Storie di animali, tra tristezza e speranza

Storie di animali, alcune meste come i pensieri di fine estate, altre di speranza, come l’aria fresca settembrina. Storie accadute qua e là, da qualche parte di questa Terra stanca e martoriata.

La prima risale a metà agosto, quando la polizia di Minas Gerais, uno Stato del Sud-est del Brasile, attraverso la sua sezione specializzata nel contrasto dei crimini contro la fauna selvatica, ha concluso un’indagine sul traffico di animali selvatici. Nel corso di perquisizioni e controlli sono stati sequestrati tre draghi barbuti, nove gechi e cinque serpenti del grano, oltre a diversi topi, grilli e scarafaggi usati per nutrire i rettili. La loro destinazione? Il mercato nero di animali rari ed esotici. Un traffico milionario che si attesta tra i primi a livello globale per business. E tutto questo solo per soddisfare la vanesia sete di collezionisti e di gente che si circonda di teghe e gabbie con animali reclusi, asserendo di amare gli animali. Embè, sicuramente anche qualche schiavista diceva di amare i suoi schiavi.

Altra parte del mondo, altra storia. Ci troviamo nello Zimbabwe dove le indagini del Center for Natural Resource Governance (CNRG) hanno rivelato che il Paese dell’Africa Meridionale è un’importante rotta di transito per il contrabbando di molluschi preziosi ma in pericolo di estinzione verso la Cina e altri Paesi. Nel suo rapporto il CNRG afferma che lo studio avrebbe rivelato l’esistenza di un’associazione di trafficanti molto organizzata, con possibili rapporti corruttivi e scellerati con apparati della sicurezza dello Stato, che contrabbanderebbe Abalone sudafricano (Haliotis midae) utilizzando lo Zimbabwe come rotta di transito per le preziose lumache di mare dal Sudafrica ai Paesi asiatici e africani. In due diverse occasioni, oltre 400 kg di Abalone sono stati intercettati al posto di frontiera di Beitbridge e all’aeroporto internazionale Robert Mugabe. Il carico intercettato all’aeroporto era destinato alla Cina mentre quello intercettato al porto di Beitbridge era destinato allo Zambia. In entrambi i casi, l’Abalone essiccato è stato sequestrato dalla Zimbabwe Revenue Authority (ZIMRA). Due le persone arrestate. Il tutto per soddisfare i capricci di ricchi signori che al posto della coscienza hanno il palato.

E qui ci colleghiamo all’ultima storia, questa volta positiva, che ci dona nuove prospettive per guardare il mondo. Questo scenario viene da un gruppo di cinghiali, oggetto di un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Sì, proprio i cinghiali che da noi sono visti come il male assoluto.

Si legge nell’abstract dell’articolo: “Qui forniamo una documentazione fotografica unica e la prova osservativa di comportamento di soccorso (rescue behaviour) descritto per la prima volta nel cinghiale. Il comportamento di soccorso rappresenta una forma estrema di comportamento prosociale dimostrata finora solo in poche specie. Si riferisce a una situazione in cui un individuo agisce per aiutare un altro individuo che si trova in una situazione pericolosa o stressante ed è considerata da alcuni autori come una forma complessa di empatia. Abbiamo documentato un caso in cui una femmina adulta di cinghiale ha manipolato tronchi di legno che fissavano il meccanismo della porta di gabbia trappola e ha liberato due giovani cinghiali intrappolati. L’intero salvataggio è stato veloce e i comportamenti particolari sono stati complessi e mirati con precisione, suggerendo profonde tendenze prosociali ed eccezionali capacità di risoluzione dei problemi nel cinghiale. Il comportamento di soccorso potrebbe essere stato motivato dall’empatia perché la femmina soccorritrice ha mostrato piloerezione, un segno di angoscia, che indica uno stato emotivo empatico che corrisponde o comprende le vittime. Discutiamo di questo comportamento di salvataggio alla luce di possibili motivazioni sottostanti, tra cui empatia, apprendimento e facilitazione sociale”.

Empatia, dal greco ἐν, “in”, e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, “soffro”, ovvero la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona; di metterci, più banalmente, nei panni di un’altra persona per comprendere quello che sta vivendo, sentire dentro la sua sofferenza. Sì, proprio di iniezioni di empatia avrebbe bisogno la specie Homo sapiens.

Ciro Troiano