Artisti della ex Jugoslavia in mostra al MAXXI

La mostra “Più grande di me. Voci eroiche dalla ex Jugoslavia”, curata da Zdenka Badovinac con Giulia Ferracci, in programma nella Galleria 3 del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) di Roma, presenta l’arte e la storia della ex Jugoslavia e rimarrà aperta fino al 12 settembre 2021. Questo progetto, sponsorizzato da Terna, riflette sul tema dell’eroismo come atto individuale, collettivo necessario a immaginare una realtà alternativa all’attuale e rappresenta un’occasione unica per guardare alla società come a un bene comune. La mostra, come evoca il titolo “Più grande di me”, è dedicata a tutte quelle forze più potenti del proprio ego, che spingono a rischiare la vita stessa in nome di un principio totalizzante e assoluto, appunto un amore, un credo, un ideale o la fede.

Un mosaico composito di quasi cento opere di oltre sessanta artisti originari dei diversi paesi quali: Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Macedonia del Nord, Montenegro, Kosovo, Serbia e Slovenia per raccontare non solo la storia difficile di un territorio attraversato nei secoli da conflitti, tensioni, instabilità, ma anche l’utopia di un paese – la Jugoslavia socialista – costruito inizialmente su un ideale di fratellanza fra nazioni e di unità fra i lavoratori. Dal tempo della Seconda Guerra mondiale al dramma delle guerre civili, dai processi di indipendenza fino agli anni più recenti, gli artisti si confrontano con la loro storia, riletta attraverso i gesti di quegli eroi che, in modi e tempi diversi, hanno sacrificato la propria vita per gli altri o nel nome di un ideale superiore, “più grande”, come recita il titolo della mostra. In un tempo dominato dal cinismo, dalla paura dell’estraneo, dal consumismo e dalle drammatiche conseguenze di un modello di società competitiva e sempre più individualista, la mostra “Più grande di me” vuole essere portatrice di un messaggio di pace, libertà, uguaglianza, fratellanza, sostenibilità.

I temi di cui si compone l’esposizione sono organizzati in otto sezioni tematiche: la libertà democratica; l’uguaglianza di genere; la tutela dei diritti dei lavoratori; il rischio dei processi di automatizzazione causati dalla società dei consumi; la necessità di edificare spazi accessibili e funzionali a tutti; la limitatezza dei processi decisionali individuali; l’accettazione dell’altro da noi; la relazione dell’uomo con la natura e le conseguenze del suo sfruttamento sfrenato.

Senza la felice e corale intuizione, parte di una ricerca più ampia condotta dal Museo a iniziare dal 2013 sui Paesi che si affacciano nell’area del Mediterraneo, delle due curatrici, di Giovanna Melandri, presidente Fondazione MAXXI e più volte ministro del Governo italiano, Hou Hanru, direttore del MAXXI, tanti artisti provenienti da oltre Adriatico difficilmente avrebbero avuto una vetrina così importante come quella romana. Tuttavia, andrebbe superato il limite dei temi trattati che, per chi proviene dalle nuove realtà statuali balcaniche, sembrerebbero circoscritti alla rielaborazione dei sanguinosi conflitti e al racconto delle storie di separazioni e struggenti ricongiungimenti, di vite spezzate e in seguito ricostruite. L’associazione mentale è consolidata: se un artista proveniente dall’ex Jugoslavia desidera essere preso in considerazione in Occidente deve indugiare sui temi delle guerre civili degli anni Novanta. Invece, in quei Paesi gli artisti hanno continuato a dipingere, scolpire, fotografare e filmare tanto soggetti figurativi quanto astratti non necessariamente riconducibili agli eventi drammatici degli ultimi decenni.

Peacock, opera di Aldina, acrilico su tela, 60×50 cm,  2015;

Alcuni di loro sono giunti con la diaspora sul territorio nazionale come Aldina che dal 1992 è attiva in Puglia. Aldina H. Beganovic Todorovic è nata a Bijeljina (ex Yugoslavia), oggi Bosnia Herzegovina nel 1963. Nella sua famiglia il padre realizzava degli arazzi. Aldina inizia a dipingere da subito e si afferma a livello internazionale. Ha esposto in diverse mostre e rassegne in Italia e all’estero ottenendo premi e nomine accademiche. E’ stata recensita su vari cataloghi e pubblicazioni.

Paesaggio, opera di Aldina, acrilico su tela 70 x100cm, 2005

L’artista, oggi cittadina italiana, ritrae soggetti sia figurativi (paesaggi, fiori, animali) che astratti. I suoi dipinti sono particolarmente audaci per l’uso del colore, che si addensa nel dare vita a forme naturali dal sapore idilliaco e poetico. In particolare predominano i verdi e i blu, colori che spingono a riflettere e a sognare, cosicché lo spettatore intuisce la profondità dell’essere della pittrice. Aldina compie, dunque, un viaggio personale all’interno del suo Io e l’osservatore la insegue ammaliato dall’incantesimo esercitato dalla sua pittura fortemente suggestiva (dott. Nadine Giove).

L’invito per i dirigenti del prestigioso Museo nazionale delle arti del XXI secolo è quello di riunire in una grande esposizione i tanti artisti balcanici provenienti dalle loro nuove patrie, residenti in Italia o all’estero e di allestire una grande e solenne mostra che restituisca dignità anche a chi, mentre il proprio paese si sgretolava, è riuscito a dipingere nature morte, paesaggi incantati, ritratti personali e opere astratte. Oltretutto da Lubiana a Pristina e da Podgorica a Skopje operano giovani artisti emergenti che durante gli anni del conflitto erano bambini o non ancora venuti al mondo e, pertanto, non sentono quei temi come fonte d’ispirazione o predominanti nella loro produzione, anche se nei Balcani il passato spesso ritorna . . .

Vincenzo Legrottaglie