Rubrica Oltre il recinto: Il cancro emozionale


“Uccidi il prossimo tuo,
come ogni giorno uccidi te stesso”,
E’ il comando strisciante
che alimenta il cerchio perverso della violenza.
Quel corpo crocifisso.
Quel corpo dilaniato.
E’ il tuo specchio
Tortura, avvilimento e angoscia
con cui, ad ogni istante,
soffochi l’infinito abbraccio,
distruggi la solenne comunione.
Come è possibile!?
Materia e spirito.
Testa e ventre.
Amore e sogno.
La grande separazione.
Dio e uomo.
Uomo e natura.
Natura e grazia.
La grande separazione.

Contro. Oppure strofinio,
I lenti rintocchi della campana a morte,
La comunione vibra e ti ricompone,
Ponte dell’infinito.
Nato da Dio.
Hai soffocato ogni pulsazione,
ogni richiamo,
ogni movimento.
E la vita divina, mutilata,
non scompare,
ma sopravvive tra desideri e deviazioni.
Nasce, così, il cancro emozionale.
Radicato in Dio.
Hai disperso in mille rivoli,
il flusso di grazia
che, pure ogni giorno ti rigenera nella luce.
Nasce, cosi, il cancro emozionale.
Il cielo si china sulla terra.
La terra riconosce il suo cielo
e se ne rallegra.
Solo tu, piccolo uomo,
hai pietrificato il grande soffio.
Nasce, cosi, il cancro emozionale.
Sbarrata la strada, naturale divina,
del dolce espandersi
si spalancano le porte della malattia, della nevrosi, della violenza.
Si diffonde, cosi, il cancro emozionale.
Gonfio nella tua elefantiasi.
Bloccato sul tuo piedistallo.
Irrigidito il sangue.
Schiavizzato il corpo, .
L’amore è solo una pallida ombra:
ferraglie che stridono.
Impotenza ed affanno.
Ei corpi restano separati.
Si diffonde, cosi, il cancro emozionale.
E la vita divina che non può sopportare
i rigidi confini mentali ed artificiali
in cui pretendi di rinchiuderla,
esplode in convulsioni patologiche.
Guerra, razzismo, mafia,
pornografia, droga, patitismo,
criminalità, racket,
diplomazia, pettegolezzo, calunnie:
le manifestazioni sociali del cancro emozionale.
Solo degli uomini mutilati,
possono mutilare.
Solo degli uomini impotenti,
possono distruggere.
Solo degli uomini separati,
possono sentirsi padroni.

La paralisi emozionale
– l’incapacità materialmente fisica
di lasciarsi muovere, commuovere
ed abbracciare da tutto ciò che è vivo –
ha organizzato, sezionato e vivisezionato
da molti secoli la vita umana.
Proprietà privata, patriarcato, repressione sessuale,
licenza sessuale, rigidità caratteriale,
militarismo, sfruttamento, denaro, potere, cultura:
la triste litania del tuo immobilismo.
In genere lo chiami civiltà, progresso e produzione.
La crescita dell’uomo è appena iniziata.
Questa è una certezza. Infinita.
Le malattie di massa appartengono
ad una lunga prestoria:
anche questa è una certezza.
Non dobbiamo sperare che ogni cosa
ritrovi la sua bellezza, automaticamente.
Sarebbe un ingenuo atto di fede
in un meccanicismo superiore.
Occorre lavorare, sperimentare, riscaldare
perché le grandi difese crollino.
E la vita tornerà a fluire e brillare.
E la vita ritroverà le sue infinite possibilità,
segno trasparente del suo Creatore.

Salvatore Porcelli