La fiera del levante

Da sempre in questi giorni si inaugurava la Fiera del Levante. Quest’anno no. Né leggeremo la Gazzetta, nè possiamo dire di avere più la maggiore banca del Sud e anche la squadra di calcio non fa bella figura.
Uno dei luoghi comuni più diffusi sulle Fiere è che nell’era internet sono obsolete. Cosa platealmente falsa per esempio per il food che ha bisogno di essere testato con tutti i sensi per essere scelto; ma ancor più è vero che le imprese piccole e nascenti hanno bisogno di un luogo ed un momento per farsi conoscere e far conoscere il loro prodotto a persone nuove; anche in questo caso il contatto personale è fondamentale in un momento in cui per aggiungere ai propri fornitori tradizionali prodotti e filosofie nuove è necessario che si crei un momento di incontro e scambio di idee. Ma c’è dell’altro ancora più serio ed importante che lasciamo per il momento nella penna.

Vero è però che le Fiere costano e quindi effettuano inconsapevolmente o involontariamente una selezione tra imprese forti e imprese nascenti. È il peccato mortale che ha fatto vivere di stenti tutte le Fiere.
Altro elemento fondamentale per il futuro della Fiera barese lo troviamo nella composizione della economia pugliese e meridionale.

Quando fu concepita la campionaria barese la mentalità dominante era nazionale sia nel senso dei produttori sia in quello del mercato di sbocco. Nessuno pensava che potesse esserci qualcosa di diverso. Oggi la dimensione regionale pugliese è migliaia di volte più grande di quella che era negli anni trenta sia in termini fisici che in termini monetari; tutti realizzati da imprese piccole ma che in realtà non sono piccole ma hanno semplicemente la dimensione giusta che richiede il mercato che vuole flessibilità ed eccellenza, innovazione e rapporto personale; quindi a servizio delle nostre imprese servirebbe certamente una Campionaria e, precisamente, una Campionaria pugliese. Ma non con orizzonti regionali, bensì mondiali come mondiale è il mercato che le nostre imprese meritano, come mondiale è il valore della nostra proposta sociale, culturale ed umana.
Quindi la Campionaria del futuro deve essere una vetrina del made in Puglia affacciata non solo a Levante ma a tutto il mondo. Ed è necessario che i costi richiesti alle imprese non siano elevati ed inaccessibili ma studiati per le loro esigenze che solo loro conoscono. Azzerandoli in molti casi.

Serve quindi una concezione totalmente differente dei rapporti con gli espositori. Quindi tutto nuovo per la Fdl del futuro dal bilancio alla contrattualistica con espositori e clientela, dal gestore alle idee.
Fuori per sempre intrallazzi partitici e rendite di posizione; il futuro della Fdl deve essere affidato a chi si è rimboccato le maniche in questi anni rendendo famosa la nostra Terra nel mondo, nonostante gli infiniti paletti posti dalle Istituzioni.

Canio Trione