L’economia è stravolta ma nessuno se ne accorge

Fino a poco tempo fa si riteneva che per aumentare la ricchezza si dovessero aumentare gli investimenti per poi realizzare più beni e servizi a beneficio dei consumatori. Oggi un nuovo investimento, magari ben dotato delle migliori tecnologie, è per gli operatori di quel settore una minaccia. Un nuovo supermercato è una iattura per i negozi della città e anche per gli altri supermercati ma è lo stesso per qualsiasi altro prodotto e settore. È già molto difficile collocare il prodotto esistente figuriamoci quanto difficile sarebbe venderlo subendo la concorrenza di altri nuovi competitor e quello che questi devono fare per entrare nel mercato già presidiato da vecchi operatori.
Si tratta di una verità non solo logica ma conclamata dalla latitanza di investimenti “veri” cioè non dettati dalla voglia di lucrare di qualche aiuto o della disperazione dei lavoratori di qualche parte del mondo.
Tutte cose che determinano il futuro specie di aree con problemi cronici come il nostro Sud.
Peraltro ognuno di noi non può non accorgersi che quando andiamo per esempio a ristorante o a comprare il pesce il reddito del venditore cresce solo perché entriamo nel suo esercizio e spendiamo e più spendiamo più cresce il suo ricavo; mentre se non entriamo il suo investimento e il suo lavoro perdono significato è come se non esistessero. Quindi possiamo dedurre che il capitale tecnico investito ed esistente è ampiamente sufficiente a fornire il reddito necessario; reddito che è commisurato alla domanda e non alla produttività; mentre la domanda di beni e servizi è strutturalmente più bassa delle potenzialità delle strutture produttive esistenti. Cioè si produce e si può produrre molto di più di quello che si chiede. Quindi se è vero che il punto nodale della crescita non è più la produzione ma il consumo l’intera scienza dell’economia ne è stravolta. E gli economisti quasi non se ne sono accorti.

Al contrario se ne sono dovuti accorgere i banchieri centrali che sono stati costretti -senza avere una idea compiuta di quello che stavano facendo- a creare moneta per salvare banche e stati dalla bancarotta, bancarotta dovuta alla lentezza dell’economia reale a sua volta dovuta alla latitanza della domanda.
Le grandi imprese per preservare i loro introiti devono difendere la loro attività con privilegi vari come un più facile accesso al credito, maggiore uso della pubblicità anche ingannevole, controllo del mercato fino al monopolio.

Ma tutta questa moneta nuova che è in tutto assimilabile a quella falsa può risolvere il problema? E il relativo debito, è debito vero? Fino a quando qualcuno ci crederà e quella moneta sarà accettata.. tutto andrà liscio, poi cominceranno a crescere i prezzi per via dell’aumento dei costi e non della domanda.. cioè servirà più moneta falsa per avere la stessa quantità di prodotto…allora si proverà a andare nei paesi poveri a sbolognare la carta moneta falsa…poi i prezzi cresceranno anche là e ci si dovrà fermare; mentre il debito salirà sempre più. Siamo vicini a questa ultima fase con prezzi in salita e titoli senza mercato se non quello delle stesse banche centrali; cioè siamo allo sbando.

Quindi abbiamo vissuto un vero e proprio capovolgimento del paradigma fondativo dell’economia (che era fondata sull’assunto che i beni erano pochi se rapportati alla domanda) di cui nessuno sembra essersi accorto in modo compiuto e quindi si cerca un nuovo equilibrio con redditi di cittadinanza e simili, monete false, tassi di interesse sotto zero e frontiere aperte. Mentre la realtà è molto, ma molto più complessa e questi mezzucci sono solo rimedi empirici, più sintomi di patologie che medicine.

Canio Trione