la Corte di Cassazione e quella Costituzionale devono avere il tempo per esaminare le richieste depositate ed, eventualmente, approvarle o rigettarle. 

Ci si sta però ora riferendo al referendum per la legalizzazione della cannabis, proposto dall’associazione Luca Coscioni e sostenuto da vari gruppi e qualche politico indipendente. 

La notizia è che in circa 48 ore dall’”apertura” dei banchetti (anche se il referendum si è svolto quasi solo online) si è raggiunta quasi la metà delle firme necessarie, sarà quindi opportuno analizzare il contenuto del referendum. 

Quella sulla cannabis è una modifica di duplice natura all’attuale sistema che disciplina coltivazione e uso che diverrebbero, nella mente dei proponenti, totalmente legali facendo in modo che questi prodotti e i loro effetti siano trattati alla stregua degli alcolici, il traffico internazionale però rimarrebbe un reato. 

A tal proposito anche in Commissione Giustizia, alla Camera, si muove qualcosa poiché pochi giorni fa è arrivato un primo sì a Montecitorio, sempre sotto la spinta di Riccardo Magi, ad una legge che dovrebbe permettere il possesso fino a quattro piante. 

Il mondo sta andando avanti per questa strada, ci sono Stati in cui la cannabis è legale ormai da anni senza che avvenga alcunché di devastante o scandaloso e ha senso che siano i cittadini, tramite referendum a organizzarsi per superare il vecchio “stigma” della droga o che, ogni tanto in Parlamento, ci sia qualche coraggioso politico che provi a presentare qualche disegno che può sembrare rivoluzionario agli occhi di molti. 

Il referendum è inoltre abrogativo, ciò significa che “elimina” una parte della legge vigente: quindi se passa la raccolta firme ed al voto vince il si, la cannabis diventa legale e i Partiti non potranno più intervenire per modificare alcunché. 

Tutto questo ci porta a due riflessioni: una sulla natura attuale della politica ed una sullo strumento internet, poiché è evidente che si è passati da firmare soltanto inutili petizioni online che non hanno effetti sulla totalità della popolazione ad un referendum che può abrogare leggi dello Stato, il salto è abissale. 

Riguardo la politica si deve notare che questo entusiasmo rispetto a questioni che sono state in ballo per anni (la legalizzazione anche in ottica di lotta alle mafie, l’eutanasia per pazienti terminali) è evidente sottolinei che alle persone questi argomenti, ignorati per anni dai partiti, interessino molto e per una ragione: fanno parte della vita comune di tutti e toccano le nostre esistenze e le nostre giornate.  

Ovviamente non è detto che approvato il referendum, dopo la raccolta firme, gli aventi diritto vadano a votare in numero sufficiente a raggiungere il quorum, cioè il minimo di votanti per rendere valido lo stesso (in questo caso la metà degli aventi diritto più uno) però è abbastanza per segnalare ai partiti, che hanno il monopolio sugli argomenti di cui il paese discute, che ci sono altre cose che i cittadini vorrebbero vedere sul tavolo e che possono coinvolgere di più lo popolazione, soprattutto se gli altri argomenti sono beghe tra i partiti e giochi di potere che, talvolta, hanno invece l’effetto opposto allontanando le persone dalla politica. 

Esiste però un problema: se da una parte l’emendamento Magi ha aperto verso questo nuovo modo di democrazia diretta, che quindi rende molto più facile il raggiungimento delle 500mila firme necessarie per richiedere un referendum, togliendo il potere ai partiti e alle grosse organizzazioni che sino ad ora hanno gestito la struttura “fisica” del voto, ovviamente questa novità conferisce molto potere ad un’altra figura: coloro che hanno la capacità di attivare molte persone online, gli Influecer. 

Sono diversi anni ormai che gli interventi di queste figure, soprattutto nel campo dell’attivismo, vengono vissuti con un certo fastidio, un ingresso non autorizzato per un campo che si definisce da solo “alto” e “colto” e che non tollera gli estranei; è evidente che a questo processo si è data una rapida accelerata, nel bene o nel male dato che le situazioni tendono ad essere più complicate di “bianco” o “nero”. 

Questa perdita di potere, oltre alla considerazione che il referendum sia uno strumento che può diventare pericolosissimo se gli elettori sono manipolati e/o disinformati, è la ragione per cui probabilmente si tornerà a parlare di modifiche all’articolo 75 della Costituzione, per aumentare il numero di firme necessarie per promuovere un referendum, e questo passaggio negli anni a venire diventerà fondamentale per la vita democratica del paese. 

Ninì Romanazzi