La tecnologia è cosa buona. Forse

Siamo tutti immersi nella tecnologia. Molti la guardano con favore perché ci allevia da molte incombenze che diversamente non sapremmo realizzare. Altri la additano come la soluzione di ogni male e come la realizzazione di ogni ambizione: si fantastica che in futuro voleremo senza neanche salire sull’aereo oppure andremo da un pianeta all’altro liberamente. Interi partiti fondano la loro esistenza sulla futura utilizzazione delle future tecnologie che già oggi possiamo immaginare e gli stessi governi di stati potentissimi fondano il proprio presente e futuro non certo su ideologie o programmi (cose di altra epoca) ma solo sulla utilizzazione delle tecnologie. Non facciamo eccezione noi italiani che pensiamo di creare un futuro sull’energia solare e eolica e sulla digitalizzazione della PA.

In questo innamoramento collettivo (che forse non è vero innamoramento ma sfiducia in se stessi e quindi in ricerca di soluzione possibilmente miracolose provenienti da fuori, appunto dalla tecnologia) pochi danno importanza al fatto che pur avendo introdotto l’energia verde al sud Italia non solo non ci siamo arricchiti ma continuiamo a pagare l’energia come prima e abbiamo un ambiente fortemente modificato. Né ci si accorge che la digitalizzazione già introdotta nella PA non solo non ha ridotto il deficit pubblico ma si è tradotta in più puntuale persecuzione del cittadino… né si vuole ammettere che il frutto della tecnologia nel recente e meno recente passato (pensiamo alla plastica come al motore a scoppio o diesel o all’eternit) è oggi visto come un “inquinamento” da cui prendere le debite distanze perché pericoloso e spesso mortale.

La domanda sorge imperativa: ma la tecnologia è buona o no? La domanda non è filosofica perché lo strapotere delle tecniche intimorisce ormai la maggior parte della popolazione che di fronte alla invadenza della informazione e dei social, agli oscuri effetti dei vaccini e delle tecniche finanziarie come di ogni altro aspetto tecnologico crea castelli di ipotesi che vanno sotto il nome di complottismi che minano la fiducia nella tecnologia e nel nostro stesso futuro.

Quindi da un lato i cultori delle tecniche e dall’altro coloro che per esempio se ne escludono almeno qualche settimana all’anno quando vanno nei borghi o sulle spiagge rifuggendo ogni aspetto della vita “normale” e quindi tecnologica dalla quale fuggono.

“La tecnologia è neutra” si dice, semmai è malvagio il suo impiego. Se ne salva così la natura e si trasla la responsabilità dei suoi effetti perversi ad alcuni cattivoni che la usano e la abusano così come un coltello è cosa buona quando serve per affettare il prosciutto mentre diviene cosa terribile se usato per accoltellare qualcuno. 

Considerazione semplice e quindi comprensibile dai più e per ciò liquidatoria del problema. Usualmente le soluzioni semplici sono le più pericolose perché sommarie come anche questa in quanto nasconde una verità: la tecnologia costa e costa anche molto e quindi è appannaggio di pochi. Questi pochi spenderanno i loro soldi per i loro obiettivi che saranno poi nascosti da quei vantaggi che verranno distribuiti alla popolazione che così se ne abituerà e ne diverrà prigioniera. Quindi per sua natura la tecnologia sarà prima utilizzata da pochi (per esempio per scopi bellici come fu per la bomba atomica o con Internet o con gli aerei o i motori a combustione interna) per fini egoistici e poi anche dalla gente comune che, eccedendo poi nel suo uso massivo, ha fatto ancor più danni. Ecco perché è prevalente l’uso distorto da quello costruttivo e perché la gente comincia a farsi delle domande.

La idea della tecnologia come elemento che ha ragione sempre e che è meglio di noi, indefettibile, mondiale ed eterno, quindi universale, quasi una religione che aveva posto sugli altari in modo plebiscitario questo nuovo salvifico Deo o novella magia… oggi vacilla. Sotto i colpi dell’inquinamento planetario e dei vaccini, dei telefonini che ti rendono reperibile sempre e delle automobili che non si sa dove mettere ma che si devono produrre per non gettare sul lastrico milioni di persone… se poi si dice che per risolvere i problemi creati dalla tecnologia serve nuova tecnologia la gente comincia a chiedersi se questa corsa non sia fine a se stessa.

E il fatto che i giovani ne siano ormai dipendenti non sarà proprio il sogno dei pochi.

Canio Trione