La tecnologia e l’apocalisse prossima ventura

Intere generazioni di giovani sono nate e cresciute con il computer. Anche quando si incontrano dialogano con il terminale che hanno tra le mani e non con i loro simili. Oggi, novelli eremiti, da mane a sera si interrogano sul tale software o sul talaltro social o sulle novità di facebook che, come moderne giagulatorie, danno l’impressione all’internetauta di avere il cervello occupato. La creatività si esprime solo all’interno di precisi binari previsti dalla tecnologia e si arriva a temere, quasi terrorizzati, di ogni cosa che ne sia fuori o non perfettamente ortodossa.

Questo nuovo monacato diffuso su tutto il pianeta -come mondialista era anche quello medioevale- inchioda le menti e ne impedisce uno sguardo più ampio. Intere generazioni sono tenute debitamente lontane da cose superate come sono ritenute le ideologie, la speculazione filosofica, i valori, l’ambizione, la conoscenza storica e altre sciocchezze del genere; intere generazioni sono invece tenute incollate al problema di adesso e qui, interno al computer; sempre nuovo e sempre lo stesso. Gente mite e resa mite dalla disciplina imposta dalle regole della cibernetica che non risparmiano nessuno e nessun gesto, anche il più piccolo: nessuna possibile creatività nel tasto da spingere o nel programma da attivare: le regole dei conventi medioevali erano puro libertinaggio a confronto. Quindi costoro costituiscono moltitudini crescenti di assuefatti ad eseguire, di yesmen, di ortodossi estremi difensori ad oltranza dell’esistente.

Si tratta del materiale ideale per vedere crescere i difensori -anche se solo silenti- del 5G, dei vaccini (che sono pura tecnologia e nessuna scienza), del controllo totale e puntuale delle imprese e della Pubblica Amministrazione da parte delle mega organizzazioni della sedicente alta tecnologia. Sostenitori della spesa on line e del pagamento virtuale, che non hanno e non vogliono pensare che esista una cosa che si chiama proprietà che vada oltre i pochi spiccioli che hanno in tasca e a quel qualcosa che hanno affidato alle banche -anch’esse ormai organizzazioni virtuali con soldi astratti- e il proprio computer.

Feudalesimo e nuova fede tecnologica puntualmente presente in ogni angolo del globo cosa di cui neanche le religioni tradizionali si sono accorte.
Lo si è chiamato pensiero unico ma è modello di vita monacale (se non vero e proprio eremitaggio anche se nel pieno della folla) che è lo stesso dappertutto e che si regge solo se qualcun’altro ad esso esterno si perita di andare in miniera o in campagna a reperire almeno il minimo necessario alla sopravvivenza della ortodossia tecnologica. Nel medioevo costoro che rifornivano i conventi del necessario per la sopravvivenza erano gli ultimi della società perché non sapevano scrivere, né, tantomeno, leggere e spesso neanche parlare; lo stesso accade oggi per i nuovi schiavi della economia reale; schiavi asserviti ai cultori della finanza e della tecnologia.
Però è proprio sugli ultimi che si è edificato il futuro di quei tempi e così sarà anche adesso; chi è fuori dalla ortodossia tecnologica porterà al futuro il seme della civiltà mentre i depositari del verbo tecnologico saranno dimenticati come le loro tecniche e riconosciuti responsabili delle ristrettezze terribili, morali e materiali, vera apocalisse, verso le quali andiamo e nelle quali moltissimi di noi sono ormai immersi.

Canio Trione