Beneduce dopo Beneduce

Nell’aprile ‘44 quello che abbiamo chiamato il Keynes italiano, Alberto Beneduce, l’inventore dell’intervento statale nell’economia, il creatore dell’Iri e dell’Imi ecc., colui che aveva grandemente contribuito a far superare all’Italia la crisi post bellica e quella del ’29, muore, mentre l’Italia scendeva negli inferi.
I fascisti avevano ben altri problemi, i comunisti si guardarono bene dal ricordarne le gesta per la sua contiguità con il regime e l’oblìo se ne impossessò. Invero il Grande campano aveva un caratteraccio molto particolare: era patologicamente riservato. Mai una intervista, mai una esternazione, era come non ci fosse e quindi fu facile per le sinistre e per le destre che si alimentavano di esteriorità occupare interamente la scena; di Beneduce non si accorse nessuno e non se ne ricorderà nessuno. Fino ad oggi.
Lui però era l’anima di tutta l’economia italiana e aveva rapporti con tutti i salotti buoni d’Italia.

La figlia di Beneduce dal nome Idea Nuova Socialista aveva conosciuto e poi sposato nel ’39 un giovane romano di ascendenze siciliane dal nome Enrico Cuccia. Non sapremo mai con certezza se Cuccia abbia ereditato dal suocero le relazioni con il mondo della finanza e dell’economia italiana ma crediamo di si visto che al momento del matrimonio il suocero era in vita ma fortemente impedito nel lavoro dalla malattia. Non sapremo mai se anche il Cuccia come il suocero era massone ma crediamo di si per il livello apicale ricoperto dal suocero. Non sapremo mai quali appoggi gli consentirono la scalata ma non possiamo credere che il Cuccia per via della moglie non costituisse una garanzia per ogni interlocutore specie nel periodo postbellico; ma non lo sapremo mai semplicemente perché il genero mutuò dal suocero la patologica riservatezza di quest’ultimo. Ereditò anche la avversione per le public company per favorire le famiglie della finanza e dell’industria italiana; ereditò il modello fondato sulle banche irizzate che sostennero la ricostruzione con emissione di titoli di debito; ereditò l’idea dello stato che attraverso l’Iri salvava le imprese in crisi; cioè continuò senza soluzione di continuità la linea tracciata dal suocero che era tanto cara ai potenti dell’economia italiana dell’epoca che quindi sostenevano il Cuccia. Democristiani, socialisti, sindacati, comunisti, erano tutti concordi nel continuare con il sistema prebellico che aveva dato così inoppugnabile prova di se.

Si chiamava Keynesianesimo (per non ricordare quel cognome campano così scomodo) ed era una brutta copia della fase prebellica, ma sostanzialmente nessuno rinunziava a mettere le mani nella economia ed impossessarsene di un pezzettino con la scusa di salvare questa o quella impresa amica.

Possiamo dire che attraverso il genero, Beneduce -il Keynes italiano- ha governato l’Italia per un mezzo secolo fino agli anni ’90 quando il vento mondialista ha gettato l’Italia tra le braccia dei suoi nemici e ha tolto alla nostra economia una guida italiana.
Con il senno di poi possiamo dire che l’idea del centralismo autoritario fascista e comunista ad un tempo che salvò l’Italia dalla implosione nel ventennio non fu la migliore possibile anche se per l’epoca ebbe del portentoso e fu ammirata ed imitata in ogni dove; sempre con il senno di poi possiamo dire che l’idea centralista e quindi di intrusione dello stato nell’economia che metteva d’accordo fascismo e comunismo mise in soffitta il meridionalismo che rimase un orpello di certa sinistra; possiamo però anche dire che il superamento di quella idea imperfetta con la morte di Cuccia, ha letteralmente distrutto l’Italia consegnandola alla finanza internazionale e alle amorevoli cure delle banche centrali trasformando l’intera Italia in sud di qualcos’altro.
Va tutto bene fino a quando la barca andrà; e dopo?

 Canio Trione