Nuovo Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, punto di partenza per un welfare di comunità

La Rete dell’inclusione sociale è stata istituita nel novembre 2017 per «favorire una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e di definire linee guida per gli interventi, in coerenza con l’obiettivo di rafforzare in maniera uniforme nel Paese i servizi sociali, in rete con gli altri servizi territoriali (lavoro, salute, scuola, casa), coinvolgendo le parti sociali, il Terzo Settore e tutte le forze produttive e sociali della comunità al fine di migliorare i processi di accompagnamento verso l’autonomia delle persone più fragili».

La Rete ha il compito di elaborare i tre Piani triennali fondamentali per il Paese: il Piano sociale nazionale, come strumento strumento programmatico volto all’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali; il Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà, come strumento programmatico volto all’utilizzo delle risorse della “quota servizi” del Fondo Povertà; il Piano per la non autosufficienza, come strumento programmatico volto all’utilizzo delle risorse del Fondo per le non autosufficienze.

Il 29 luglio scorso la Rete dell’inclusione sociale – presieduta dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando – ha discusso e approvato il nuovo Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, che contiene al suo interno il Piano sociale nazionale 2021-2023 e il Piano per la lotta alla povertà 2021-2023.

Il Piano sociale nazionale introdurrà dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali. Attraverso la definizione e progressiva introduzione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali si possono superare i gap territoriali e di accesso ai servizi.

Questo risultato non è l’arrivo ma un buon punto di partenza per continuare in modo concreto e attivo il confronto tra istituzioni-parti sociali- terzo settore e porre le basi per un welfare di comunità.

Antonella Cirese