Paki in un bicchiere. Romanzo breve

Era un cane. Non si potrebbe dire altro, di più. Quattro zampe, una bocca prognatica, poche zanne spuntate, una coda, un pelo fulvo e il muso e i calzini bianchi. A dirla tutta, pure la punta della coda era bianca, ma, quel giorno, la teneva ben custodita sotto le natiche”. Questo l’inizio di “Paki in un bicchiere”, la biografia romanzata di un cane liberato da un canile scritta da Franco Plataroti per Nulla Die editore.

“Questa è la storia di un meticcio dai tanti nomi e dalla vita alquanto pigra e indolente”, preso da un canile e “approdato ai fasti di una vita mollemente borghese giocata sul registro di una quieta quotidianità non esente da incursioni nel dongiovannismo animale o da avventure oniriche che lo vedono preda dei ricordi di un matrimonio con una proterva e manesca mastina napoletana. Tra le pieghe di un’esistenza bonaria, la vita del cane dal pelo fulvo s’intreccia con quella degli umani che lo hanno sottratto alla reclusione”, così la quarta di copertina del libro.

Il perché del libro? Ce lo spiega l’autore “lanciare un appello affinché in questo Paese si proceda lungo un più maturo e robusto processo di educazione al rispetto per tutti gli animali. Solo accordando a ognuno di questi ultimi il valore che hanno, quello di creature complete e parte integrante del tutto a cui anche noi umani apparteniamo, si potrà smettere di trattarli alla stregua di nostri subalterni o schiavi o, ancora, di oggetti da manipolare in virtù delle nostre speculazioni economiche, dei nostri bisogni egoistici o, ancora, delle nostre frustrazioni.

Secondo gli ultimi dati disponibili, riportati nel Rapporto Zoomafia 2021 della LAV, in Italia risultano 434 canili sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni) per un totale di 1.200 canili, il 44% dei quali si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro. Inversa la situazione per quanto riguarda i gattili, quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro Nord. Scarsa attenzione anche per le colonie feline (7.934 colonie registrate contro le 53.944 del Centro Nord) e per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15.000 contro i poco più di 54.000 del Centro-Nord).

Si stima che ogni anno in Italia vengano abbandonati in media 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti. Spesso gli animali, disorientati e impauriti vagano in strada, con un grave rischio per sé stessi e per gli automobilisti.

Oltre a essere un reato, l’abbandono porta a un dispendio di denaro pubblico che ricade sull’intera collettività: considerando che per ogni cane ospitato in canile ogni Comune paga circa 1.270 euro all’anno, e nei canili italiani ci sono circa 100.000 quattro zampe, le proporzioni del fenomeno sono davvero rilevanti. La situazione del randagismo in alcune aree della Penisola continua ad essere una vera emergenza, con conseguente allarme sociale e preoccupazioni vere o presunte per la sicurezza pubblica. Stato di emergenza cronico ormai, con migliaia di cani vaganti e canili strapieni. E, ovviamente, c’è chi se ne approfitta creando strutture in cui vengono accumulati cani al solo scopo di accaparrarsi lucrose convenzioni.

Quanti Paki ancora aspettano, tristi, di essere liberati?

Ciro Troiano