Analfabetismo “funzionale”. Fenomeno in preoccupante crescita

Trentasette anni fa, nel 1984, l’UNESCO ha dichiarato che “l’analfabetismo funzionale è la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.  Il che significa che ci sono persone che sanno leggere, sanno scrivere, magari riescono pure ad esprimersi bene, ma non capiscono fino in fondo quello che leggono.

La cosa, anche se può sembrare di scarsa importanza, è davvero pericolosa. E forse, l’analfabetismo funzionale è la caratteristica principale dei numerosi leoni da tastiera che leggono articoli di giornale, libri, non capiscono o capiscono a modo loro (male) quello che hanno letto e, non riconoscendo il loro come un problema, si sentono appagati e diventano “tuttologi”, esperti di ogni argomento. 

Diventa tutto assai più grave se si considera che il web ha messo a disposizione degli utenti una enorme quantità di informazioni, alcune attendibili altre assolutamente fuorvianti se non false. Alcune di queste informazioni riguardano questioni di carattere medico scientifico. E sono sempre di più le persone che ritengono di saperne più dei medici perché hanno avuto accesso a questo e a quel sito. In buona sintesi, basta un click per saperne di più di una persona che ha studiato per anni, si è formato e informato.

Se ad attingere a quelle informazioni è una persona capace di discernimento non c’è problema. Ma se a quelle informazioni accede un analfabeta funzionale che comprende solo quello che può il problema si presenta. Eccome.

Per questo l’analfabetismo funzionale è uno dei fenomeni più diffusi e preoccupanti degli ultimi anni. Sono moltissimi gli analfabeti funzionali adulti che hanno difficoltà a comprendere pienamente testi semplici, con effetti negativi che si riflettono nella vita di tutti i giorni.

Di qui l’importanza di investire su scuola e famiglia per provare a contrastare il fenomeno ed aiutare i giovanissimi (prima che diventino adulti) ad acquisire strumenti in grado di facilitare la comprensione dei testi che vengono letti. Solo per avere una idea della diffusione del problema è sufficiente sapere che in Italia l’analfabetismo funzionale tra i ragazzi ha superato abbondantemente il 30 per cento come si evince dai testi Invalsi. Il che significa che ci saranno adulti che non saranno in grado di comprendere quello che leggono, dai bugiardini dei medicinali, alle istruzioni della lavatrice, ad un libro, ad un giornale.

A marzo del 2019 Giuseppe Andrea Lazzarone, che potremmo definire un esperto dell’argomento, ha pubblicato uno scritto in cui ha spiegato, in otto passaggi, come riconoscere i “sintomi” dell’analfabeta funzionale.  

Ma attenzione, proseguire nella lettura di questo articolo potrebbe metterci di fronte ad una realtà dolorosa e portarci a comprendere di essere noi stessi analfabeti funzionali o di conoscerne qualcuno.

Di seguito le frasi che secondo Andrea Lazzarone (Paolo Tuttotroppo) bisogna evitare per non sembrare un analfabeta funzionale. Meglio le frasi che utilizzano spesso gli analfabeti funzionali.

#1. A me una volta è successo che…

Sulla terra siamo 7 miliardi di persone, quindi quello che è successo a te costituisce “un settemiliardesimo” delle ipotesi possibili. L’esperienza personale non è una legge universale.

#2. Ho letto su internet che…

Su internet c’è tutto, il contrario di tutto e tutte le sfumature che ci stanno in mezzo; se non hai le competenze specifiche per distinguere ciò che è plausibile da ciò che è inverosimile, quello che hai letto tu non significa assolutamente nulla perché è facile che su internet troverai anche il suo esatto contrario.

#3. Non credo alla versione/teoria ufficiale, dimostrami tu che è valida

Una versione/teoria ufficiale è tale proprio perché gode già del supporto probatorio necessario per essere considerata preferibile a tutte le altre. Pertanto, se non credi alla versione ufficiale spetta a te l’onere di provare sia perché questa sia errata, sia perché la tua sia invece valida. Pretendere l’inversione dell’onere della prova è un atteggiamento profondamente illogico e antiscientifico. Il fatto che tu non comprenda il contenuto di quelle prove non significa che quelle prove non esistano o non siano valide, significa solo che tu non hai gli strumenti e le conoscenze per comprenderle.

#4. Ci guadagnano sopra, quindi sicuramente c’è qualcosa sotto

Se escludete i volontari e gli stagisti, tutte le professioni del mondo sono a scopo di lucro, quindi tutti noi guadagniamo da quello che facciamo. Ciò non ci rende tutti automaticamente parte di un qualche complotto o sotterfugio.

5#. E allora quella volta che…?

“Quella volta” è diversa da “questa volta”. Se una cosa capita in un’occasione non c’è nessuna legge che stabilisce automaticamente che accada sempre e a tutti. Se un medico vende organi sotto banco, non significa che tutti i medici lo facciano ogni giorno; se un ingegnere sbaglia i calcoli, non significa che tutti gli ingegneri siano incapaci e non sappiano fare il loro lavoro; se un avvocato prende una mazzetta, non significa che tutti gli avvocati siano corrotti o corruttibili. Serve una prova specifica per ogni singolo caso.

#6. Tu hai la tua opinione, io ho diritto di avere la mia

Questo è un principio sacrosanto quando si parla di preferire le bionde o le brune, il mare o la montagna, la Juve o il Milan. Ma quando si parla di argomenti scientifici, la tua opinione non conta assolutamente nulla se non hai competenze e ragioni tecniche che possano dimostrare la validità di quella opinione; o forse pretendi di avere un’opinione anche su come si calcola l’area del triangolo?

#7. Non mi fido della roba chimica, quindi…

La chimica spiega la composizione della materia in generale, di conseguenza tutto ciò che esiste nell’universo è chimico. L’acqua ad esempio è fatta di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, quindi è chimica anche lei. E lo sei anche tu.

#8. Non mi fido dei numeri

I numeri sono probabilmente l’unica cosa di cui ci si può fidare: è infatti possibile corrompere le persone o falsificare dei dati, ma non falsificare i numeri, perché gli addetti ai lavori, che hanno a che fare con quei numeri e quelle statistiche tutti i giorni, non potrebbero non accorgersi che sono errati o falsati. inoltre i dati numerici sono spesso frutto di una serie di incroci di dati e documenti, pertanto se fossero sbagliati troppe cose non tornerebbero. Dubitare di una statistica o di un dato numerico in generale equivale quindi a dubitare che 1+1 faccia 2. Se il vostro ragionamento per dimostrare un assunto o una teoria si basa su uno o più di questi presupposti, sappiate che il vostro ragionamento è stupido, illogico e antiscientifico, quindi evitate di renderlo pubblico.

Ne va della vostra reputazione.