Il traffico di cuccioli, un malaffare che non trova crisi

Il traffico di cuccioli rappresenta uno dei fenomeni zoomafiosi più preoccupanti, come riporta il recente Rapporto Zoomafia 2021.

Nel 2021, il 40,2% degli italiani accoglie animali nella propria casa; la tendenza è di averne più d’uno. Dal 2018 ad oggi risulta in progressivo aumento il numero di chi ha almeno un animale: 32,4% nel 2018, 33,6% nel 2019, 39,5% nel 2020 e 40,2% nel 2021. Cane (43,6%) e gatto (35,1%) sono i più amati. È quanto emerge dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes. Il 20,7% di chi ha un animale lo ha ricevuto in dono, il 19,3% lo ha preso in un canile/gattile, il 17,1% lo ha raccolto dalla strada, il 13% lo ha acquistato in un allevamento, il 12,3% lo ha comprato in un negozio di animali, l’11,4% lo ha acquistato da conoscenti o privati, il 5,7% ha tenuto il cucciolo di un animale che possedeva già e lo 0,5% lo ha acquistato attraverso la Rete. Stando a questa ricerca, quindi, oltre il 37% degli animali che arrivano nelle case, sono stati acquistati.

Nei Paesi dell’Unione Europea vengono “movimentati” circa 46 mila cani e solo nella metà dei casi è possibile la tracciabilità, cioè ricostruire il percorso che li ha portati dalla nascita al destinatario: il resto diventa profitto per il mercato clandestino. Cani e gatti rappresentano un grosso giro d’affari che, come tale, attira anche gli appetiti di malavitosi e truffatori. La moda del cucciolo di razza alimenta un traffico milionario e, in questo quadro, la tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transazionali.

Un animale non è un oggetto e acquistarne uno finisce sempre con l’alimentare un business, legale o sommerso che sia. L’adozione da un canile, infatti, da un lato consente di contrastare l’odioso fenomeno del randagismo – in Italia ci sono oltre 100.000 cani in attesa di una famiglia – dall’altro contrasta la domanda che alimenta il commercio di animali “di razza” e, quindi, anche l’incentivo per chi su questo business lucra illecitamente. Accanto al problema di tipo commerciale ed etico, il traffico illegale di animali comporta un elevato rischio di introduzione di malattie trasmissibili dagli animali all’uomo.

I cuccioli vedono la luce in situazioni esasperate. Vengono stipati in furgoni e bagagliai e trasportati per distanze enormi; troppo spesso sono a rischio di contrarre malattie trasmissibili o ne sono già portatori, con grave rischio anche per la salute pubblica. I confini tra commercio legale e traffico illegale sono labili e non solo perché il tragitto e la provenienza spesso sono gli stessi, ma anche perché molte volte, dietro importazioni legali e autorizzate, vengono celati, tra i meandri di documentazione, certificati e passaporti, animali clandestini. Gli animali, privi di certificati d’identificazione, ovvero scortati da false certificazioni che attestano trattamenti vaccinali e di profilassi mai eseguiti, sono poi rivenduti all’interno del territorio nazionale, con riverberi fiscali illeciti di non poco conto. I cani vengono allevati in condizioni pietose, vi è un’altissima mortalità. Questi animali sono comprati per pochi euro e spesso arrivano ammalati e accompagnati da falsi pedigree e da documentazione contraffatta. Naturalmente, oltre al dolore di vedere soffrire l’animale, le persone che prendono tali cani vanno incontro a notevoli spese mediche. Spesso, poi, i cuccioli vengono venduti in nero. Ma al di là di questi aspetti, c’è da dire che questo commercio, in cui la linea di confine tra lecito e illecito non è sempre facile da individuare, è in mano a gruppi organizzati, non sempre illegali, che importano gli animali e li smerciano attraverso una rete di venditori e commercianti.

Prevalentemente i cani arrivano dai Paesi dell’Est, in particolare Ungheria. I reati contestati a vario titolo sono: maltrattamento di animali, trasporto e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, frode in commercio, utilizzo di falsa documentazione, traffico illecito di animali da compagnia, sostituzione di persona, usurpazione di funzioni pubbliche, ricettazione, associazione per delinquere, falso materiale falso, ideologico e truffa.

I trafficanti sono organizzati in vere e proprie associazioni per delinquere che sono capaci di una notevole disponibilità economica. Posseggono mezzi e risorse umane e sono in grado di intrecciare rapporti scellerati con veterinari, negozianti e allevatori collusi. Costituiscono vere e proprie reti del malaffare, anche attraverso società di facciata. A fianco di questi gruppi vi è un traffico disorganizzato, portato avanti spesso da cittadini stranieri che vivono in Italia e che, fiutando l’affare, rientrano dai Paesi d’origine con cucciolate per venderle in Italia. È il caso delle “badanti”: in alcuni furgoncini usati per il trasporto di cittadini stranieri, quelli che fanno la spola tra il nostro Paese e quelli dell’Est, sono stati trovati cuccioli nascosti. Alcuni addirittura legati con il nastro adesivo sotto i sedili dei passeggeri. Il traffico avviene in particolare su determinate rotte, ma ne sono emerse altre, ad esempio da Malta alla Sicilia e dall’Italia alla Tunisia. Un fenomeno internazionale, quindi.

La gravità del fenomeno si comprende facilmente dai numeri: solo nel 2020 sono stati sequestrati 500 cani e 1 gatto; 19, invece, le persone denunciate. Dal 2010, anno in cui è entrata in vigore la legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2020 compreso, sono stati sequestrati 6565 cani e 92 gatti (dal valore complessivo di circa 5.252.000 euro). 383, invece, le persone denunciate. Ovviamente sono stime per difetto. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi e, ovviamente, italiani. Alcuni di loro sono stati denunciati più volte in diverse parti d’Italia.

A riprova del fatto che non si tratta di un “semplice” fenomeno di malaffare, la tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio ed analisi dei Vertici Nazionali Antimafia, di Contromafie e anche della Commissione Parlamentare Antimafia: «Risulta, altresì, riconducibile a organizzazioni criminali operanti, in particolare, in Ungheria e nella Repubblica Ceca, il fenomeno della cosiddetta “zoomafia”, neologismo che descrive l’importazione clandestina di cuccioli (cani e, occasionalmente, anche gatti) di razze pregiate, utilizzando i valichi del nord-est quale porta d’ingresso per il territorio nazionale, già collaudati per altri traffici illeciti» (Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere – relazione conclusiva – Approvata dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018).

Ciro Troiano