Storia Afghana

Ciò che uno Stato è o non è dipende tutto dalla sua storia; ed è questa che si deve analizzare per comprendere meglio il suo presente. Il moderno Afghanistan nasce come regno in seguito all’uccisione dello scià (shah, che significa re) di Persia Nadir Shah Afshar nel 1747. Il generale Ahmad Durrani, capo di una tribù pashtun dell’altopiano iranico, si proclamò scià a Kandahar impadronendosi della parte orientale dell’Impero Persiano, fondando, appunto, l’Impero Durrani. La storia dell’Afghanistan è sempre stata molto travagliata a causa della sua posizione di passaggio (parti delle sue regioni erano degli snodi importanti della Via della seta) tra la Cina, l’India, l’Iran e le steppe del Nord, e anche a causa dei contrasti interni tra le varie etnie che nel frattempo vi si sono stanziate. Per tutto l’Ottocento l’Afghanistan fu oggetto di contesa tra russi e inglesi, rimanendo sotto tutela britannica per gran parte del secolo, riuscendo a liberarsi solo negli anni Venti del Novecento. Così dagli anni ’30 il Paese fu retto dal re Muhammad Zahir Shah che durante la seconda guerra mondiale rimase neutrale, riuscendo a mantenere intatti i confini del suo regno, che fu caratterizzato da un lungo periodo di stabilità (anche se le rivalità tribali rimasero) e da una serie di riforme per modernizzare il Paese. Zahir Shah istituì la prima moderna Università, mantenne buoni rapporti commerciali e culturali con l’Europa e nel 1964 cambiò la Costituzione in senso democratico con libere elezioni a suffragio universale e con un Parlamento, riconoscendo i diritti civili e garantendo l’emancipazione delle donne. Questa moderna monarchia costituzionale fu rovesciata nel 1973 dal colpo di stato realizzato dal re Mohammad Daud Khan, cugino di Zahir Shah, proprio mentre questi si trovava in Italia per dei controlli medici, dove poi rimase in esilio per quasi 30 anni. Daud Khan formò un governo repubblicano e continuò l’opera progressista del cugino soprattutto nei confronti dei diritti delle donne. A sua volta fu deposto il 27 aprile del 1978 con il colpo di stato operato dal movimento di liberazione nazionale guidato da Hafizullah Amin, membro del PDPA, Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan che era stato costituito l’1 gennaio del 1965. Appena due anni dopo il partito si divise nelle due fazioni che presero il nome dei loro rispettivi giornali di riferimento: il Pamshar (bandiera), che era l’ala più moderata, e il Khalq (popolo), che era l’ala più estremista e i cui leader storici furono Taraky, Amin e Gulabzoy fino al 1990.

  Con questo colpo di Stato conosciuto come la Rivoluzione di Saur (saur è il secondo mese del calendario persiano, che corrisponde appunto al mese di aprile), venne instaurata la RDA, Repubblica Democratica dell’Afghanistan. La scintilla che provocò la rivoluzione fu l’assassinio del dirigente comunista Mir Akbar Khyber avvenuto dieci giorni prima mentre si recava a casa. Il re Khan incolpò l’Izb-i Islami, organizzazione accademica anticomunista, mentre Nur Muhammad Taraky, segretario del PDPA fin dalla sua fondazione, ritenne invece responsabile il re stesso che venne ucciso il giorno dopo il colpo di Stato. L’1 maggio successivo Taraky divenne Presidente e Primo Ministro della neo Repubblica afghana, il quale, in seguito a controverse vicende col suo stesso rivale interno al partito Amin, venne da questi rovesciato il 4 settembre del 1979 e “morto per una misteriosa malattia” dieci giorni dopo. Taraky venne destituito e probabilmente assassinato in seguito al malcontento provocato dalle sue riforme comuniste troppo estreme.

