Dal business randagismo al malaffare degli allevamenti, passando per il bracconaggio ittico

Altri filoni legati allo sfruttamento criminale degli animali trattati nel Rapporto Zoomafia 2021 della LAV. In questa sede, come per gli articoli precedenti, per motivi di spazio ci limiteremo ad una breve mappatura e ad una veloce ricapitolazione dei temi tratti dell’analisi criminale LAV.

L’affare dei canili e del traffico di cani

            I più fanno fatica a comprendere che dietro alla cosiddetta gestione del randagismo si possano celare interessi economici di notevole portata. Il business legato alla gestione di canili creati appositamente per percepire diarie per la gestione degli animali ricoverati e che spesso sono strutture sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale, così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali.

Nel 2020, stime per difetto, sono stati sequestrati 4 canili che complessivamente contenevano oltre 1100 cani; 7 le persone denunciate a vario titolo. Dal 2004 al 2020 compreso sono stati almeno 68 i canili sequestrati, con 8013 cani e 200 gatti, e 92 le persone denunciate. Anche in questo caso si tratta sicuramente di stime per difetto poiché le illegalità in tale settore sono molto diffuse.

In recenti relazioni semestrali della DIA sono riportate, per la prima volta, attestazioni degli interessi della criminalità organizzata nella gestione in Calabria e in Campania.

La tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio e analisi dei Vertici Nazionali Antimafia e anche della Commissione Parlamentare. È stato registrato, per il business dei cuccioli, l’interesse di alcuni esponenti di clan camorristici. La gravità del fenomeno si comprende facilmente dai numeri: solo nel 2020 sono stati sequestrati 500 cani e 1 gatto; 19, invece, le persone denunciate. Dal 2010, anno in cui è entrata in vigore la legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2020 compreso, sono stati sequestrati 6565 cani e 92 gatti (dal valore complessivo di circa 5.252.000 euro). 383, invece, le persone denunciate. Ovviamente sono stime per difetto. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi e, ovviamente, italiani.

Bracconaggio ittico

            Le acque interne italiane rappresentano un ecosistema ricchissimo di biodiversità, ma che corre seri rischi. Una vera emergenza, tanto grave quanto sconosciuta, è quella del bracconaggio ittico nelle acque interne.

            Un pericolo per la fauna ittica viene dalla pesca di frodo, fenomeno ancora perlopiù sconosciuto. In alcune province del Nord, i fiumi e i corsi d’acqua sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio, e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei confronti degli addetti ai controlli.

Nel mese di luglio 2020 ho svolto personalmente una serie di sopralluoghi e incontri per indagare il fenomeno. Abbiamo incontrato, tra l’altro, sia la polizia provinciale di Ferrara, che la Vigilanza Faunistica della provincia di Mantova: il quadro emerso è davvero preoccupante sotto molteplici profili. Le illegalità, come spesso accade, sono favorite da provvedimenti normativi contraddittori che, con interpretazioni forvianti, bloccano di fatto l’operato degli organi di vigilanza. Occorrono urgenti modifiche sullo status giuridico della fauna ittica, sulle sanzioni e le procedure di sequestro, sulla banca dati dei trasgressori e altri provvedimenti ad hoc.

La “Cupola del bestiame”

Abigeato, contraffazione di marchi, falso materiale, associazione per delinquere, introduzione di animali in fondo altrui, maltrattamento di animali, macellazione clandestina, pascolo abusivo, frode, traffico di sostanze dopanti, percezione illecita di fondi pubblici: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2020 tra le illegalità negli allevamenti e nel commercio di alimenti di origine animale.

Il business dell’agroalimentare costituisce per la criminalità organizzata uno strumento particolarmente efficace allo scopo di affermare il controllo del territorio, interferendo nel mercato agricolo, nel commercio degli alimenti, nel campo dei trasporti e dello smistamento delle produzioni, nonché, in definitiva, nel condizionamento dei prezzi. L’infiltrazione della criminalità organizzata nei vari passaggi delle merci, dal produttore al consumatore, è una delle principali cause della lievitazione dei prezzi e delle speculazioni.

Il fenomeno dell’abigeato, strettamente collegato alla macellazione illegale, diversamente da quanto si crede, non è presente solo al Sud. Certo, ci sono delle zone in cui l’abigeato è particolarmente diffuso per diversi motivi, non ultimi storici e sociali, ma l’“industrializzazione” del settore zootecnico ha fatto variare molto le coordinate e le dinamiche geografiche.

Prossimamente concluderemo l’analisi del Rapporto Zoomafia 2021 analizzando i crimini contro la fauna anche marina, la zoocriminalità minorile e altri aspetti ancora.

Ciro Troiano