Si naviga a vista

Da sempre abbiamo creduto ad un assioma apparentemente incontrovertibile: se vuoi fare reddito e occupazione servono investimenti produttivi. Con i beni e servizi realizzati e venduti si pagheranno sia gli investimenti che il lavoro profuso per la loro creazione. Il Pil è sempre cresciuto così. Non fa una grinza.

Da molti decenni specie le imprese maggiori con significativi aiuti pubblici hanno dedicato le loro migliori energie per meccanizzare e robotizzare le produzioni così da ottenere beni e servizi sempre più fatti dalle macchine e sempre meno dalle persone. Risultato è che si comincia ad insinuare la convinzione della ineluttabilità della crescita della disoccupazione priva di sbocchi possibili. D’altronde se le migliori menti e i maggiori mezzi finanziari vengono dedicati a creare macchine che facciano risparmiare ore lavorative e moltiplicare i beni prodotti per ogni unità lavorativa non si potrà ottenere nulla di diverso. Quindi la tecnologia è creatrice di disoccupazione e crea anche l’invenduto; e le Istituzioni che hanno favorito la creazione di quelle tecnologie hanno voluto creare disoccupazione e invenduto.
Cioè si crea un nuovissimo problema: se i disoccupati sono sempre di più e le produzioni crescono, a chi vendiamo questi prodotti? Oggi infatti assistiamo alla endemica sottoutilizzazione degli impianti sia tecnici che immobili e si procede senza vergogna alla elargizione crescente di aiuti, bonus, redditi di dignità, cittadinanza, sussidi, mobilità, cassa integrazione, pensioni che creano consenso e mercato di sbocco per le produzioni altrimenti invendute. Naturalmente tutte queste elargizioni sono debitamente finanziate in debito perché anche i pagatori di tasse si assottigliano con la crescente disoccupazione. Mentre fino all’era Monti si magnificavano i pregi del rigore, oggi si parla senza vergogna di debiti “buoni” senza precisare se questi si devono pagare o no! Infatti tutti i debiti sono buoni e bellissimi al momento della loro contrazione ma divengono una iattura terribile quando si devono restituire.
Quindi alla riduzione dei tassi di interesse  (necessaria alla riuscita di tutta l’operazione che altro non è che il salvataggio del sistema capitalistico grandindustriale tout court) consegue non – come si diceva una volta – l’aumento dei prezzi ma l’ampliamento del debito… per sempre. E questo è sotto gli occhi di tutti.

Ai grandi pensatori di cose economiche che in questi decenni sparlano e pontificano dagli scranni più alti delle nostre Istituzioni chiediamo: ma credono veramente che i debiti pubblici e privati siano cosa buona o no? Sanno che il nostro è un debito per sempre? E se invece si deve pagare chi lo deve fare se siamo destinati alla disoccupazione eterna e crescente grazie alle tecnologie? Essere fannulloni o disoccupati diviene una condizione normale non è più cosa disdicevole.
Siamo certi che non avremo risposte semplicemente perché sulla plancia di comando non v’è alcun pensiero; stiamo navigando a vista.