Rubrica Oltre il recinto – La strage degli innocenti

“E’ un bambino,

non capisce niente!”

Io piango

grido

chiedo aiuto

capisco, mamma!

Oh, quanto comprendo, papà!

Ma voi non mi date retta

non mi prendete sul serio.

Grido e mi punite.

Piango e mi rimproverate.

O mi date dei calmanti.

L’unica possibilità

che mi rimane

è rimuovere, reprimere,

mozzare ogni cosa.

Soffocare anche il dolore.

Così comincia

la mutilazione e la paralisi

del mio sentire, percepire,

pensare, ricordare.

Tutto crescerà

-e crescerà siate certi –

in modo distorto,

sottile, filiforme

senza spina dorsale

nel timore e nel terrore

nei sogni

e nella crudele realtà:

e arriverà il giorno

in cui non avrò più bisogno

di protezione e di calore

– tanto sarò morto –

e non conoscerò mai la gioia di donare.

L’indifferenza e il gelo

saranno l’unico mondo possibile.

Papà, mamma,

abbandonate le opinioni

che a un bambino

si può fare di tutto

senza recare danno.

E’ incalcolabile

il tormento del non sentirsi amati

la litania delle proibizioni

la mancanza di fiducia

l’assenza di gioco.

Perché deve essere

ancora,

tutto così assurdo?

La sessualità, sporca

l’obbedienza, sacra

Tutto così infelice!

Papà,

mamma,

ascoltate chi vuol tirarvi fuori

dal terribile pantano

della vostra miseria.

E’ una malattia.

Contagiosa.

Una lunga catena di contagio.

E’ giunta l’ora

di conoscere la malattia

di combatterla.

Bisogna spezzare la catena.

E finalmente sarà giorno.

Salvatore Porcelli