La bellezza artistica salverà il mondo dal declino economico, finanziario e politico?

Fin dall’antichità l’Arte ha significato la capacità dell’uomo di realizzare un qualsiasi manufatto; poi nel corso della storia il concetto di arte ha subito varie trasformazioni. Nel periodo ellenistico si distingueva tra arti comuni e arti liberali, dove le prime erano il prodotto dello sforzo fisico e le seconde di quello intellettuale. In ogni caso, già etimologicamente arte (in sanscrito “are”, dal latino “ars” e “artis”)corrisponde alla capacità umana di “ordinare”, “articolare” qualcosa. Ciò che anticamente differenziava un oggetto d’arte da quello artigianale era che il secondo, oltre alla funzione decorativa comprendeva anche quella d’uso. Dal Rinascimento in poi invece la differenza diventò qualitativa, e quindi un’opera d’Arte da allora, e ancora oggi, per essere definita tale deve necessariamente possedere un valore e una qualità artistica, e non semplicemente una funzione decorativa. Il prodotto artigianale invece, seppur anche esteticamente molto bello, assolve essenzialmente alla funzione d’uso o semplicemente a quella decorativa, senza che necessariamente debba possedere alcuna qualità artistica.

  A fornire l’etichetta di opera d’Arte al prodotto dell’ingegno umano, che sia pittura, scultura, letteratura, poesia, musica, architettura o altro, sono l’originalità, l’estetica, la capacità di trasmettere contenuti profondi e quella di emozionare. Nell’Arte figurativa tali attributi si estrinsecano nella forma e nei colori; nella musica emergono attraverso la geniale combinazione delle note; nell’arte letteraria affiorano dal testo e sono trasmessi dallo stile. La buona tecnica espressiva può dare una buona esecuzione, ma la vera opera d’arte si distingue perché va oltre la tecnica ed esprime, attraverso codici comunicativi universalmente compresi, il genio, l’ispirazione e la creatività dell’artista. In definitiva, l’Arte deve sapere comunicare possentemente la profondità delle emozioni, dei sentimenti, della sensibilità e delle idee dell’artista: i mezzi con cui lo fa sono secondari, poiché sono semplicemente quelli che egli maggiormente padroneggia; essi sono un mero “incidente artistico”. Quando l’artista vi riesce ha assolto il suo compito: ha creato bellezza e suscitato emozioni. Nulla vieta però che l’Arte possa andare oltre e acquisire una funzione sociale, che non è soltanto quella estetica.

  Le ideologie, le istanze sociali e le battaglie per tentare di realizzarle, possono nascere dalle emozioni, dalle passioni e dai sentimenti trasmessi dall’artista con la sua opera d’Arte. Spesse volte invece le ideologie nascono come risposte estremamente semplificate a problemi quotidiani reali e diffuse col metodo della propaganda, della falsa ispirazione; ma esse risultano totalmente slegate dalla sacrale spiritualità cosmica alla quale invece rimane e deve rimanere agganciato l’artista, altrimenti  i risultati saranno disastrosi. Non si tratta solo di fare, bensì intanto di essere: essere se stessi, rimanere autentici, per non perdere totalmente il contatto col misterioso luogo, o non luogo metafisico, da cui tutto trae origine. Dopodiché, ogni azione dell’individuo che conserva o recupera questo contatto non potrà essere nociva, né per sé né per gli altri, e nemmeno per il Pianeta in cui vive. Quella dell’artista magari non sarà sempre l’azione imprescindibilmente pura dell’uomo Illuminato, del Gesù, del Buddha, i quali possono definirsi dei veri Artisti della propria Anima poiché rimangono sempre in “contatto” con il cosmo, ma sarà comunque più pura dell’individuo comune che ha perso ogni contatto con la sacralità cosmica.

  Molte correnti, movimenti e tendenze artistiche e letterarie del passato hanno smosso le coscienze dei popoli e ispirato e anche guidato le rivoluzioni sociali nel senso dell’uguaglianza e della giustizia. Osservando la storia però, è accaduto sempre che successivamente, raggiunti determinati equilibri sociali, ancora elementi poco artistici e niente affatto spirituali si sono reimpossessati subdolamente del potere per restaurare e instaurare con metodi più o meno capziosi, o se serve anche violenti, le politiche sociali ed economiche reazionarie abbattute dalle rivoluzioni. Finora è accaduto puntualmente questo, in ogni parte del mondo, più o meno evidentemente, più o meno cruentemente, da Ovest ad Est, da Nord a Sud. Non è più una questione tra capitalismo, che inizialmente ha creato benessere per molti, e comunismo o socialismo che intendeva realizzare la giustizia sociale e l’uguaglianza sulla Terra. Piuttosto ormai è una questione tra un’idea di dominio globale e la necessità delle masse di difendersi dal conseguente impoverimento economico e dal decadimento politico e morale. Le ideologie sono fallite a causa delle loro innegabili degenerazioni. Degenerazioni che sono solo il riflesso degli uomini stessi che le hanno gestite con tanta mala fede e interessata, riuscendo oggi a trasformarle in categorie apparentemente superabili, superflue, inghiottite dalla cosiddetta modernità dove la crescita economica è divenuta la dottrina dominante.  A mio parere non sono scomparse le ideologie politiche per governare il mondo secondo visioni contrapposte, ma sono spariti gli uomini che le sapevano far nascere, articolarle e difenderle con coerenza, senza lasciarsi travolgere dall’appiattimento del compromesso estremo che le ha barbaramente sacrificate unicamente sull’altare materialista dell’iperliberismo politico, economico e finanziario. Quest’ultimo non possiede la forza della visione che guarda all’interesse collettivo e all’evoluzione umana e sociale, ma tende soltanto verso l’interesse di pochi a discapito dei molti e della Terra su cui tutti viviamo. Mi chiedo qual è la visione di coloro che negano ad esempio i cambiamenti climatici? Qual è quella che assiste con indifferenza alle catastrofi umanitarie ed ecologiche? Costoro sanno distruggere e non costruire.

  Il mondo dell’Arte autentica invece, per sua intrinseca natura, opera con disinteresse e con altruismo. Ciò è inevitabile poiché, come si diceva in precedenza, l’artista possiede sempre qualcosa del divino che lo ispira. Pertanto le idee e le rivoluzioni scaturite dalle tendenze artistiche non possono che essere socialmente costruttive. Basta, si fa per dire, non far salire sul carro dei vincitori i soliti opportunisti senza scrupoli.

(fine prima parte)

Angelo Lo Verme