  Amin così divenne il secondo Presidente della Repubblica afghana, il cui governo è stato caratterizzato da brutali epurazioni di membri dissidenti del PDPA, divenendo presto impopolare. Il 24 dicembre del 1979 ci fu l’invasione sovietica e Amin, rimasto al potere appena tre mesi, venne ucciso tre giorni dopo, probabilmente da elementi speciali del KGB perché ritenuto dall’Unione Sovietica stessa destabilizzante per l’Afghanistan e amico della CIA. I sovietici sostennero però che ad ucciderlo erano stati i membri del Comitato centrale rivoluzionario afghano che elesse come terzo presidente della RDA Babrak Karmal il 27 dicembre. Karmal era uno dei 28 fondatori del PDPA e leader del Pamshar. L’invasione sovietica durò fino al 15 febbraio del 1989, giorno della conclusione della ritirata del suo esercito seguita alla firma degli accordi di Ginevra. A Karmal succedette Muhammad Najibullah nel 1986, che ribattezzò la RDA in Repubblica dell’Afghanistan di cui divenne presidente, inserendo nella Costituzione la sharia islamica. Come Karmal, anche lui era della fazione del PDPA Pamshar, ma cambiò la sua visione politica dalla base ideologica leninista-marxista a quella nazionalista dopo il ritiro sovietico, e nel giugno del 1990 fondò il partito Hizb-i Watan, il Partito della Patria. Il lungo conflitto durato nove anni, vide contrapporsi l’esercito della RDA sostenuto da quello sovietico, contro la varia, sparsa e mai unitaria guerriglia afghana, i mujaheddin, cioè i combattenti della jihad o guerra santa islamica, provenienti dalle popolazioni rurali fedeli ai principi tradizionali afghani e islamici e contrari alle idee leniniste-marxiste. I mujaheddin venivano finanziati non ufficialmente da USA e Regno Unito, e anche da Pakistan, Iran, Arabia Saudita e Cina, chiaramente in funzione antisovietica. Anche dopo la ritirata sovietica, definita dagli storici il Vietnam sovietico, il conflitto tra mujaheddin e l’esercito della RDA durò fino alla vittoria dei guerriglieri avvenuta nell’aprile del 1992, i quali trasformarono l’Afghanistan in una repubblica islamica. Karmal morì a Mosca di cancro al fegato il 3 dicembre del 1996 e il suo corpo seppellito in Afghanistan. I Talebani lo riesumarono e lo gettarono nel fiume Amu Darya. 

  La guerra civile afghana continuò anche dopo la vittoria dei Talebani avvenuta nel 1996, quando instaurarono un Emirato Islamico Teocratico dove le donne non ebbero più nessun diritto, fino alla loro caduta provocata dall’invasione dell’esercito USA in Afghanistan in seguito ai fatti dell’11 settembre del 2001 e al rifiuto di consegnare loro Osama Bin Laden ritenuto responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle. Fiero e convinto oppositore dei Talebani, come prima ancora dei sovietici durante la loro occupazione, fu Ahmad Shah Mas ‘ud, più noto con lo pseudonimo di generale Massoud e soprannominato il Leone del Panjshir, fatto uccidere da Bin Laden due giorni prima dell’attentato alle Torri Gemelle. Il generale Massoud fu proclamato eroe nazionale il 25 aprile 2002 e candidato postumo nello stesso anno al Nobel per la Pace e al Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero. Dal dicembre 2001 per quasi tre anni fu insediato un governo provvisorio con Hamid Karzai (pashtun) a capo dell’Amministrazione transitoria afghana e poi come Presidente ad interim dal 19 giugno 2002. Il 9 ottobre 2004 fu eletto Presidente al primo turno affermandosi in 21 province su 34 grazie al forte sostegno dell’amministrazione di George W. Bush, divenendo il primo Presidente afghano democraticamente eletto. Rieletto il 20 agosto del 2009 grazie al ritiro dal ballottaggio dell’avversario Abdullah Abdullah che temeva nuovi brogli elettorali, come già era stato accertato dalla commissione elettorale afghana in occasione del primo turno, la quale aveva ridimensionato i voti di Karzai spedendolo, appunto, al ballottaggio. Alla scadenza del mandato di Karzai, Mohammad Ashraf Ghani (pashtun) fu eletto Presidente il 21 settembre del 2014, fino alla riconquista di Kabul da parte dei Talebani. Ghani, infatti, è fuggito con la famiglia negli Emirati Arabi Uniti il 15 agosto scorso.     

  Il figlio del generale Massoud, leader della resistenza anti-talebana nel Panjshir, provincia afghana con capitale Bazarak, dopo l’uccisione del suo portavoce Fahim Dasht è pronto a trattare per porre fine agli scontri, a patto che i Talebani interrompano l’avanzata su questa provincia. Gli studenti coranici si ritrovano ancora a governare in Afghanistan vittoriosi su tutti. Non si sa ancora come sarà composto il nuovo governo, e non ci è dato prevedere quanto potrà durare e soprattutto come governerà. I Talebani faranno tesoro della storia? Questa è l’unica speranza che rimane al popolo afghano (ma anche all’Occidente non guerrafondaio) rimasto a vivere e/o a sopravvivere in questa terra in prevalenza montuosa, deserta, calda e arida d’estate e fredda d’inverno a causa dell’altitudine. Certamente quello afghano è un popolo molto fiero e combattivo ma anche logorato da decenni di guerre che hanno desolato e devastato le poche grandi città di questo territorio di passaggio. Per ciò questo popolo merita un lungo periodo di stabilità politica, di pace e di benessere. Sarà così?

Angelo Lo Verme