La maledizione di MPS

Si ipotizza di pagare la partecipazione in MPS del Ministero con azioni Unicredit senza diritto di voto. Forse lo fanno per non scadere in un aiuto di stato o per evitare le critiche che anche noi da queste colonne abbiamo sollevato o per non falsare troppo la concorrenza certo è che il problema esiste. Finalmente, diremmo noi, ci si poteva pensare pure qualche anno fa.

Senza diritto di voto un’azione non ha molto valore se non per un dividendo da sperare proprio in grazia degli attivi di MPS conferiti in Unicredit dallo stesso Ministero; dividendo che pagato su un numero accresciuto di azioni sarà anch’esso ridotto. Inoltre il valore di mercato di quella azione è e rimarrà molto basso e dipendente non dall’appetibilità della Banca ma dal livello del dividendo che in queste condizioni sarà -come detto- incerto e modesto. Quindi è l’ennesima fregatura per il contribuente cittadino? Certo.

Pure basterebbe che la percezione del dividendo fosse certa, anche se modesta, che la fregatura si trasformerebbe in una rivoluzione copernicana. Rivoluzione copernicana in grado non solo di remunerare il Ministero e quindi il contribuente ma di creare un titolo nuovo a mezza strada tra azione (per via della sua perpetuità ed essendo parte del capitale) e obbligazione (per via del rendimento certo) che è quello che serve all’intero mercato finanziario italiano per uscire dalle secche. Proposta che da queste colonne abbiamo proposto il 30 ottobre scorso per salvare i risparmi dei baresi della Banca Popolare di Bari. Servirebbe qualche altro dettaglio non secondario ma è evidente che gli “esperti” sono sulla strada giusta ma con l’intendimento errato; se in fatti si studiano le cose senza una “idea di sistema” che voglia contemperare le esigenze di ognuna e di tutte le parti coinvolte si finisce con il saccheggiare qualcuno.

Invece è di assoluta evidenza che oggi manca la soddisfazione dell’interesse di tutti gli attori e quindi siamo di fronte all’inceppamento dell’intero sistema ormai privo di fiducia in se stesso, con faraoniche cifre parcheggiate sui conti correnti, remunerazioni del risparmio negative, mercato interbancario assente, intere regioni private del servizio del credito, se poi vuoi fare un aumento di capitale non ti rivolgi più al risparmiatore o al gestore dei suoi risparmi (allettandolo con le più varie lusinghe finanziarie) ma rilevi per un euro tutte le attività di una banca lasciando al contribuente la parte cattiva, e l’azionista di quella banca con un pugno di mosche (come già accaduto) cioè il sistema del credito è allo sbando; ormai è una specie di spazio dove le regole servono ad andare in soccorso del più forte; cioè soccorrere colui che è troppo grande per fallire.

Canio Trione