Deep State e Deep politics

Ciò che caratterizza la classe dirigente di un Paese dell’Occidente (ma forse non solo di esso) che svolge attività politica è l’assoluta inconsapevolezza di ciò che si muove nella “deep politics”, nel “profondo” degli interessi che indirizzano e condizionano le scelte, che diventano in conseguenza sostanzialmente inconsapevoli e cieche, della governance.

Come gli appartenenti allo “Stato ufficiale” non s’avvedono dei colpi di coda sotterranei e nascosti degli appartenenti (segreti e, ovviamente, non autorizzati) al “Deep State” (personaggi, società e finanzieri di alto livello) che, grazie ai loro poteri economici o militari o strategici condizionano l’agenda degli obiettivi pubblici e vanno nella direzione della protezione degli interessi economici prevalenti del momento; così gli uomini politici che ottengono il consenso degli elettori non s’accorgono che i “favori” che in modo occulto ricevono sono diretti a orientare la loro azione politica in modo tale che risulti favorevole a chi detiene i cordoni della “borsa” del Pianeta.

Degli esempi concreti possono chiarire meglio il concetto.

Dopo il crollo dell’impero sovietico e la conseguente crisi dell’ugualitarismo marxista (nonché di quello religioso) la “Deep politics” aveva scoperto l’utilità di sorreggere, per propri fini, alcune istanze della Sinistra occidentale e ha favorita i socialdemocratici e i cristiano-sociali occidentali con l’aiuto essenziale del sistema mass-mediatico nelle mani dell’alta finanza.

Il mondo della produzione industriale era in crisi di crescita e andava sorretto perché non crollasse del tutto, con grave danno degli erogatori del credito.

Nelle condizioni date, però, non potevano farsi discriminazioni o, comunque, differenziazioni tra produttori di beni diversi  e le misure da adottare per garantire la restituzione dei mutui bancari dovevano apparire uguali: austerity, pareggio dei bilanci pubblici, divieti di sforamento della spesa, immigrazione di mano d’opera a buon mercato. 

Erano tutte istanze della Sinistra, rientranti nel suo patrimonio di idee. Esse, però, inconsapevolmente, potevano essere utilizzate dai finanzieri ad altri fini.

Poi la situazione è cambiata; anzi precipitata.

La pandemia del Covid con distruzioni operate nel settore produttivo del tutto analoghe a quelle di un disastroso pluriennale evento bellico ha cambiato le carte in tavole. Non bastavano i pannicelli caldi per tamponare le emorragie di tutte le industrie. Occorreva scegliere quali industrie salvare in Occidente e quali delocalizzare fuori di esso, in nome magari della salute dei propri cittadini messa a rischio dell’inquinamento ambientale.

Con una sorta di riedizione del piano Marshall del secondo dopoguerra mondiale, si è inventato il Recovery Fund che consentirà di discriminare le industrie da salvare e far restare in Occidente, comprendendole nel cosiddetto triangolo magico di Macron e individuandole in quelle delle armi, del digitale, e dell’ecologia.

Alla luce di tale teorizzazione, la Deep politics avrà più ancora bisogno del sostegno della Sinistra?

E’ difficile sostenerlo; e ciò perché le industrie che sono fuori dal triangolo magico andranno “delocalizzate” in Paesi Extra-Occidentali e ciò potrà comportare proteste della classe operaia, nonché coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e notevole imbarazzo dei gauchisti che dai sindacati sono sempre stati sostenuti.

Ecco la necessità per i Draghi della nuova politica distributiva di fondi bancari europei di ritornare alla tecnica dei “due forni” di stampo democristiano.

Da qui la ragione della presenza nel governo di Enrico Letta e di Matteo Salvini.

L’utilizzazione di entrambi avverrà verosimilmente  nella piena “inconsapevolezza” dei predetti leader delle due maggiori forze politiche operanti in Italia.

Essi, senza comprenderne il perché,  continueranno a battagliare tra di loro su temi a cui la “Deep politics” presterà scarso o nessuno interesse; come il “Deep State” si preoccupa poco o punto delle iniziative degli organi pubblici ufficiali.

Il mondo governato dal Dio Denaro impone tale nuovo tipo di religione. O tempora, o mores.

Luigi Mazzella