Lo sviluppo del sud in 5 punti: sarà la volta buona?

Divampa il dibattito tra gli addetti ai lavori sul futuro economico ed industriale del nostro Paese e sembra che perfino gli economisti vicini alla “grande industria” si siano convinti che la “locomotiva d’Italia” può essere solo il Sud. Ma come?

I – Lo sviluppo del sud o è endogeno o non è sviluppo.

Infatti il passo avanti nella riflessione su riportata si ferma qui, perché come il Sud debba fare per trainare il resto d’Italia non si capisce bene:  spendendo al Sud i soldi presi a prestito dall’Europa per costruire le ferrovie, le strade e i ponti che atavicamente mancano?

È molto probabile che si pensi  questo perché il  partito della spesa pubblica nel nostro Paese gode sempre di ottima salute.

Peccato che tali imponenti opere siano fattibili solo da grandi imprese del nord o da multinazionali che quindi assorbirebbero l’intero importo stanziato “per il Sud”. Se così fosse (e le probabilità sono molte)  il Sud diverrebbe sì traino dell’intera Italia, ma non certo di se stesso, spendendo al nord i soldi apparentemente utilizzati per il Sud.

È un film già visto molte volte e che semplicemente non ha funzionato (per lo sviluppo del Sud).

È l’effetto dell’idea di Stato che non si pone l’obiettivo di creare le migliori condizioni per uno sviluppo autopropulsivo o, meglio, endogeno, ma toglie a certuni (magari non ancora nati e quindi incapaci di dire la propria) per dare a certi altri (che nel nostro caso sono le grandi imprese)… E’ un’idea che va immediatamente e definitivamente abbandonata.

II – Per sviluppare le imprese del sud è necessario correggere le asimmetrie del mercato per renderlo finalmente libero e concorrenziale

Le imprese delle aree ricche spesso sono grandi e: a) pagano il danaro (preso a prestito dalle aree più povere) di meno di quanto non si paghi altrove; b) sottraggono forza lavoro e menti qualificate alle aree povere; c)  hanno la  forza contrattuale di imporre i prezzi delle materie prime e dei semilavorati; d) riescono ad influenzare il livello dei salari pagati; e) infine, praticano prezzi imposti per i loro prodotti e servizi.

Cioè spesso le grandi imprese del nord operano lontanissimi dal mercato libero e concorrenziale, e buona parte dei loro profitti sono dati non dalla propria efficienza industriale ma dalla loro forza contrattuale. E quando tutto manca la politica va in loro soccorso per ragioni sociali o perché troppo grandi per fallire.  

Al contrario le imprese più piccole, concentrate soprattutto nel Sud, non hanno alcuna forza contrattuale e non hanno la giusta rappresentanza né politica né sociale. Questa è la realtà.

Quindi non c’è speranza?

Nessuna, se non si acquisisce la consapevolezza di questa strutturale ingiustizia nel funzionamento intrinseco del sistema economico italiano e che di conseguenza il Sud non sarà locomotiva né per sè, né per nessuno e sarà, come è, solo una scusa per allargare i cordoni della borsa a favore dei soliti noti.

III È cogente rendere omogenee tra nord e sud le precondizioni  per fare impresa e fare investimenti

Se il costo del danaro è maggiore al Sud, il costo dell’energia è livellato in ogni dove, il costo del lavoro è dettato da contratti nazionali, la legislazione fiscale è uguale al Sud e al nord, la burocrazia è dettata da una unica legislazione nazionale…

Per quale strana ragione qualcuno deve trovare conveniente investire e fare impresa al Sud?

Questo è un punto cruciale.

  • Al Sud il risparmio è offerto in quantità maggiore che al nord e maggiore di quanto non se ne domandi, quindi dovrebbe costare di meno che  in altre parti;
  • Al Sud l’energia sia fossile che verde è esportata perché prodotta in eccesso rispetto alla domanda locale e quindi dovrebbe costare meno che altrove;
  • il costo del lavoro include componenti come il cuneo fiscale che forse ha un senso per le imprese maggiori ma non certo per quelle minori;
  • i servizi offerti dallo Stato sono nettamente inferiori a quanto esso eroga altrove… perché al Sud si  pagano le stesse tasse che pagheremmo se vivessimo nelle aree più servite?
  • Se le imprese sono piccole perché si applica loro la stessa burocrazia delle grandi? Specie quella fiscale?

IV – Il “rilancio del sud” si avrà solo attraverso la creazione e lo sviluppo delle imprese e non attraverso l’assistenza

La stessa locuzione di “rilancio del sud” non trova tutti d’accordo. Alcuni considerano “rilancio” l’aumento dell’ occupazione, magari assumendo i giovani del Sud in imprese provenienti da altre regioni o paesi: purtroppo abbiamo visto che in tempi di globalizzazione queste imprese fanno presto a fare le valigie e ad  andar via.

Altri credono che “rilancio” significhi dare stipendi a qualunque costo senza neanche che  si debba lavorare per ottenerlo….

V – Conclusione: ora o mai più.

Noi crediamo che il “rilancio” sia possibile in una sola maniera, ossia creando le condizioni per cui le imprese che ci sono e quelle che dovessero decidere di insediarsi al Sud abbiano parità di trattamento rispetto alle altre di altri posti.

Per far questo è necessario che i servizi pubblici si paghino per la misura in cui ci sono; che il danaro si paghi per il livello di deflazione che c’è; l’energia si paghi per quello che costa, senza spese di trasporto.

Queste elementari considerazioni sono certamente  note a tutti, ma se mai emergono ci sarà una ragione!?

di Canio Trione – Responsabile Ufficio Studi Confimi Industria Puglia

con la collaborazione di Riccardo Figliolia – Segretario Generale di Confimi Industria Puglia e del Centro Studi Intrapresa