Le Vertigini di Hitchcock. L’Analisi audiovisiva di due capolavori, Vertigo e Psycho, in un libro

Il notissimo regista Alfred Hitchcock non ha bisogno di testi o ulteriori scritti su di lui, i film e la fama indiscussa parlano per lui. Ciò che è invece interessante conoscere e approfondire è l’aspetto musicale dei suoi film, quanto la musica sia attrice protagonista dei capolavori del brivido.

È indubbio quanto sia impossibile guardare un film senza una musica che commenti, sostenga e segni le scene. La musica è stata fondamentale nei primi film muti poiché ha sempre aiutato la trama, riempiendo con scelte efficaci le scene altrimenti povere. 

Con lo sviluppo del sonoro e la qualità della tecnologia delle registrazioni dal 1928 la scelta musicale è passata anche nelle mani dei produttori e dei registi senza aspettare la post-produzione e i montaggi finali. 

Il grande regista inglese ha sempre fatto l’occhiolino alla musica sia come “comparsa” che come protagonista. Infatti se si notano bene alcuni primi film, Hitchcock inserisce se stesso o altri attori che passano con custodie di violoncello o contrabbasso (Il caso Paradise o L’altro uomo), oppure egli appare nella stanza di un pianista come ne La finestra sul cortile e così in altri film.

Hitchcock è sempre stato rispettoso della musica e dell’arte, un uomo del suo tempo che amava vivere le innovazioni del ‘900 e fonderle. In molte interviste ha spesso paragonato il suo ruolo di regista a quello di un direttore d’orchestra che ha in mente l’idea finale e deve orchestrare i singoli attori. 

Egli sapeva che per ogni scena servisse “un corretto accompagnamento musicale, E una musica che può migliorare la scena” e che alle volte è meglio “non avere musica che avere una musica sbagliata”. Può sembrare un’affermazione scontata ma se si rivedono le scene dei suoi film o si immaginano quelle di altri registi senza quella origibale, il film non ha più lo stesso valore. 

Questo studio e approfondimento è stato svolto di recente dal musicista Eugenio Tassitano che ha scritto il volumetto “Le vertigini di Hitchcock” pubblicato per IGS-Applied Music Series. 

La splendida lettura ci porta nel connubio stretto e perfetto avviato tra Alfred Hitchcock e il compositore Bernard Herrmann.  Una simbiosi lavorativa durata nove anni a partire dal 1954 con i film  La congiura degli innocenti, L’uomo che sapeva troppo, Il ladro, La donna che visse due volte, Marnie, Intrigo internazionale, Psycho, Gli uccelli.

Il lavoro di Tassitano é ricco e completo. Partendo dalle biografie dei due grandi pilastri, scende in ricchi dettagli sia sulla filmografia che sulle composizioni di Hermann. Durante la lettura scorrevole del saggio si apprezzano gli infiniti dettagli del lavoro di entrambi, i loro difficili aspetti caratteriali e le fatiche artistiche ed e economiche per la realizzazione dei film che hanno dovuto affrontare anche quando divenuti celebri. 

Bernard Herrmann ha dominato la scena musicale cinematografica americana per tutta la vita. Si pensi che egli abbia stravolto la figura del compositore per musica da film e ne abbia tracciato nuova dignità. Infatti fino ad allora ad Hollywood le scene dei film venivano commentate con brani del sinfonismo romantico utilizzando spesso un leitmotiv per individuare i personaggi e i compositori avevano il ruolo di tagliare questi brani e registrarli ad hoc per il film, aggiungendo qualche melodia ed elaborandola per più scene. Herrmann invece stravolge questo compito, scrive musiche originali, le adatta e le orchestra egli stesso in base alle esigenze di copione dando un colore nuovo e riconoscibile. Dopo numerosi radiodrammi per la CBS ebbe grande notorietà con Quarto potere di Orson Wells da cui poi la sua carriera svettò. 

Il lavoro di Eugenio Tassitano affronta poi due capisaldi eccezionali della cinematografia di Hitchcock e della composizione dì Herrmann: Vertigo, ossia La donna che visse due volte e Psycho. 

Già la lettura dei titoli ci fa venire in mente i volti di Kim Novak e James Stewart, di Janet Leigh e Anthony Perkins e immancabilmente le scene clou del campanile e della doccia. Ipotizziamo di rivedere questi lavori senza quelle musiche divenute capisaldi della composizione “da film dell’incubo” e ne deduciamo la potenza sonora e descrittiva che Herrmann ha saputo creare. Come lo stesso Hitchcock afferma: “senza la musica di Herrmann quei film non avrebbero avuto lo stesso successo”.

Tassitano lavora con attenzione e accuratezza nell’analisi della scelta musicale in ogni momento del film, partendo dai titoli fino alle ultime scene, vagliando i momenti topici e analizzando la forma e la scrittura compositiva offrendo così al lettore una visione ricca e completa. 

Il lavoro non è tedioso ma ricco di informazioni e dettagli con una scrittura semplice e lineare, corredato di esempi musicali e fotogrammi delle scene. In questo modo chiunque sia appassionato di Hitchcock e voglia coglierne altre suggestioni é condotto con sapienza e precisione alla ricerca. Si apprezza la scorrevolezza e la ricchezza di informazioni, una pubblicazione che certamente non può mancare nella libreria di uno studente di conservatorio e di un musicista. Dopo questa lettura Hitchcock non sarà più lo stesso.

Il ventunesimo secolo non sarà interessato alla nostra pittura, alla nostra letteratura o alla nostra architettura quantomai nostri film, perché il film è la prima vera forma d’arte originale del ventesimo secolo. I veri compositori accolgono ogni opportunità di scrivere musica e qualsiasi compositore che disdegni di scrivere musica per film, radio o televisione è condannato all’oblio”. (Bernard Herrmann).

Annalisa Andriani