L’inesistente ruolo dell’Unione Europea nella politica internazionale e altro ancora (Parte seconda)

E’ molto difficile, se non impossibile, che gli occidentali fabbricanti di armi o elargitori di prestiti e, quindi, ricchi detentori di ricchezza, rinuncino ad alimentare, con il sotterraneo beneplacito e finanziario sostegno dei Paesi arabi dove i petroldollari circolano in abbondanza, il terrorismo religioso per incrementare il fuoco crepitante delle guerre;  che sono in prevalenza proclamate “sante” e si svolgono soprattutto in Medio-Oriente, che resta la sede privilegiata e bimillenaria degli scontri più irriducibili e feroci, originati da interpretazione diverse e varietà di profeti della stessa religione monoteistica.

Tali personaggi, con una ipotizzabile miriade di peli sullo stomaco, giovandosi  dell’ausilio prezzolato di una stampa “al servizio delle banche” (ormai, da molti decenni) si dichiarano “indefessi difensori” di cause nobili, consapevoli, come sono, che non v’è miglior sistema per occultare un crimine che proclamarne un fine di grande significato umano.

Essi si dichiarano, così, lottatori per una strenua difesa degli “alti valori morali” che, a seconda delle circostanze, si asseriscono essere stati, nei secoli, messi a rischio, dai “nemici di turno”: nel caso di specie ora dagli ebrei, ora dai cristiani e ora dai seguaci di Maometto.

I giornalisti, dal loro canto, tacciono degli “strani” collegamenti e delle reiterate dichiarazioni di “amicizia” che uniscono Paesi di asserita liberal-democrazia con dittature illiberali di emiri, considerati in patria, molto prepotenti, non facendo affiorare nei lettori alcun sospetto che finanziare il terrorismo e, quindi, incrementare le guerre giovi agli interessi degli uni e degli altri.

Di conflitto in conflitto e di  distruzione in distruzione (a opera di missili e bombe e di recente anche di pandemie e allarmismi conseguenti) le condizioni create per le necessarie ricostruzioni e per le auspicate riprese, sono sempre favorite da prestiti bancari, inquadrati in Piani di recupero variamente denominati (Piano Marshall, Recovery Fund via dicendo).

I fondi relativi, dietro il paravento delle pubbliche autorità, sono gestiti dalle Banche, saldamente in mano di ebrei e cattolici, nonché incrementati dai depositi cospicui di petrol-dollari di provenienza araba. In un tale contesto, s’inserisce il ruolo servente di una classe politica che accetta di ricevere istruzioni da Wall Street e dalla City; e ciò direttamente o per il tramite degli “infiltrati” nel Deep State.

Non deve, quindi, ritenersi casuale che il Presidente degli Stati Uniti, attualmente in carica, Joe Biden, in un primo tempo, accusato molto furbescamente di codardia dal sistema mass-mediatico “amico”, a distanza di breve tempo ha tirato fuori dall’armadio della Casa Bianca elmo, spada e corazza da guerriero impavido  e, quotidianamente, minaccia fuoco, fulmini e “droni” armati di missili contro Kabul: non per combattere i Talebani ma l’ISIS. E ciò che si lascia trapelare a beneficio, certo, dei giornalisti e a inganno, molto probabile, dei lettori.

Chi sospetta che la pretesa “debolezza” mostrata nell’ordine di ritiro delle truppe sia stata, verosimilmente, concordata con banchieri occidentali ed emiri facoltosi, tradizionalmente (e, solo in apparenza,  inspiegabilmente) “amici” degli Stati Uniti d’America e accusati, al tempo stesso, di essere finanziatori dei terroristi islamici, potrebbe essere non molto lontano dal vero.

Naturalmente, la “farsa” del ritiro delle truppe, delle incursioni, prevedibili e previste, dell’ISIS, delle risposte dure degli Americani, dell’osanna mass-mediatico alla ripresa della guerra con altri mezzi,  così astutamente messa in scena sul palcoscenico mondiale, doveva considerarsi ampiamente scontata nel suo finale.

“Stranamente”, però, solo pochi osservatori politici lo hanno notato e denunciato.

Anche  in un tale, ristretto, contesto di notisti liberi e senza paraocchi, c’è chi si è chiesto perché la NATO, da essi considerata come un’organizzazione guerrafondaia e criminale, sopravviva ancora, pur dopo la fine della guerra fredda e dopo l’adesione all’Unione Europea di tutti i Paesi dell’Est ex sovietico.

Eppure non doveva essere difficile ipotizzare che la sopravvivenza di quella “non amata” Istituzione serva solo a consentire “agli Stati Uniti d’America” (rectius: alle marionette del governo statunitense manovrate, attraverso il Deep State, dai burattinai occulti che muovono i fili della politica mondiale e cioè le centrali della finanza e dell’industria delle armi) di avere un “posto a tavola”, anche quando si tratta di “affari europei”; soprattutto per rafforzare l’originaria “posizione anti Russia”.

La  Russia, infatti, è costantemente oggetto di un’ostilità di principio da parte degli analisti finanziati dal sistema mediatico occidentale. Perché? Evidentemente, lo Stato retto da Putin non accetta di essere  messo sotto tutela nè dall’Unione Europea nè dall’apparato finanziario che la domina e ciò, per i potentati finanziari, rappresenta un valido motivo per diffidarne.

Chi è privo di paraocchi intuisce che un riscatto dell’Europa dal servaggio dei poteri finanziari può immaginarsi solo con la riconciliazione dell’Europa con la Russia.

Questo Paese ha una potenza capace di tenere testa militarmente agli Stati Uniti, che rappresentano il fantoccio dietro cui si celano i poteri di Wall Streete della City, controllori assoluti del Deep State che ha detronizzato il ribelle e risoluto Trump e ha voluto l’accomodante e docile Biden.

E’ sufficiente tale intuizione per “esecrare” quel Paese? C’è chi ritiene di sì.

Luigi Mazzella